Cambiavento

La "vita irrimediabile" di Antonia Pozzi

Pubblicata il 7 febbraio 2018

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Antonia Pozzi
Imola. “Occupano come immense donne la sera: sul petto raccolte le mani di pietra fissan sbocchi di strade, tacendo l'infinita speranza di un ritorno. Mute in grembo maturano figli all'assente. (Lo chiamaron vele laggiù – o battaglie. Indi azzurra e rossa parve loro la terra). Ora a un franare di passi sulle ghiaie grandi trasalgon nelle spalle. Il cielo batte in un sussulto le sue ciglia...”. Questo è l'inizio de “Le Montagne” di Antonia Pozzi, poetessa e fotografa nata a Milano nel 1912. Una vita infelice per la sensibilissima scrittrice che negli anni del liceo provò l'esperienza tragica ed esaltante dell'amore provato nei confronti di un suo professore. Amore contrastato con tutti i mezzi dalla famiglia.

E proprio ad Antonia Pozzi è dedicato il quarto appuntamento della nuova edizione della serie di incontri culturali “Se questo è un uomo”, organizzata dall'Ufficio per le iniziative culturali della Diocesi di Imola, in programma alla sala “Dopo di noi” dell'istituto “Santa Caterina” venerdì 9 febbraio, alle ore 21. Un nuovo ciclo che prende in esame più da vicino il rapporto fra i poeti e la trascendenza.
“Nata in una famiglia milanese non praticante, si confrontò più volte con il tema della fede, suggeritole da incontri e amicizie importanti - spiegano gli organizzatori della serata -. Pur non aderendo mai alla fede cattolica, in diverse liriche si dimostrò appassionata cercatrice del senso delle cose e attenta osservatrice della bellezza della natura e degli uomini”.

“Ho scoperto Antonia Pozzi solo un paio di anni fa, e sono rimasto profondamente colpito dalla freschezza e dalla profondità delle sue poesie - aggiunge Filippo Zanini, che commenterà alcuni suoi testi -. Quella della Pozzi era un'anima bella ma inquieta, sempre alla ricerca di un'elevazione che corrispondesse al suo desiderio infinito. Consapevole della propria fragilità e della propria ricchezza, ha ricercato ostinatamente di dare forma a entrambe attraverso le parole. Lo ha fatto, anche, da giovane e da donna. Tutto ciò la rende una voce straordinariamente singolare nel panorama poetico del nostro Novecento”.

“Antonia Pozzi: una scoperta! - continua Manuela Rugiero, della Compagnia degli Accesi, che reciterà i testi -. Nelle poesie che presenteremo è possibile ritrovare tutta la sensibilità, la religiosità, la passione e la cultura di quella giovane donna talentuosa che si sentiva 'una piccola ombra in riva alla luce'”.

Forse proprio dall'amore inappagato in età giovanile sorge il suo lirismo, la sua poetica nutrita da una innata tendenza verso il bello, il puro e l'assoluto.

Chi mi parla non sa
che io ho vissuto un'altra vita –
come chi dica
una fiaba
o una parabola santa.

Perchè tu eri
la purità mia,
tu cui un'onda bianca
di tristezza cadeva sul volto
se ti chiamavo con labbra impure,
tu cui lacrime dolci
correvano nel profondo degli occhi
se guardavano in alto –
e così ti parevo più bella.

Un mese prima di morire, il 5 novembre 1938 scrive a Paolo Treves: “Mio caro Pa – Io faccio malissimo – lo so – a scriverti queste cose: ma come fare, che dire, se da dieci anni eravamo amici e chi mi ha consolato nei giorni di dolore siete pur sempre stati voi ed ora siamo così lontani, ciascuno solo con la sua lotta, senza nemmeno potersi fare una carezza, di quelle magari che calmano – per una sera – ? Ma io te ne mando tante, Paolo, e anche alla tua mamma: sono con voi, con Pè, sempre sempre – e se volete qualcosa ch'io possa fare, scrivetemi. Ti faccio tante carezze sul tuo povero viso magro, ti abbraccio”.

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