Sanità, la Cgil pensa al superamento dei ticket

Pubblicata il 1 ottobre 2018

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Lugo (Ra). Da tempo è ripresa una discussione sulla sanità. Il tema è quello che viene definito un mare magnum e abbiamo deciso di procedere per piccoli passi. Il nostro interlocutore è Sergio Baldini, coordinatore della Cgil dell'area lughese e da anni inpegnato in questo ambito.

La prima domanda è volutamente generale: quali sono le criticità ne mondo della sanità?
“Le criticità sono di due tipi: ci sono le criticità economiche e quelle dii sistema; le criticità economiche derivano dal sottofinanziamento del comparto o, se non vogliamo dare un giudizio a priori, da una forte riduzione del finanziamento destinato al sistema. L'altra che ho definito criticità del sistema riguarda l'attuale funzionamento e regolamentazione del sistema; sappiamo che nel nostro paese ci sono grandi disparità che incidono sulle modalità di gestione e di governo del sistema. Sono molto importanti perché le risorse sono di tutti e le risposte devono essere coerenti con i bisogni dei cittadini.
Per tornare più vicino a noi, nella nostra regione, ci sono criticità generate dall'integrazione fra pubblico e privato. La sanità privata di per se stessa non è un problema lo diventa se non è gestita in maniera corretta. Il settore privato è un valore quando si integra con quello pubblico, quando non lo sostituisce e quando, diciamo, sopperisce a bisogni di attività, il settore privato diventa invece un problema quando gli si delegano le attività ordinarie, quelle strutturali che il pubblico dovrebbe fare. In questo modo il pubblico perde una parte delle competenze, non ha il controllo totale del sistema; se delego una serie di importanti prestazioni al settore privato quest'ultimo prima o poi mi detterà delle condizioni. Non dimentichiamoci che il settore pubblico ha il dovere di rispondere a tutti cittadini, mentre quello privato fa scelte di mercato. Voglio poi ricordare che le prestazioni nel privato costano di più, fino al 150% di quel che costerebbero nell'ambito pubblico. Non voglio dire che costano di più al singolo cittadino, ma quella maggiorazione si scarica sul sistema sanitario e quindi indirettamente tutti ci rimettono perché calano le risorse a disposizione del sistema.”

Rimaniamo su tema delle risorse, e parliamo di ticket un tema quanto mai attuale e che suscita crescenti perplessità.
“Questo strumento era nato con un duplice scopo quello di sostenere economicamente la sanità pubblica quindi un cofinanziamento da parte dei cittadini e quello di favorire la correttezza delle prestazioni per evitare eventuali abusi da parte di alcuni. Dopo diversi anni vediamo che questo strumento non fa la differenza anche perché tutte le volte che si sono fatte delle stime rispetto agli incassi quelli reali sono stati minori. Che cosa ha prodotto? Sostanzialmente nelle fasce basse di reddito ha spinto molti a rinunciare alle cure. Va detto che nella nostra regione la situazione è migliorata grazie agli interventi del governo locale che hanno sostenuto le persone maggiormente colpite dalla crisi economica. Lo strumento del ticket resta comunque iniquo.”

Pensate a qualche proposta specifica?
“Abbiamo già avanzato proposte ma partiamo dalla constatazione che il sistema salute è sottofinanziato e in diverse parti malgestito. Oggi il ticket può essere superato, gli effetti che ha prodotto sono sostanzialmente tre: la fascia debole della popolazione si è allontanata dal sistema sanitario, chi ha le risorse economiche ha ritenuto più vantaggioso, in alcuni casi, rivolgersi alle strutture private, non è stato risolto il problema dell'appropriatezza delle prestazioni perché è il medico, non l'utente a decidere di quali prestazioni c'è bisogno e in ultima analisi caricare sul cittadini una responsabilità che non ha non è proprio corretto.
Possiamo quindi dire, sulla base delle analisi fatte che il ticket è strumento inefficace e da superare; non è il male dei mali ma è una stortura importante del sistema.”

E come superare, allora, questo ostacolo?
“Dobbiamo ricordarci che il cittadino accede al sistema sanitario attraverso i medici di base, che sono nel complesso straordinari professionisti che non sono obbligatoriamente correlarsi con il sistema nel suo complesso. E' su questa porta di ingresso che bisogna cominciare ad agire.”

(m.z.)

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