Pari Opportunità: un'opportunità

Pubblicata il 18 ottobre 2018

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Pari Opportunità: un
Imola. Nei giorni scorsi l'Amministrazione comunale ha emesso il bando per il rinnovo della Commissione Pari Opportunità del Comune, scaduta un mese prima delle recenti elezioni amministrative.

La Commissione è prevista dall'art. 27 dello Statuto del Comune di Imola, un regolamento ne regola il funzionamento ed è composta da rappresentanti delle Associazioni femminili del territorio nonché da donne autocandidate con competenze specifiche di genere, selezionate dall'Assessore al ramo. Le consigliere comunali sono invitate permanenti.

Alla luce dell'esperienza svolta fino ad oggi, il rinnovo è l'occasione per alcune riflessioni. C'è ancora bisogno di politiche di pari opportunità nate in una fase politica molto diversa da quella attuale e lontana ormai quasi 30 anni? E cosa hanno prodotto quelle politiche? Certamente sono stati fatti passi avanti dal punto di vista del senso comune e dell'evoluzione normativa anche se in tempi troppo lunghi rispetto alle esigenze reali. Quando si tratta di donne accade spesso. Basta ripercorrere la storia delle tappe di questo percorso. Negli ultimi decenni appuntamenti internazionali come le Conferenze di Nairobi e di Pechino hanno affrontato a livello globale il tema dei diritti delle donne. E' stata varata la Convenzione di Istanbul sulle forme di violenza di genere nel mondo, sono nati movimenti in molti Paesi, la Regione Emilia Romagna ha approvato la legge quadro sulla parità di genere (L. n. 6//2014) e recentemente il Consiglio Comunale di Imola ha deliberato l'adesione alla Carta europea per l'uguaglianza e la parità dei Comuni d'Europa. Ma i proclami e le leggi non bastano. Occorre applicarli. Proprio in queste settimane stiamo assistendo ad un pesante attacco ai diritti delle donne su più fronti.

Le politiche di pari opprtunità si fondano sul presupposto della differenza di genere. Le donne e gli uomini sono uguali in quanto cittadini titolari di diritti ma non lo sono nella condizione di vita, nei ruoli sociali, nella mentalità diffusa fondata su stereotipi segreganti. Esiste una differenza di visione, di esperienza, di status e nel sentir/si fra i generi che richiede una sintesi di relazione fra i sessi diversa dal passato. Una sintesi che riconosca le differenze e le legittimi allo stesso modo immaginando un sistema riequilibrato dei poteri, nelle opportunità di lavoro, nella rappresentanza politica, nell'assunzione del lavoro di cura e di riproduzione all'interno della famiglia e della società. Se a monte c'è uno squilibrio, cioè un disuguale diritto alla libertà di scelta dei percorsi di vita, alla possibilità di contare nelle decisioni, a valorizzare talenti, intelligenze, saperi, allora servono azioni di riequilibrio, cioè azioni positive tese a colmare la differenza di opportunità oggi penalizzante per le donne. Questa prospettiva non è affatto equivalente all'assunzione da parte delle donne di modelli maschili dati nel raggiungere posizioni di potere. Anzi, questo rafforza i modelli maschili dominanti a scapito della reale possibilità delle donne di scegliere percorsi di vita fuori dai vecchi stereotipi per ottenere una condizione autonoma di realizzazione personale a cui  necessariamente deve conseguire la redistribuzione dei compiti e della collocazione sociale ed economica dei due sessi.

Io credo che una Commissione Pari Opportunità nelle Istituzioni sia ancora un'opportunità. Occorre tuttavia reinterpretarne il ruolo in un contesto politico radicalmente cambiato, sia da parte delle donne che la compongono, sia da parte delle Istituzioni stesse. Rimane la funzione formalmente consultiva ma, vista la composizione e dato il contesto, servono un approccio e una funzione politici più incisivi. Interpretare e farsi portatrici di politiche di genere significa sapere fare massa critica per affermare la visione e la cultura che ne sono all'origine. Dunque occorre aprire un dialogo fra sede istituzionale e territorio, sede istituzionale e realtà che agisono all'esterno, distinguendo i livelli diversi di azione. La Commissione Pari Opportunità dovrebbe essere la sede di sintesi di un confronto fra i vari punti di vista per portare nelle istituzioni quella visione e quella cultura che sono la premessa delle politiche di genere. Si partecipa per dare un senso ad una sede collettiva che traduce le istanze delle donne al fine di condizionare e negoziare le politiche amministrative sul territorio. Se invece essa si riduce alla mera somma di Associazioni, finisce per marginalizzare e poi annullare il peso delle singole competenze che non sono espressione di queste ultime per l'evidente squilibrio di potere negoziale. Oggi paradossalmente uno spazio c'è, proprio per la presenza di un quadro politico profondamente trasformato, privo di partiti politici con il ruolo di intermediazione come nel passato. Utilizzare questo spazio è certamente sfidante. Affrontare la sfida significa che le Associazioni partecipano alla Commissione per contribuire ad un percorso comune. In questo obiettivo riconosco politiche di genere, che sono tali non solo per i contenuti che le caratterizzano ma anche per metodo.

D'altra parte vedremo se l'Amministrazione locale recentemente insediata dimostrerà la volontà di valorizzare la Commissione per acquisire pareri e proposte al fine di realizzare politiche concrete e tangibili finalizzate al riequilibrio fra i generi e alla costruzione di soluzioni adeguate ai tanti problemi ancora aperti sul territorio. Le ultime Amministrazioni non sono state all'altezza del compito se non parzialmente, delegandolo al solo Assessorato competente e dimostrando una visione poco chiara e angusta tanto da inserire le politiche di pari opportunità nell'area di bilancio dedicata alle persone disagiate. Una collocazione che esprime una concezione in arretramento di oltre 30 anni. Assumere la questione della relazione fra i generi significa vederne la trasversalità ai vari ambiti della politica locale adottando strategie precise e incisive. E' auspicabile che il faticoso lavoro svolto negli utlimi 5 anni, le proposte prodotte frutto di un impegno volontario profuso nel tempo sottratto ai mille compiti che ogni giorno come donne assolviamo, non sia vanificato e sia  un punto di ripartenza per la nuova Commissione e per l'Assessora recentemente insediata. Infine la composizione. Occorre uno strumento snello, con supporti concreti e componenti autocandidate accuratamente selezionate con reali competenze e capacità di contributo, non solo animate da un generico interesse alle tematiche di genere.

(Virna Gioiellieri) 

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