Oddio, sono razzista

Pubblicata il 21 dicembre 2017

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Solo chiedo a Dio che il dolore non mi trovi indifferente
Che la morte non mi trovi un giorno vuoto e solo senza aver fatto niente
Che la giustizia non mi sia indifferente
Che non mi colpiscano ancora dopo avermi ferito brutalmente
Che la paura non mi sia indifferente, é un mostro grande e potente che calpesta l'innocenza della gente
Che il futuro non mi sia indifferente, se viene calpestata la speranza in un mondo in cui regna la violenza. 
(Solo le pido a Dios, Gieko Leon)


Non so nemmeno io come sia successo.
Mica ci sono nato razzista.
Sono bianco, dice il protagonista del monologo "Tutti zitti" di Raffaello Baldini, sto bene così...
Quando ero bambino certi pensieri non potevano nascere, c'eravamo solo noi.
Chi l'aveva mai visto uno di un altro colore.

Si narrava di un cinese passato in Paese che aveva lasciato un gioco, il mahjong, che avrebbe appassionato tutti.
Era il solo segno esotico che potevi trovare nella bassa.
In quegli anni, quando volevi mandare qualcuno benevolmente a quel paese, gli dicevi “ma va a Ganzanigo”, sembrava un posto sperduto dell'Asia ed é invece una cittadina vicino a Bologna, a quaranta chilometri da dove vivevo.

I primi neri li ho visti nei film di Tarzan, per trovarne uno in carne ed ossa avrei dovuto andare io nella foresta, impensabile che venissero loro qua, quasi nudi come erano, non avevano nemmeno la bicicletta.
Accettare quello che non c'era non era difficile.
L'identità non rappresentava un problema, ne avevamo anche troppa, non così affascinante come ci sembra ora, volevamo uscire dalla gabbia, capire cose nuove, vedere gente diversa.
Non come oggi che cerchiamo solo gente uguale.
Io poi ero buono, sicuro di esserlo, come tutti.
I cattivi sono gli altri.
Forse perché non prendono “la dolce Euchessina”.
Se li purghi diventano buoni come noi.

È un po' la storia di questi giorni, per essere italiano non basta nascere qui, devi meritarlo, diventando come l'ultimo bastardo sgrammaticato che strepita in tv.
Che si sente investito, senza che nessuno glielo abbia chiesto, della missione di custodire l'identità comune.
Anche se la mia non ha niente a che vedere con la sua.
E quella che sbandiera é meglio perderla.
Una delle caratteristiche del razzismo é il complesso di superiorità che fa insorgere nei cretini di razza.
Ma procediamo con ordine, che la cosa é seria.
Perché io razzista lo sto diventando davvero.
E non so capacitarmi della mia nuova condizione.
Tanto più che sono l'unico, in un Paese nel quale il razzismo non esiste.

Non ci sono razzisti nella Lega, in Fratelli d'Italia, in Forza Nuova, come si potrebbe sospettare, e nemmeno xenofobi, che se glielo dite si offendono.
Solo sovranisti, che é tutta un'altra storia.
O al massimo fascisti, che nessuno conosce più la storia.

Mettetevi nei miei panni, un uomo con una cultura universalistica, sensibile al messaggio evangelico per giunta.
Mi piaceva tanto raccontare quell'aneddoto su Einstein che, in ingresso negli USA, richiesto di dichiarare a quale razza appartenesse, rispose: razza umana.
E adesso come faccio?

Fosse successo all'improvviso, uno si sveglia un mattino e si ritrova razzista, come accade al protagonista della Metamorfosi di Kafka, che scopre con orrore di essere diventato un insetto.
Il turbamento sarebbe grande ma non sarei tormentato dal senso di colpa.
E invece no, la bestia ha scavato dentro, passo dopo passo, e ora mi ritrovo mio malgrado a giudicare degli esseri viventi, Dio mi perdoni, dal loro colore.
Non cerco comprensione.
Avrei dovuto capirlo quando ho deciso di tenere Tex.
Un Labrador nero.
La sua bellezza (come lui non c'è ne sono altri, quelli di D'Alema mi fanno un baffo) mi ha impedito di cogliere il significato di quella scelta.
Fino ad allora avevo avuto solo Labrador beige.
Woopy e Guendaline erano creature adorabili, il colore, poi, mi piaceva, perché cambiare?
Con un cane nero poi.
Quel nome, Cane Nero, aveva turbato i miei sonni infantili, si chiamava così il capo dei pirati nell'Isola del tesoro di Stevenson.
Fu forse il ricordo a indurmi al compromesso.
Così decisi di tenere due Labrador, una beige e uno nero.
Ma ormai il passo era fatto.
Di lì in poi sarebbe stato un crescendo.

Pensate che non ho più messo piede nei Comuni che rifiutano l'accoglienza ai profughi, non é stato nemmen facile visto che non so più dove andare in vacanza.
E che, mi vergogno a dirlo, ho cominciato a selezionare le elemosine: un euro ai poveretti bianchi e due a quelli di colore, niente a chi mostra il cartello SONO ITALIANO.
Cose orribili, come si confà a un razzista vero.
Cento altre ne potrei raccontare.
Discriminazioni che riscuoterebbero il plauso di molti, se fatte per il verso naturale.
Il problema è che sono razzista all'incontrario, mi sento vicino alle persone di un'altra razza e sopporto sempre meno la mia.
Razzista e rinnegato.
Cosa c'è di peggio?
Per questo l'ho tenuto nascosto.
Se faccio outing adesso é perché la cosa mi ha preso la mano.

Ieri, mentre disponevo un po' rapito le vecchie statuine del presepe mi sono accorto di aver messo solo pecorelle nere e dei tre Re Magi, forse per i patimenti del lungo viaggio, ho portato sano e salvo davanti alla grotta il solo Baldassarre.
Su un gommone fatto con la creta.
Al posto del cammello.
Non c'è più religione.

L'on. Meloni ci chiede dallo schermo, davanti a un presepe politico che svuota la natalità di ogni significato evangelico, come fa ad offendere qualcuno una famiglia che scappa per difendere quel bambino.
Si rifaccia la domanda signora, questa volta pensandoci, e poi chieda un po' in giro ai suoi.
Buon Natale a tutte le persone di buona volontà.
Speriamo che il Divin bambino eluda i blocchi e riesca ad arrivare fino a noi.

(Guido Tampieri)


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