Il Sacro furore

Pubblicata il 29 giugno 2018

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Mi è giunto l'eco, pur qua lontano dove mi trovo, del sacro furore che alimenta l'animo della fanteria pidiessina imolese. Petto in fuori (della pancia non so), sguardo altero e viso al vento: sembra che nulla possa intaccare la marmorea struttura delle colonne che fino all'altro ieri hanno sorretto il Pd locale.
Il sacro fuoco dell'onore alimenta la parola e il granitico comportamento della plebaglia sconfitta, ma non domita.
Tuttavia, da essere blasfemo quale sono, un malevole dubbio alimenta il mio pensiero e mi procura malessere, desiderio di comprensione, richiesta di chiarimento.

Il dubbio mi assale in quanto non trattasi di plebaglia, di fanteria di linea, di riservisti: si tratta, in verità, di alta classe dirigente, di portabandiera di prima linea, di sicuro riferimento per lo smarrito, di porta gonfalone alla parata. Ora, se pur condivisibile, si riscontra l'essere concordi con il sacro dovere di chiedere pronta ammenda al responsabile dell'attuale catastrofe comunale (e non solo), viene da domandarsi di quale novella trattasi, in quanto, da tempo, la tapina cittadinanza Imolese ( e non solo) osava lagnarsi circa la modesta conduttura della strategia politica imperante. Coloro poi, tra i cittadini, che non erano avvezzi al lagnarsi, si crogiolavano, ahi loro, in una dilagante assenza, quando non colpevole estraniarsi.

Ulteriore dubbio, e non da poco, mi sorge mentre osservo che la lancia puntata verso il colpevole, non sembra indirizzarsi a dovere, in seguito a mira imprecisa o, se si preferisce, verso bersaglio sbagliato. Da tempo immemorabile la comune credenza individuava non nel colonnello la perdente strategia, ma nel comandante in capo, nel generale a più stellette, nel sommo stratega.
Costui, pur nella personale è doverosa ammenda, ben si guarda dal trarne personale conseguenza e nell'individuare nell'andarsi a nascondere l'unica forma di saggezza e di integrità: se ne sta, impettito e scultoreo, ben seduto e protetto nell'aula alta con funzione di dirigente. Poveri noi. Tuttavia, ad onor del vero, constata la di lui abitudine a girar bandiera in favore di vento (quale che esso sia) s'ha da attendere proseguo della di lui attività in favore di novelle ventate che abbiano a sopraggiungere.

Ma l'imperativa domanda resta posta nel chiedere lumi di presenza a tali galletti ora impettiti ma fino ad ora troppo silenti: dove eravate quando il sentore del vento indicava il sopraggiungere della tempesta? Dove la vostra voce sonante alla richiesta di diverso indirizzo? Dove la vostra suprema indicazione di variazione repentina di rotta. S'ha da dedurre che a volte il silenzio sia assai più colpevole di ogni parola spesa.
Un'onda di tristezza e di insipienza mi assale: se mai si verificasse che tali galletti fossero destinati al subentro di rimpiazzo... mal c'incoglie e ci affliggerà!

(Mauro Magnani)

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