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Spazzate Sassatelli: "Non è certo un bilancio di cui vantarsi, sono tante le inefficienze"

Pubblicata il 14 gennaio 2018

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In relazione a quanto pubblicato il 9 gennaio 2018, dal titolo: “Spazzate Sassatelli, bilancio positivo di fine mandato” essendo chiamata personalmente in causa, come referente Auser Imola, ritengo di dover chiarire alcune informazioni, che per nessuna ragione al mondo avrei voluto precisare.

Intanto ringrazio chiunque abbia avuto l'iniziativa di dare positive, ma limitate informazioni su quanto realizzato a Spazzate Sassatelli in questi anni, che deduco non sia stata certamente una persona appartenente a questa comunità. Lo desumo dal fatto che, primo: se queste piccole cose si sono potute ottenere in questi anni, aspettando qualcuno che da Bologna venisse a soggiornare in questo abbandonato paese, vuol dire che nessuno conosceva prima, questa realtà.
Ora, una Amministrazione che operi decentemente nella città, ma che trascuri deplorevolmente la sua periferia, non è certamente una Amministrazione attenta che può lustrarsi le penne a fine mandato.

Secondo, non può essere una persona appartenente a questa comunità perché ancor meno avrebbe potuto sopportare un decadimento tale del proprio luogo di vita, dandosi da fare per ottenere prima, quelle cose che sono state citate, che ritengo dovessero essere non pretese ma diritti di qualsiasi cittadino di un paese civile e di una città come Imola. Non è stata quindi una intuizione la mia, perché queste non sono intuizioni ma è un rivolgersi al Comune e senza sudditanza, fare delle domande. Io non sono mai stata un volontario e Auser non la conoscevo nemmeno, venivo dai Servizi sociali della Regione poi dalla libera professione. Auser c'è sempre stata però, è un mezzo, uno strumento sociale utilissimo nell'intero territorio nazionale e un'Associazione di volontariato attivo da rispettare per i contributi di solidarietà nei confronti della popolazione e di risparmio e collaborazione per le Amministrazioni pubbliche.

Vorrei aggiungere con forza che le occasioni di successo che sono state elencate non sono avvenute per merito della sottoscritta, e neppure per la sua intuizione, ma per la disponibilità della intera comunità che silenziosa si lamentava della indifferenza dell'Amministrazione comunale. Cittadinanza che una volta ottenuta una piccola stanza, mal ristrutturata nella sua scuola abbandonata e ormai alienata a favore di un cittadino lungimirante, con tempismo prima del furto sociale che si stava per perpetrare, si è potuta incontrare, in modo coordinato per ogni esigenza importante che di volta in volta emergeva e che, causa l'abitudine, aveva ormai digerito come immutabile: per esempio dover girare in mezzo alla strada, non avere i trasporti giusti verso la città, la carenza di farmaci, infermieri, assistenza domiciliare, medico presente solo due ore la settimana, nessuna o limitatissime visite a domicilio ecc. purtroppo ancora carenti.

La popolazione locale è per la maggior parte molto anziana, inabile alla guida, senza parenti o famigliari che possano dare una mano. Non esistono negozi, se non il fornaio (ancora a spese Auser), come a spese Auser è l'installazione del Tam Tam per la sicurezza (prima del quale ogni giorno subivamo un furto), o di un internet point per i corsi di informatica (sempre a spese Auser)
Se si è voluto assistere socialmente un anziano solo, ci si è accollati l'incarico di andare in Tribunale per l'assegnazione di un Amministratore di sostegno.
Tutti qui conoscevano la situazione, ma nulla si era fatto. Gli assistenti sociali, quelli che dovevano essere mandati da quel Servizio comunale, che ora manda il cinema itinerante o pretende si riproponga in campagna la festa dei vicini, quando i vicini non sono stati prima integrati perché non abitano in condomini o in strade comuni ma sono sparsi nelle campagne, quando in sostituzione si devono chiamare gli amici da altri paesi per dimostrare al Sindaco in visita, i successi, senza andare per le case degli ammalati e malandati anziani, sparsi fra i campi a portare una fetta di torta, dove nessuna assistente sociale, anche itinerante, sostituisce le carenze di una Amministrazione comunale cieca e indifferente alle sofferenze.

Per concludere vorrei dire, forse con un po' di rabbia che, per benservito, si è dato incarico ad Area Blu, di non consegnare le chiavi nuove, cambiate non si capisce per quale motivo, al presidente Auser per entrare nella sede di assegnazione all'Auser (tramite regolare convenzione sottoscritta ancora vigente) probabilmente perché la comunità ha cominciato a crescere facendo richieste periodiche troppo scomode, mentre ora aveva bisogno di essere gestita e condotta, oltre che furbescamente controllata, attraverso la gestione operativa della Consulta delle Frazioni anzichè lasciata libera di autonomamente decidere e richiedere i diritti e l'uguaglianza con gli abitanti urbani.

Eravamo diventati troppo fastidiosi, abbiamo anche costretto la Banca, attraverso una raccolta di 300 firme di lasciare inserito il servizio bancomat perché aveva intenzione di disinstallarlo. Comportamenti poco digeribili, è ovvio! Infatti queste sono cose che disturbano soprattutto chi ha la responsabilità della gestione amministrativa, da qui ricatti che vengono rabboniti attraverso adulazioni perfino sui giornali, assolutamente non meritate e che rimando al mittente da inviare a qualche altro indirizzo.

Scriva pure invece che ora Auser non può più operare a Spazzate Sassatelli perché non ha le chiavi per entrare nella stanza assegnata a suo tempo dalla convenzione sottoscritta con Area Blu rappresentante dell'Amministrazione comunale guidata dal sndaco Manca.
Le chiavi sono in possesso della Consulta delle Frazioni che non ha nessuna responsabilità prevista da convenzioni accese, perché di stanze non ce ne sono più o andrebbero ristrutturate e soldi per un così scarso elettorato non ce ne sono.

Quel che si è riusciti a ottenere: non si possono più trasferire inabili con elevatori attraverso i mezzi gratuiti di Auser, e pensare che non abitiamo la città. Siamo riusciti perfino a inasprire i rapporti con il volontariato imolese, poi parliamo di integrazione di servizi.
Forse noi non siamo stati poi così bravi, o lo siamo stati troppo o forse non è proprio un bilancio positivo di cui vantarsi. Nessuno si chiede perché dai trecento abitanti dei primi anni del duemila siamo passati a centotrenta.
Le famiglie non possono desiderare di venire qui perché a noi serve integrare chi fugge, le famiglie verrebbero volentieri qui se ci fossero alcuni servizi in più. E' così semplice, non occorre l'intuizione di uno psicologo. E questo non mi sembra davvero un vanto di fine mandato!

La vita nella bassa imolese continua, certamente se Dio ce la lascia, anche senza festa dei vicini e se dovremo fare riabilitazione in carrozzina ci rivolgeremo all'auto con elevatore della Consulta o ci sollazzeremo con la festa e le salsicce fredde, ma onestamente non vedo cosa c'entri l'opposizione che non sa neppure della nostra esistenza, né di queste orrende cose che sarebbe decente non esibire e tenere in casa propria.
Forse invece sarebbe il caso di informarla, questa opposizione in modo dettagliato, perché queste cose non le conosceva nessuno, neppure lei. Posso fare una eccezione e ringraziare non solo il ruolo, ma la persona sensibile e attenta del vicesindaco Roberto Visani che in qualche modo ci ha aiutato senza mai darci delle indicazioni precise ma lasciandoci liberi, assolutamente liberi, e fin che ha potuto ci ha anche sostenuto. Questa è l'unica cosa che condivido in quell'articolo. Dal sindaco, mai un grazie, né una risposta a lettere o a solleciti. Dal suo Servizio sociale e dai suoi dirigenti mai l'interessamento dovuto ad una comunità emarginata socialmente e geograficamente.

(Dott. Giuliana Pigozzi referente Auser Imola)

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