Le esequie di John McCain: la politica come l'abbiamo sognata e, qualche volta, vissuta

Pubblicata il 11 settembre 2018

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Le esequie di John McCain
Il funerale è stato per molti versi un omaggio al credo del senatore nel potere del bipartitismo ed è stato attentamente pianificato dallo stesso McCain negli ultimi mesi della sua battaglia contro il cancro al cervello.

McCain è stato ricordato da due dei suoi ex rivali per la presidenza, Obama e Bush. Era presente anche Bill Clinton. La prima a parlare è stata Meghan, la figlia di McCain, che fra le lacrime ha affermato “L'America di John McCain è generosa e conosce le sue responsabilità. L'America di John McCain non ha bisogno di tornare a essere grande perché lo è da sempre”.

George W. Bush, che lo sconfisse alle primarie repubblicane del 2000, ha ricordato che: “Detestava i despoti, forse più di tutto John biasimava l'abuso di potere: di fronte a quelli che hanno l'autorità, direbbe, siamo meglio di questo, l'America è meglio di questo”, ha proseguito l'ex presidente americano. “Amava la libertà con la passione di chi ne ha conosciuto l'assenza; e rispettava la dignità insita in ogni vita. Una dignità che non si ferma alle frontiere e non può essere cancellata dai dittatori”.

“Ci ha reso presidenti migliori”. Così l'ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha onorato la memoria del senatore, suo antagonista nella presidenziali del 2008. Con levità e trasporto, Obama ha descritto "un uomo straordinario, un combattente, uno statista, un patriota che ha incarnato il meglio dell'America”. Ha poi sottolineato i valori del senatore repubblicano, il fatto che pur da conservatore riconosceva come "alcuni principi trascendono la politica, alcuni valori trascendono i partiti". "Ci sono cose per le quali vale la pena rischiare tutto - ha detto Obama - principi che sono eterni, verità che sono durature. John ci ha esortato ad essere migliori, perché una politica che intende mostrarsi dura nei fatti nasce dalla paura.”

In un certo senso un evento triste come è sempre l'ultimo saluto ad una persona cara - e in questo caso una esponente di primo piano della politica americana - si è trasformato in una occasione per riflettere su quel modo di intendere la politica che mi ha sempre affascinato, dagli anni del '68 in qua: con dignità al servizio dei cittadini per costruire ponti tra le persone.
Ci abbiamo provato spesso, forse qualche volta ci siamo riusciti, o almeno ci siamo andati vicino.

(Tiziano Conti)

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