Dalle città allo stato: la proposta di Virginio Merola

Pubblicata il 12 luglio 2018

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Bologna. Il 10 luglio, nella “rossa” Bologna è partito un percorso di dialogo tra amministratori comunali. Il primo cittadino Virginio Merola, promotore dell'incontro, è stato molto chiaro in proposito: “non siamo qui per creare un nuovo partito, ma per prendere parte.” L'intento è riunire in un unico campo le forze progressiste, a partire dalle personalità che si sono contraddistinte nei propri comuni, per proporre una valida alternativa alla destra a trazione salviniana. L'iniziativa promossa dal sindaco all'oratorio di San Filippo Neri ha visto protagonisti i suoi colleghi Pizzarotti, Del Bono, Mancinelli e Pascucci. Sindaci che provengono da realtà molto diverse, ma che condividono una storia di successo all'interno delle stesse.
Un successo per certi versi inaspettato, poiché decisamente in controtendenza rispetto al vento politico che da tempo soffia sul Bel Paese. In un momento in cui la sinistra si trova in grande difficoltà a livello nazionale, Del Bono (PD) è stato riconfermato al primo turno a Brescia con il 53%, mentre Mancinelli (PD) ha vinto il ballottaggio ad Ancona con il 63% dei consensi, grazie anche al supporto di alcune liste civiche locali. Una sinistra vincente è dunque possibile: se si comprendono le ragioni del consenso locale, pensa Merola, forse sarà possibile replicare il modello su scala nazionale. Ma in che modo?

Procediamo con ordine.
Il problema principale della politica, come ha sostenuto nell'intervento di apertura l'ex assessore e filosofo Stefano Bonaga, riguarda la sensazione di impotenza nei confronti di una società in costante e rapida evoluzione, in cui i problemi sono sempre di più e il tempo per risolverli sempre meno. È un problema che interessa tutto l'Occidente, e non da oggi.

La percezione di una realtà ingovernabile, esposta a continui pericoli che minacciano la libertà e la realizzazione dell'individuo nella società, costituisce il leitmotiv di una riflessione filosofica che affonda le sue radici indietro nel tempo. È dalla fine dell'Ottocento che lo scontro con la realtà ci tormenta e, nonostante l'incessante cammino del progresso, il rimedio a questa condizione ci sembra sempre più lontano. I due temi sollevati dal primo cittadino bolognese e da quello di Cerveteri, Pascucci, sono centrali in questa riflessione: come si può restituire alle persone il controllo sulla propria vita e sconfiggere la dittatura di questa percezione?

La risposta, secondo Pizzarotti, deve essere rintracciata nella riscoperta dell'agire in comune, sia da parte dei cittadini che delle istituzioni: “agire assieme significa condividere meriti e responsabilità.” “I cittadini devono partecipare per cambiare in meglio la società, anziché per rivendicare esclusivamente i propri diritti”, sostiene il sindaco di Parma. La politica, d'altra parte, deve sapere ascoltare i cittadini per trovare soluzioni condivise, invece di uscire dalla società e calare delle risposte dall'alto. Ecco perché è fondamentale il ruolo della dimensione locale: è nelle città che i cittadini vivono e cercano ogni giorno di superare i propri problemi, ed è nelle città che la classe politica deve tendere l'orecchio. Inoltre, la crescente complessità sociale sembra più facilmente governabile solo se si restringe il raggio di azione, a un livello in cui l'operato dell'amministrazione risulta più visibile e la partecipazione dei cittadini acquisisce maggiore efficacia. Le questioni che devono affrontare le amministrazioni comunali sono le stesse, e dal confronto tra le diverse esperienze può nascere una nuova proposta per la sinistra, che riesca a superare una stagione politica in cui, più che di idee, si è discusso soprattutto di nomi. La pensa in questo modo la sindaca di Ancona Mancinelli, che si augura che il Pd inverta la rotta il prima possibile: “altrimenti so dove andare, sono pienamente d'accordo con Pizzarotti”, scherza su una sua iscrizione a “Italia in Comune”. Secondo Del Bono, lo spazio per costruire un fronte anti-salviniano è ampio, ma al momento il popolo che dovrebbe farne parte è “disarticolato”; riusciranno i sindaci a ricomporlo?

(Aliberto Pedrielli - Foto di Giacomo Boschi)

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