Cambiavento

“Caso Solaroli”, celebre nel territorio più dei fatti (fascisti) di Ostia

Pubblicata il 16 novembre 2017

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Apett. redazione,
per i pochi che non conoscessero ancora i fatti o li avessero appresi da qualche cronaca leggermente forzata, Bruno Solaroli - figura nota in città per il suo passato da primo cittadino e onorevole, oggi presidente dell'Anpi di Imola - ha commentato un post sui fatti di Ostia, critico verso la relativa (in)azione dell'amministrazione Raggi in merito, con parole inappropriate e infelici.
La frase è piuttosto scarna, senza punteggiatura, come quasi tutti i testi scritti da Solaroli su device tecnologici - chi lo conosce o vi collabora lo sa bene. È una brutta frase, pure per un commento su facebook, che per come è stata formulata, anche senza alcune manipolazioni con cui è stata riportata, potrebbe significare un ragionamento politico vergognoso.
Significato che è stato subito dato per assodato e denunciato, e di fronte al quale Bruno ha subito risposto con un chiarimento col quale prendeva atto che facebook costituisce un peculiare mezzo di interazione, con regole proprie che non consentono certe disattenzioni e leggerezze, e che lasciava pochi dubbi. Nessuno nell'Anpi di Imola, tantomeno il suo presidente, auspica azioni violente verso i giornalisti (né verso nessun altro).

Tuttavia si sa, in generale quando offri il fianco è normale ricever fendenti, soprattutto dai rivali politici. E non ci si sorprende se avrà più risalto l'eco del proprio errore che quella della propria rettifica - è così che funziona (purtroppo), grazie anche ad alcuna stampa.

Così la Destra e il M5S si avventano sulla notizia, come era da aspettarsi, e si interessano improvvisamente delle sorti morali e della minata autorevolezza dell'Anpi. Vien da sorridere nel leggere le dichiarazioni di Marchetti e Morrone della Lega. Il primo fa quasi tenerezza nel dissociarsi dalle parole di Solaroli e nel prendere l'impegno di farlo dimettere - fosse per la Lega l'intera associazione potrebbe chiudere battenti; il secondo stupisce nel denunciare l'odio e il pericolo racchiusi nell'incauto gesto - lui, segretario di un partito portatore di valori di intolleranza e intransigenza, quelli spesso accettati e divulgati. La contraddizione si scopre però quasi subito piuttosto facilmente: alla Lega preme mettere in discussione l'operato dell'Anpi e ostacolarne la presenza in città, chiedendo che il Comune sospenda le collaborazioni - quelle collaborazioni che ogni anno coinvolgono centinaia di cittadini e studenti, portati sui luoghi della memoria di fronte alla storia del ventennio e della Resistenza.

Al seguito Vacchi, che immagino non volesse rimanere indietro rispetto ai nuovi garanti morali dell'antifascismo locale e della libertà di stampa, si è unito unanime al coro.
Il M5S ancora pretende provvedimenti duri, addirittura dagli organi nazionali dell'Anpi, associazione dalla quale tuttavia i suoi amministratori locali si stanno pian piano allontanando (non che prima ci fosse una chiara adesione); usa parole pesanti, denuncia la "bestialità e l'indecenza" del gesto. Mi domando se il Movimento non si sia sentito tirato in ballo anche per le considerazioni in merito alla Raggi, dato che ci hanno tenuto a precisare che la sindaca aveva prontamente organizzato una manifestazione contro la criminalità organizzata due giorni dopo l'aggressione al giornalista Piervincenzi. Presidio che ha visto sviluppi interessanti, sui quali interpellare i grillini: dopo aver messo alla gogna mediatica singoli giornalisti, giorno dopo giorno, e aver mortificato l'intera categoria, davvero vi ergete a difensori democratici di chi fa informazione? Non c'è da stupirsi che nel corteo, singoli militanti abbiano finiti con l'insultare e fischiare i giornalisti, definendoli i “veri mafiosi”, perché “servi dei servi”.

Sebbene tutte queste siano state critiche a mio parere dannose e poco credibili, erano prevedibili. Chiunque poteva aspettarselo. È per questo che quando ho saputo delle dichiarazioni anche di parte della Sinistra sono rimasta delusa. Nonostante se ne fosse discusso all'interno del direttivo dell'Anpi di Imola, dando spazio alla discussione e ai successivi chiarimenti, si è ritenuto necessario offrire un ulteriore pretesto alla strumentalizzazione, riportando alla luce conflitti legati al referendum costituzionale.

Il mio ragionamento è volto ai compagni, agli interlocutori privilegiati che ritrovo nella mia breve esperienza: è davvero utile usare questi momenti, queste circostanze, per incidere su questioni che io considero appartenere al confronto partitico, mettendo addirittura in discussione la tenuta antifascista delle sue premesse?
Sono convinta che se tutto questo zelo nel denunciare gli errori degli antifascisti fosse unito e rivolto alle azioni realmente gravi e fasciste cui assistiamo, saremmo molto più avanti nel lavoro che tutti quotidianamente, a proprio modo, facciamo.

Questa stessa considerazione è parte di una riflessione aperta che riguarda una certa stampa, la quale a fatica denunciare coi toni appropriati il rigurgito neofascista presente in Italia - quanto poi voleva intendere Solaroli. Affermare questo tuttavia è cosa diversa dal mettere in discussione il lavoro dell'intera categoria: il mestiere del giornalista è necessario e deve essere libero da costrizioni. Se se ne mette in discussione il lavoro, non è perché se ne desidera un asservimento alla politica.

In particolare, a mio parere vi è la tendenza ormai consolidata a legittimare soggetti neofascisti attraverso confronti e continui momenti mediatici. Ad esempio dopo i fatti di Ostia, subito Di Stefano (CasaPound) è stato chiamato in Rai, in televisione. Io mi domando se sia questo il modo migliore di trattare una violenza ai danni di un giornalista.
Sono nate addirittura campagne sull'argomento, come #laparolaconlaF(fascismo), per sottolineare come sia raro che azioni violente, affermazioni gravissime, fatti di cronaca pericolosi siano descritti come fascisti: di solito sono detti ad opera di “militanti di estrema destra”. Sembra davvero faticoso trovare un “fascista” oggi.

Paiono invece molto più presenti in altri contesti: sono ad esempio tra i contestatori delle piazze concesse a Forza Nuova e Lega Nord piene di uomini col braccio teso davanti al sacrario dei partigiani - fascista chi riteneva questo un fatto vergognoso, e non chi faceva di tutto per ricordare il ventennio; sono tra chi è contrario allo sdoganamento del fascismo attraverso presunti momenti culturali - la libertà di pensiero diviene un dogma che non accetta altra opinione, fascista chi non è d'accordo; e sono infine tra i dirigenti dell'ANPI di Imola, che a quanto pare credono che la soluzione affinché si denunci a dovere il neofascismo in Italia sia menare un giornalista. È il cosiddetto “fascismo degli antifascisti”.

Ecco, io credo che ci troviamo di fronte ad un cortocircuito. E sono assolutamente convinta che ne potremo uscire solo grazie alla collaborazione intelligente di una certa parte della politica, quella sinceramente antifascista, in tutte le sue anime, adottando per certe priorità uno sguardo più lungo della competizione partitica.

(N.B. Se hai pensato che son fascista riparti dal via)

(Giulia Barelli – Consigliere comunale e direttivo Anpi)

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