Lunedì 20 maggio 2013
 
 
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"Caro nidi" l'assessore risponde al Movimento 5 Stelle
Imola. L’assessore Donatella Mungo interviene sul tema del "caro nidi" sollevato dal Movimento 5 Stelle Imola, “perché la tematica toccata dagli esponenti imolesi del movimento 5 stelle contiene riferimenti alla situazione delle donne, per le quali la quantità, la qualità e l'accessibilità dei servizi è fondamentale ai fini di una reale autodeterminazione e possibilità di accesso al mondo del lavoro”.  
In particolare l’assessore rileva che “la ricerca di Cittadinanza Attiva cui il comunicato fa riferimento é dell'ottobre 2011 e si riferisce all'anno 2010; prende ad esame solo i capoluoghi di provincia, cioè un po' meno di 120 comuni, non tutti i circa 8mila comuni italiani; inoltre, molti comuni hanno fatto aumenti nel 2011 o li faranno nel 2012, mentre ad Imola, le rette sono aumentate proprio 2010, ma con l'impegno, mantenuto, di bloccare le tariffe fino al 2013 compreso;  
quindi l'affermazione contenuta nel comunicato - ossia che Imola sarebbe il terzo comune più caro d'Italia - è destituita di fondamento, in quanto a) la ricerca non si occupa della stragrande maggioranza dei comuni ed, inoltre, b) la ricerca non è aggiornata all'oggi, quindi le tariffe prese in esame dalla ricerca potrebbero essere sensibilmente superiori se si riferissero al 2011; la ricerca prendeva in esame una casistica standard, ossia la seguente: famiglia di tre persone (genitori e figlio 0-3 anni) con reddito lordo annuo di 44.200€ e relativo Isee di 19.900€. Questa tipologia, ad Imola, non paga la tariffa massima (400 euro) ma ha una tariffa personalizzata di 374,5 euro); la tariffa massima, infatti, si comincia a pagare con un'Isee di 25mila euro. Quindi l'affermazione del Movimento 5 Stelle è destituita di fondamento, in quanto la ricerca si occupa di una tipologia che non corrisponde alla tariffa massima che si paga a Imola”.
In secondo luogo “la ricerca prende ad esame il cosiddetto tempo pieno (9 ore), cioè esattamente la tipologia dei nidi imolesi (7.30 - 16.30), non il cosiddetto tempo prolungato (fino alle 18) che, a Imola come in altri comuni, è un servizio aggiuntivo e su richiesta, il cui costo è fisso e corrisponde effettivamente ad 80 euro mensili, per cui l'affermazione secondo la quale occorrerebbe aggiungere alla tariffa massima di 400 euro (o meglio a quella reale presa in esame, che corrisponde a 374,50 euro circa) anche quella per il tempo prolungato, è destituita di fondamento, in quanto la ricerca non si occupa di questa tipologia, ma di quella a tempo pieno, ossia quella standard dei nidi imolesi”.
L’assessore sottolinea inoltre che “i nidi imolesi sono molto frequentati, nonostante i cali demografici di questi anni; inoltre, occorre considerare che, oltre alle agevolazioni tariffarie in base all'Isee (rette personalizzate fino a 19mila euro e poi da 19mila a 25mila), esistono le agevolazioni tariffarie in base all'Isee speciale (ossia quella che fotografa in corso d'anno i cambiamenti di reddito in negativo senza dover aspettare il CUD o il 730 dell'anno successivo) e anche le agevolazione per chi ha più figli minori, anche se frequentano le scuole elementari, medie o superiori (per info sulle tariffe: http://temi.comune.imola.bo.it/carascuola/tariffe.htm), pertanto affermare  che molte famiglie vorrebbero mandare i figli ma non possono è quanto meno imprecisa, perché non tiene conto né del fatto che invece la frequenza è molto alta, né prende minimamente in considerazione la molteplicità di agevolazioni presenti”.
Infine, l’assessore Mungo accusa i “grillini” di non considerare anche altri elementi presenti nella ricerca di Cittadinanza Attiva, in particolare: “liste d'attesa: a Imola sono assenti: non ci sono bambini in attesa, si riescono a sistemare anche quelli che si iscrivono ad anno scolastico iniziato; livello quantitativo del servizio riferito al 2010, ossia il rapporto ‘numero posti offerti’ e ‘numero bambini 0-3 anni’: la media italiana è 6,2%, la media dei soli capoluoghi di provincia è 11,7%; la media dell'Emilia-Romagna è 15,7%; lo standard proposto dall'Unione Europea è 33%; il dato imolese è 44%, superato solo dai dati della Svezia, della Danimarca e dell'Islanda che arrivano al 50%”.

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Pubblicato il: 20 marzo 2012 (leggilanotizia.it © Riproduzione vietata)
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