Lido di Spina e Comacchio celebrano l'artista Remo Brindisi

Pubblicata il 15 agosto 2018

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Remo Brindisi
Lido di Spina (Fe). Lido di Spina e Comacchio ricordano l'artista Remo Brindisi in occasione del centenario della nascita.
Il 13 agosto è stata inaugurata la mostra collettiva “Radici”, cura di Linda Brindisi, nella Casa Museo di Remo Brindisi, realizzata dall'architetto Nanda Vigo, amica del pittore. Si potranno ammirare fino al 17 agosto (aperto dal martedì alla domenica: ore 19 – 23) opere e installazioni artistiche di grandi personaggi dell'arte mondiale quali Picasso, Modigliani, Alberto Savinio, Filippo De Pisis, Giacomo Balla, Mario Sironi, Medardo Rosso, Lucio Fontana, Giò Pomodoro, oltre chiaramente a diversi lavori di Brindisi. Inoltre vi sono opere fotografiche e video, opera di giovani artisti, dedicate a Remo Brindisi e allo spirito della sua Casa Museo. Le opere fanno parte della colezione di Remo Brindisi che, oltre ad essere pittore di spessore, è stato anche un grande appassionato e collezionista di arte, tanto che sono oltre 2000 le opere ospitate dalla Casa Museo.

Contemporaneamente Comacchio ospita la mostra “Remo Brindisi e le inquietudini di un secolo” alla Galleria d'arte Palazzo Bellini, visitabile fino al 30 settembre 2018 (orari lun-sab 9-12 / 15-18 ingresso gratuito). La mostra vuole ricordare il Brindisi, artista collezionista e intellettuale del Novecento. Il titolo è ispirato ad una sua frase: “Io forestiero in questa terra ho portato, in una scatola chiusa, gli atti dannati ed agitati dell'arte del nostro tempo”

L'esposizione prenderà in esame diversi temi riferiti al Maestro: la vita, le infuenze culturali, la poetica artistica, la casa-museo, la Triennale, i premi, le grandi commissioni artistiche, gli scritti.
Un omaggio che il Comune di Comacchio rende a Remo Brindisi, tra i massimi interpreti dell'arte contemporanea, che dal 1973, anno in cui fu inaugurata al Lido di Spina la casa-museo che prende il suo nome, ha richiamato artisti ed intellettuali e a giovani che cercavano di affermarsi, dando origine ad un grande fermento culturale sul territorio.

La mostra a Palazzo Bellini intende approfondire e riscoprire, insieme al pubblico, la vita e la feconda attività artistica di un uomo profondamente legato al territorio che, nel proprio lascito testamentario, ha disposto la donazione all'Amministrazione comunale della Casa Museo. La mostra rappresenta altresì un'occasione speciale per rivedere i cicli della storia del fascismo e della Via Crucis, tappe fondamentali nell'evoluzione artistica di Brindisi, ritenuti tra i suoi capolavori.

I temi della mostra sono:
- Brindisi una vita d'artista, formazione, poetica artistica, le mostre, l'attività con l'Accademia di Macerata , la Triennale, la creazione del museo.
- Brindisi artista della storia, il Realismo secondo Brindisi. La pittura di storia. Uomini muro, oppositori, progressisti, conservatori, totalitarismi.
- Brindisi artista dello spirito, Via Crucis e storia della chiesa distrutta. Arcumeggia, Processione del Cristo morto dell'Aquila. Elegia dell'Abruzzo e del mondo contadino.
Esperienze di vita: La famiglia, la guerra, i maestri, gli amici. Venezia, Milano, i viaggi a Parigi e New York, Lido di Spina. Persone: Il padre Fedele, Mastroianni, Cardazzo, Verdirame, Milena Milani, Gianni Dova, Philippe Artias, Leon Gischia, Giglio Zarattini, Nanda Vigo Corneille.

In occasione della “Giornata del Contemporaneo”, il prossimo 13 ottobre, gli spazi che furono casa e luogo d'arte del maestro Remo Brindisi (1918- 1996) aprono le porte al pubblico con biglietto gratuito e visite guidate gratuite alle ore 11 e 16

Remo Brindisi
Nato a Roma il 25 aprile 1918 è deceduto a Lido di Spina il 25 luglio 1996. Ha studiato a Penne (Pescara), alla Scuola d'arte Mario dei Fiori, l'Aquila, e a Roma, frequentando poi la Scuola d'Arte di Urbino.
Nel corso della vita ha compiuto molti viaggi di studio (tra cui a Firenze, Parigi, Venezia) e poi si trasferì a vivere a Milano.
Riconosciuto a livello internazionale sino a divenire uno dei pittori maggiormente citati e noti della pittura italiana dell'ultimo secolo. A lui sono dedicati in Italia istituti scolastici nonché alcune strade.

Al 1940 risale la sua prima Personale (Firenze): la presentazione del catalogo della mostra è scritta da Eugenio Montale. Ha esposto opere in mostre personali a Parigi, Nizza, Milano, Venezia, Roma al Cairo, a San Paolo del Brasile.

È stato Presidente della Triennale di Milano e gli è stata assegnata la medaglia d'oro della Pubblica Istruzione della Repubblica per meriti culturali. Ha partecipato, soprattutto tra gli anni quaranta e '50, a numerose Biennali di Venezia ed alle Quadriennali di Roma.

Famoso anche per le figure, i volti ed i paesaggi: le "Venezie", gli "Oppositori", i "Pastorelli, le "Maternità" sono i temi ciclici maggiormente ricorrenti. Ha dipinto opere a oggetto sociale e politico, fra cui spicca il ciclo Storia del Fascismo (1957-62). Ha creato i simboli portati in processione il Venerdì Santo a L'Aquila.
Nelle collezioni d'arte della Fondazione Cariplo figurano quattro suoi dipinti: Tre profili, Profili, Venezia e un'altra Venezia.
Agli inizi degli anni '70 a Brindisi viene assegnato il Premio Speciale Federico Bernagozzi. Per l'occasione realizza 10 ritratti di ferraresi illustri, donati al Comune di Portomaggiore presso cui sono conservati e visibili all'interno del Teatro Sociale della Concordia.

Collezionista illuminato, capace di cogliere con lungimiranza gli esempi delle più diverse tendenze artistiche del suo tempo, sino a realizzare un museo di concezione innovativa, Brindisi è stato prima di tutto un uomo del suo tempo, che ha saputo intercettare con il suo sguardo da intellettuale esistenzialista e di artista figurativo, le inquietudini e le contraddizioni del suo tempo.

L'artista ha trascorso parte della sua vita, dal 1973 al 1996, anno in cui è deceduto, nella villa museo del Lido di Spina, trasformata in fucina d'arte e di cultura di straordinaria importanza per il suo tempo. Ha pure ricoperto prestigiosi incarichi come operatore culturale e come uomo politico. Di straordinario pregio è la collezione custodita nel museo, con oltre 2mila opere, "in rappresentanza" delle principali correnti artistiche del secolo scorso. Da Medardo Rosso, Fontana, Modigliani, Boccioni a De Chirico, Dalì, Chagall, Matisse, Picasso, tantissimi sono gli artisti che hanno lasciato un segno indelebile nella casa museo Brindisi.

L'amore per Lido si Spina fu tale che l'artista chiese di essere seppellito nello stesso cortile della residenza.

Museo Alternativo Remo Brindisi
Nel 1971 Brindisi fece progettare e costruire al Lido di Spina la propria residenza dall'architetto-designer Nanda Vigo secondo lo stile Bauhaus. La residenza, adibita a museo nei mesi estivi per un periodo compreso tra il 1972 e il 1996, dopo la scomparsa dell'artista fu donata, con l'intero patrimonio in esso conservato, al Comune di Comacchio per volontà testamentaria dello stesso Brindisi. Il museo, che è a sua volta un'opera architettonica di pregio, contiene una ricchissima collezione d'arte contemporanea tra cui pezzi di Picasso, Modigliani, Alberto Savinio, Filippo De Pisis, Giacomo Balla, Mario Sironi, Medardo Rosso, Lucio Fontana, Giò Pomodoro. Contiene anche interessanti sculture cinetiche. La zona dell'appartamento privato del pittore, con studio annesso, è arredata in stile coerente con l'abitazione.

Utilizzatata fin da subito come casa e museo insieme, rappresenta, secondo un intendimento comune di Brindisi e Vigo, un manifesto dell'integrazione delle arti – architettura, scultura, pittura, design -, dell'integrazione tra arte e vita e di un approccio libero e democratico all'arte.

L'edificio è caratterizzato da un grande cilindro centrale che collega diversi i piani e gli spazi abitativi, quelli di studio e quelli espositivi, in una continua compenetrazione. La raccolta, nella quale sono pure inserite opere dello stesso Brindisi, comprende circa duemila esemplari e documenta molte delle principali correnti artistiche del Novecento a livello internazionale, con un particolare accento sulla Milano degli anni '50-'70.

Sono da segnalare in particolare le grandi opere integrate all'architettura, tra cui innanzitutto il graffito di Lucio Fontana, una tra le opere più belle di questo artista, della misura di sei metri per quattro, poi le sculture di Arturo Martini, di Gino Marotta, di Giò Pomodoro, la parete con scrittura cancellata di Emilio Isgrò, le sculture cinetiche.

Nella collezione del museo figurano, tra i maestri del primo Novecento, Medardo Rosso, Alberto Savinio, Mario Sironi, Felice Carena, Tullio Crali, Giacomo Balla, Arturo Martini, Fausto Melotti, Filippo De Pisis e molti altri.
Il secondo Novecento è rappresentato da esponenti di importanti correnti quali lo Spazialismo e il Movimento Nucleare (Fontana, Crippa, Dova, Tancredi, Baj e molti altri), del Movimento internazionale Zero e del Gruppo Azimuth, dell'arte cinetica e programmata (da Nanda Vigo a Manzoni, Bonalumi, Schegghi, Nicolotti, Alviani, Colombo, Boriani, ecc.), Nouveau Réalisme e Pop (tra cui Arman, Cèsar, Rotella, Hains, Schifano, Warhol), e poi astrattisti, informali, esistenzialisti, Nuova Figurazione, CoBrA, e molti altri. Tra i maestri del design, oltre a Nanda Vigo, opere e arredi originali di epoca di Bruno Munari, Achille Castiglioni, Pio Manzù, Vico Magistretti, Giò Colombo, ecc.


Nada Vigo
Nanda Vigo è nata a Milano nel 1936. Vive e lavora tra Milano e l'Africa orientale. Dimostra interesse per l'arte fin dalla tenera età, quando ha occasione di osservare le architetture di Giuseppe Terragni da cui - si può azzardare a dire - ha imparato l'attenzione alla luce.

Dopo essersi laureata all'Institut Polytechnique di Lausanne e un importante stage a San Francisco, nel 1959 Vigo apre il proprio studio a Milano. Da quel momento il tema essenziale della sua arte diventa il conflitto/armonia tra luce e spazio, che l'artista utilizza nel proprio lavoro, anche come architetto o designer. Dal 1959 frequenta lo studio di Lucio Fontana prima, e poi si avvicina agli artisti che avevano fondato la galleria Azimut a Milano, Piero Manzoni ed Enrico Castellani.

In quel periodo tra i diversi viaggi per le mostre in tutta l'Europa, Vigo conosce gli artisti e i luoghi del movimento Zero in Germania, Olanda e Francia. Nel 1959 inizia la progettazione della Zero House a Milano, terminata solo nel 1962. Tra il 1964 e il 1966 ha partecipato a molte mostre Zero in Europea, compresa NUL 65 allo Stedelijk Museum di Amsterdam e “Zero: an Exhibition of European Experimental Art” alla Gallery of Modern Art di Washington D.C. Ha partecipato alla XIII Triennale di Milano nel 1964 dove si ripresentò nel 1973 alla XV edizione.

Nel 1965 l'artista ha curato la leggendaria mostra Zero avantgarde nello studio di Lucio Fontana a Milano, con la partecipazione di ben 28 artisti. Tra il 1965 e il 1968 ha collaborato e creato con Gio' Ponti la Casa sotto la foglia, a Malo (Vi). Nel 1971 Vigo viene premiata con il New York “Award for Industrial Design” per il suo sviluppo delle lampade (Lampada Golden Gate) e nello stesso anno progetta e realizza uno dei suoi progetti più spettacolari per la Casa-Museo Remo Brindisi a Lido di Spina (Fe). Nel 1976 ha vinto il 1º Premio St. Gobain per il design del vetro.
Nel 1982 l'artista ha partecipato alla 40ª Biennale di Venezia.

Nel 1997 ha curato l'allestimento della mostra “Piero Manzoni - Milano et Mitologia” a Palazzo Reale a Milano. I lavori di Vigo sono presenti in permanenza al Museo del Design della Triennale.
Nella sua attività Vigo opera con un rapporto interdisciplinare tra arte, design, architettura, ambiente, è impegnata in molteplici progetti sia nella sua veste di architetto che di designer che di artista. Quello che contraddistingue la sua vivace carriera è l'attenzione e la ricerca dell'Arte, che la spinge ad aprire collaborazioni con i personaggi più significativi del nostro tempo ed a intraprendere sempre progetti volti alla valorizzazione dell'Arte come la mostra “Italian Zero & avantgarde 60's” al MAMM Museum di Mosca.

Dal mese di aprile 2013 alcune opere di Vigo sono presenti nella collezione del ministero degli Affari esteri, e nel 2014 ha esposto al Guggenheim Museum di New York nella retrospettiva dedicata a Zero.

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