Vitalizi e yacht

Pubblicata il 20 luglio 2018

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Chiedo la parola per fatto personale.
Su una vicenda che, ripulita dalle speculazioni, poteva essere composta da tempo senza inutili spargimenti di sangue.
Non tornerò sull'argomento.
Ma qualcosa bisognerà pur dire in questo processo in cui parla solo l'accusa.
Il diritto di difesa viene concesso anche ai criminali.
E noi, in fondo, per l'opinione pubblica criminali un pò lo siamo.
Più dei ladri e degli evasori, un pò meno dei pedofili.
Ai quali peraltro non viene riservata un'attenzione mediatica altrettanto assidua.

Da dieci anni ogniqualvolta un conduttore televisivo é a corto di idee, e converrete che accade spesso, riempie il palinsesto mandando in onda il processo ai parlamentari e ai consiglieri regionali in pensione.
Senza riguardo alle situazioni differenti, a quel che hanno fatto, a vite che qualche motivazione non ignobile l'hanno pure avuta.
Alla fine ti trovi ad essere solamente un titolare di vitalizio.
A volte d'oro, altre proprio no.
Molti di noi non li troverete nell'elenco delle pensioni d'oro né fra i proprietari di ville di lusso.
Ma tant'é.

Un Paese indifferente ad un'evasione di 120 miliardi di euro all'anno e alla concentrazione nelle mani di 5.000 persone di una ricchezza pari a quella della metà più povera dei suoi cittadini, rivive l'ebbrezza del Colosseo all'idea di tagliare la pensione a Cirino Pomicino.
La lotta di classe si è trasferita a Montecitorio.
La guidano parlamentari che riposano in comodi letti di lana.
C'è chi ci ha costruito su una altrimenti incerta carriera.
Più di un giornalista ci ha inzuppato la brioche.

Un'azione di denuncia degli abusi opportuna e preziosa si é presto trasformata in una raccolta indifferenziata che ha portato nella stessa discarica rifiuti tossici e fazzoletti di carta.
Un rito espiatorio che ha fatto di tutta l'erba un fascio da bruciare sul rogo dell'indignazione civile.
Il risultato é che anziché rinvigorire le Istituzioni si sono rese più fragili.

Il tentativo di affermare un diverso criterio di analisi per cogliere nell'indistinto della politica la diversità degli atteggiamenti etici e dei comportamenti pratici é stato sistematicamente respinto.
C'è chi ha maturato il trattamento previdenziale ( l'espressione é della Corte Costituzionale) recandosi in parlamento pochi giorni e chi ha passato in quelle aule una vita di impegno dedito.
Enzo Biagi non avrebbe mai esibito Ilona Staller come archetipo del parlamentare.
Non l'avrebbe usata.
L'avrebbe rispettata.
E noi con lui.

Io non sono contrario ad un taglio “accettabile” come lo definisce la Corte Costituzionale.
In tempi difficili la solidarietà e un dovere.
Né mi appello ai diritti acquisiti, anche se il tema andrebbe presidiato con maggior scrupolo, per non assoggettarlo all'arbitrio: non ci sono solo i diritti maturati dai politici, che qualcuno può pensare di poter comprimere per riportare ordine nella comunità.
Morto un principio non se ne fa subito un altro, resta un vuoto.
Per tutti i cittadini.
Sento anch'io il rumore del tempo.

Capisco che quel che era accettato in passato dall'opinione pubblica nei confronti di una politica che conservava un prestigio può non esserlo più allorquando la sua immagine si deteriora.
E tuttavia credo che si potrebbe, si dovrebbe procedere rispettando le regole di uno Stato di diritto.
Penso che tutta la questione andava trattata con qualche riguardo alla dignità delle persone.
Coltivo l'idea che si possa costruire un futuro migliore senza criminalizzare il passato.
A meno che non sia oscuro.
Quello degli uomini e delle donne che ho conosciuto non lo é.
Non più del vostro presente, in ogni caso.

Che bisogno c'è di violare la costituzione, di ricorrere al sotterfugio di un provvedimento amministrativo per allontanare il vaglio della Corte Costituzionale?
Quando il taglio alle “pensioni d'oro” avviene, invece, per via legislativa, e i due provvedimenti potevano essere uniformati, nei percorsi e nei criteri.
Che dovrebbero essere equitativi, non punitivi.
Le Istituzioni correggono il loro operato, non si vendicano.
Che bisogno c'è di mentire?

Per passare al contributivo non è necessario dire che così fan tutti, visto che la mia generazione, compresi i parenti di Richetti, ha una pensione calcolata col metodo contributivo.
Non é necessario diffondere dati falsi, dilatare ad arte i benefici.
Lasciando intendere che intaschiamo tutti un assegno di “20/30 mila euro al mese”, e possediamo uno yacht.
Anche la mia amica Mirella, vedova Visani, che percepisce 1.346 euro, anch'io che ne prendo 2.748.
Abbastanza per vivere bene, non per diventare socio onorario del Billionaire.
La gente crede che la mia golf 1.600 del 2010 sia una copertura, si chieda cosa nascondo in garage.

Di Maio dice che il vitalizio é “un privilegio rubato”.
Capite che fino a “privilegio” ci si può anche stare, oltre no.
Dimenticatevi di comparse come me.
Il giovanotto dice che ha rubato Berlinguer.
E con lui Pertini.
E Zaccagnini, La Malfa, Iotti, Almirante, Ingrao.
Tutti.

Nella prima repubblica, quando é nato l'istituto e nella seconda.
Fino a questa generazione pura.
Avete fatto del tema dei vitalizi uno strumento di propaganda, per accreditare una diversità di natura etica da spendere al mercato della politica.
Per dimostrare quel che coi pensieri e le opere non siete in grado di mostrare: di essere migliori.
E infatti non lo siete.

Come noi non siamo stati migliori di chi ci ha preceduto nel governo delle Istituzioni, lasciandoci in eredita buoni principi, buone realizzazioni e quelle regole sui vitalizi allora accettate e oggi contestate.
La verità è che c'erano ragioni allora per accettarle e ci sono ragioni oggi per cambiarle.
Avevate davanti due strade e avete cinicamente percorso quella che da il dividendo politico più alto.

Brecht si chiedeva cosa avessero fatto gli egiziani la sera dopo aver finito di costruire le piramidi.
Ancor più misterioso é cosa farete voi il giorno dopo aver finalmente chiuso questa pratica.
Io vivo con un vitalizio, voi prosperate sui vitalizi.
Garantendovi apprezzamento sociale, un seggio in Parlamento, buoni guadagni, l'assoluzione da tutti i peccati.
Un distintivo da appuntarsi al petto.
In mancanza di più convincenti meriti.

Questa storia finirà solo davanti alla Corte Costituzionale.
Mi auguro presto.
Per restituire persone che non hanno rubato né profittato alla condizione naturale di gente per bene.
E costringere voi ad occuparvi seriamente dei problemi del Paese.
Chissà che non venga fuori qualcosa di decente.

(Guido Tampieri)

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