Il futuro (in) certo di Roger Federer

Pubblicata il 19 aprile 2018

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Il ritiro dalle competizioni di “King” Roger Federer ancora non si pronostica con certezza, troppo recenti i suoi successi sull'erba di Wimbledon (2017)e sul cemento degli Australian Open (2018) per porre fine ad una favola che lo vede ancora ai vertici della classifica dei migliori professionisti del tennis mondiale, ma l'anagrafe avanza impietosa e l'addio alle competizioni prima o poi avverrà e ciò non farà bene a questo sport; il sublime impatto della sua fidata “Wilson” con la pallina gialla ha infiammato il pubblico di uno sport “very very british” tutto silenzi, sorrisi e sospiri e da sempre parco di coinvolgimenti emotivi come di contro avviene invece in altre discipline agonistiche come calcio, basket, volley, ecc.

Quando Federer annuncerà l'abbandono sarà ricordato come il tennista più grande e di sicuro l'estetica di quel rovescio ad una mano sola lo ricorderà a lungo, le sue giocate sono l'essenza di questo sport, quelle che i maestri delle Sat (Scuole di addestramento tennis) insegnano per settimane alle bimbe e bimbi dai sei anni in su, dal romano Circolo (Vip) dei Parioli al romagnolo C.T. Alfonsine: “servizio-diritto-rovescio-volee-smash” ; tutto ciò splendidamente e con una facilità disarmante ha da sempre espresso questo campione svizzero, ne sono stato testimone oculare in occasione degli Internazionali d'Italia al Foro Italico di Roma quanto sull'erba di Wimbledon, il torneo “simbolo” del tennis mondiale, ed è sempre stato uno spettacolo vederlo giocare.

In futuro forse assisteremo ad altre fiammate di classe sopraffina e forse vincerà ancora come è successo a Borg, ritiratosi a soli venticinque anni dopo aver vinto tutto o come a Ivan Lendl classe 1960 che riuscì a vincere un torneo a trentatre anni o come Pete Sampras vittorioso pure lui ultratrentenne; da buon svizzero invece, quando deciderà di porre la parola fine al tennis giocato, credo non cederà alle sirene (e ai dollari) di un rientro “flop” come è purtroppo successo ad altri che hanno “barato” con l'età e le illusioni.

Il tennis per Federer è stato (ed è tutt'ora) tutto e il tennis gli basterà anche se fuori dalle competizioni internazionali, d'altronde i (suoi) record sono fatti per essere battuti e anche se all'orizzonte ancora non si intravede alcuno in grado di farlo prima o poi succederà; “King” Roger è stato (e lo è tutt'ora) più a lungo di tutti il numero 1 del mondo, quello che ha vinto più tornei del Grande Slam (n° 20), che ha partecipato al maggio numero di finali e che ha vinto il maggior numero di partite negli Slam, l'unico che ha alzato per otto volte il trofeo di Wimbledon e vinto il 28 gennaio 2018 il suo sesto Australian Open raggiungendo così una delle imprese più significative nella storia di questo sport.

Se oggi quindi la sua storia infinita dovesse concludersi sarebbe per tutti gli “addetti ai lavori” una sorpresa visto le sue ultime performance in campo per cui, per il bene del “movimento” tennistico, Roger Federer farà perciò bene a deliziare ancora a lungo le platee, anche se succedesse di non vederlo più giocare una finale di un torneo “Slam”.

Ho letto recentemente sulla stampa specializzata che in tanti farebbero a gara per “aggiudicarsi” il titolo di coach per allenarlo in caso di dèbacle psico-fisica, ci sono quelli che in tal (malaugurato) caso gli vorrebbero restituire “gli occhi di tigre” e chi ancora rimetterlo “in forma”; ma dopo quello che ha “fatto” e una bacheca alta dieci piani piena di trofei, che gli insegni a “King Roger”, un fenomeno di 37 anni che già lui non sappia?

(Giuseppe Vassura)

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