Deficienti

Pubblicata il 15 ottobre 2018

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Se voi però avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro.
Gli uni son la mia Patria, gli altri miei stranieri.
(Don Milani)


Non temete, non mi sono convertito al politicamente scorretto.
Anche se la tentazione è forte.
Diventare come loro no, mai.

Nel libro “La mossa del cavallo” Vittorio Foa scrive che l'impresa più grande fu attraversare l'inferno nazifascista senza scendere al livello del nemico, preservando la propria umanità.
Non tutti e non sempre ci riuscirono.

Molta acqua è passata sotto i ponti ma gli impulsi dell'animo umano, quando non sono orientati dalla cultura e da convenzioni sociali che ne imbriglino la selvaticità, sono sempre gli stessi.
Allorché lo scontro diventa aspro, se hai dentro qualcosa di buono é bene cercare di non perderlo.
Pur se l'indignazione è forte, ti urla dentro, preme per uscire rompendo le sbarre convenzionali.
Un po' di sana rabbia, trasgressiva, non farebbe male a questa sinistra disanimata, capace di accendersi solo per dispute interne.

Ogni limite ha una pazienza diceva Totò, quando si riusciva ancora a sorridere.
Malgrado non si stesse certo meglio di oggi.
Anche allora c'erano i poveri.
E la corruzione, che é nata con l'uomo.
Nemmeno a xenofobia si scherzava, e non c'erano ancora i migranti, né economici né politici che, quando fuggivano dai loro Paesi non venivano in Italia, quello dell'accoglienza é un mito, gli armeni scampati all'olocausto si rifugiarono in Francia, non da noi, e così gli altri perseguitati, tranne un po' di ungheresi nel '56.
Qualcuno voleva tirare su un muro ad Ancona, Trump non ha inventato niente, furono i partiti, tutti, che favorirono l'integrazione anziché alimentare i pregiudizi.
Le pensioni, poi, quando c'erano, non bastavano a garantire una vecchiaia serena.
Non basteranno mai se non c'è lavoro e non si versano contributi, i pozzi prima o poi si seccano se non piove.
Le tasse invece erano più basse, ma in compenso venivano evase anche allora, c'è sempre stato un patto non scritto fra politica e contribuenti: voi mi votate e io chiudo un occhio, oggi lo chiamano fisco amico, grande é la confusione delle parole.
Quel che è cambiato è il numero dei deficienti.
Non che in passato mancassero, ce ne erano, ma non così tanti.
Se non temessimo di essere accusati di elitarismo lo definiremmo un fenomeno socio culturale.
Che speriamo transitorio.

Non si sa nemmeno come sia accaduto.
L'inquinamento, certo, bene non fa.
Quando ce n'è siamo accorti era troppo tardi.
Un po' come in quel film degli anni sessanta, L'invasione degli ultracorpi.
Al punto in cui stanno le cose é forse opportuno che io chiarisca il significato di quella parola.
Che non vuole essere offensiva.

Anche Salvini ogni volta che dice “ignorante” a qualcuno, e accade spesso, si premura di precisare, per riguardo al destinatario, “nel senso che ignora le cose di cui parla”.
Il capo della Lega, si sa, è un uomo d'onore.
E io non voglio essere da meno.

Per scrupolo sono andato a consultare vocabolari ed enciclopedie e ho avuto conferma che il termine deficiente se nell'uso comune può prestarsi al dileggio, in quello classico é assolutamente rispettoso.
Ed è in tal senso che ho inteso utilizzarlo, come participio presente del latino deficere: mancare.
“Che viene meno, mancante, insufficiente al bisogno” elenca la Treccani.
Che formula come esempio di linguaggio parlato “supplire alle forze deficienti”.
A pensarci bene potrebbe essere il manifesto di un programma elettorale.
Vasto davvero.

A chi manca la sensibilità, a chi l'umanità, a chi difetta la cultura, la modestia, la prudenza, il buonsenso e così via, a seconda dei casi, strettamente personali, con rispetto parlando.

Che se uno crede davvero che i guai dell'Italia dipendano da Soros e da un complotto internazionale (perché poi dovrebbero avercela con noi e non con la Spagna o il Portogallo resta un mistero glorioso) beh, qualcosa gli manca, non so cosa ma gli manca.

E se Richetti, alla terza legislatura, portavoce di un Governo che ha attribuito a un difetto di comunicazione le sue( e le nostre) disgrazie, renziano dai tempi delle prime riunioni a Firenze, si presenta come l'uomo che cambierà le cose, beh, anche a lui difetta qualcosa, in primo luogo il rispetto.

O forse pensa che manchi a noi un po' di comprendonio.

La prima volta puoi presentarti come nuovo, la seconda lavato con Perlana, la terza infeltrisci.
Sono tempi disinvolti.
E tenebrosi.
A Lampedusa nell'anniversario del martirio non c'era nessuno.
A Riace, nel regno dell'andrangheta, lo Stato ristabilisce la sua autorità mettendo ai domiciliari il Sindaco “che da le giovani nigeriane in pasto agli anziani del paese”.
Oltre all'inchiesta l'oltraggio vigliacco.
A un uomo per bene.
Se fossi il Sindaco di Riace farei come Domenico Lucano.

In Italia si celebrano migliaia di matrimoni fasulli, per ragioni mille volte più immorali di quella di regolarizzare la posizione di una donna che fugge dalla miseria.
Il nord è pieno di splendide mamme e nonne depredate al sud con la violenza del bisogno.
In tempi lontani, quando non avevamo ancora una legge orribile come la Bossi-Fini che ha classificato come reato quel che non lo è, ho offerto domicilio a un giovane nigeriano irregolare, un gran lavoratore, una brava persona, anche un buon Cristiano, per quel che vale.
Una piccola cosa di una piccola vita.
Ne vado ancora orgoglioso.

Nessuno è al di sopra della legge ma è grazie alla disobbedienza civile di uomini come Gandhi e Martin Luther King che l'umanità ha spostato in avanti le frontiere della dignità umana.
La marcia di Selma non era legale.
Ma né le percosse né il carcere dissuasero i partecipanti.
Nella sua “lettera ai giudici”, in occasione del processo che lo vide accusato di apologia di reato per aver difeso “31 ragazzi italiani incarcerati per il loro ideale”, don Milani scrive “l'obbedienza non è più una virtù”.

“Non posso dire ai miei ragazzi di Barbiana che l'unico modo di amare la legge è d'obbedirla. Posso solo dire loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste ( cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste (quando cioè sanzionano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate. Quando é l'ora non c'è scuola più grande che pagare di persona un'obiezione di coscienza. Chi paga di persona testimonia che vuole la legge migliore, cioè che ama la legge più degli altri”.

Gli altri che scherniscono chi si batte per un ideale di solidarietà umana e chiudono gli occhi di fronte agli orrori del mondo.
“Prima che io arrivassi- scrive don Milani- i ragazzi della mia scuola lavoravano 12 ore al giorno 365 giorni all'anno per procurare lana e cacio a quelli che stanno in città. Nessuno aveva da ridire. Ora che quell'orario glielo faccio fare a scuola dicono che li sacrifico”.

Non è cambiato niente.

Niente .

La battaglia per la giustizia non è mai vinta.
Ma vale sempre la pena di combatterla.
Diciamolo con le parole del prete di Barbiana: “Se non potremo salvare l'umanità, ci salveremo almeno l'anima”.
Forse.

(Guido Tampieri)

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