L'importanza di non essere onesto

Pubblicata il 26 ottobre 2018

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“Ma perché avete avuto bisogno di mentire, come lo spiegate?”
“Beh, ho mentito e basta; una volta mentito non volevo più correggermi. Per che motivo un uomo mente certe volte?” (Dostoevskij)


La vicenda della manina scomparsa ci ha coperto di ridicolo.
Ma c'è poco da ridere.
Mentre scrivo lo spread è a 320 e un'agenzia di rating ci ha declassato a un passo dalla spazzatura.
Ogni italiano è più povero.
E chi crede ancora sia colpa di Junker è più scemo.
Nessun Paese europeo, a partire dall'Austria del sovranista Kurtz, approva il nostro operato.
Per trovare un “amico” bisogna arrivare a Mosca.

Abbiamo paura degli immigrati, più della camorra,alla quale ci siamo assuefatti, forse perché è a chilometro zero.
Siamo spaventati dal futuro che, di suo, male non fa, è lì, come sempre, incognito, aspetta solo che noi lo riempiamo coi nostri comportamenti.
Invece è di quei due che dobbiamo preoccuparci, anche coloro che sono scontenti di quel che c'era prima, vivono un ritorno dei renziani come una minaccia, e non vedono all'orizzonte un'alternativa politica.

Forse é il caso che le persone che vogliono un'Italia migliore, animate da impulsi generosi e non dai pensieri egoisti e livorosi che hanno prodotto nel Paese una mutazione culturale regressiva, si interroghino su dove stia andando la barca su cui sono fiduciosamente salite.
Credere, obbedire, combattere, ma per cosa?
Quale futuro c'è dietro l'angolo, quale idea di sviluppo, di società, di comunità viene fuori sommando i sentimenti, i progetti, gli atti dei partiti al governo?
Quale concezione della libertà, del pluralismo, dell'onestà, della giustizia?
E del merito, quando mandi a “normalizzare” la Rai un “operatore culturale” che sbaglia di 10 anni la ricorrenza delle leggi razziali in Italia.

Che modello di umanità è quello in cui i bambini “di un'altra razza” non possono mangiare assieme ai nostri figli in una scuola pubblica e devono pagare una retta maggiore di un professionista col suv che figura indigente all'Isee e forse bisognerà dargli un sussidio?
Travaglio si arrampica sui vetri per disgiungere le responsabilità della coppia nella procreazione dei figli, uno è mio, uno è tuo, l'ultimo, illegittimo, è stato infine riconosciuto, per salvare le apparenze.
Ma è la somma che fa il totale, la fecondazione i bambini e le parti l'insieme che è, nel nostro caso, la costruzione più velleitaria e sconclusionata che esseri umani hanno concepito dal tempo della torre di Babele.
Anche allora ci fu un consenso di popolo.
A rovinare tutto furono i poteri forti.
Il più forte, a quanto si dice.
Questa volta il Suo intervento non sarà necessario.
Si perderanno da soli.
Sono troppi, purtroppo, ma sono anche troppo, troppo di tutto.
Atti, parole, presenze.

Renzi non ha insegnato niente.
Il volto di Salvini incombe, deborda, opprime.
Su quel palco del circo Massimo DiMaio ha promesso la felicità, ha detto che conquisteranno da soli l'Europa, il mondo forse, DiBattista é in America in avanscoperta.
Un delirio di onnipotenza.
Mancava solo il mappamondo di Chaplin.
Una risata li ha creati e una risata li seppellirà.
Se prima non seppelliscono noi.

Che non è nemmen vero che fanno quello che avevano promesso.
Nessun programma prevedeva flat tax e “reddito di cittadinanza” che stanno assieme come i cavoli a merenda, né tutte le altre uscite clientelari che hanno preso il posto degli investimenti.
In nome un ideologia che pretende di aumentare le spese mentre riduce le entrate, facendo crollare qualsiasi bilancio come un ponte senza piloni.
Le macerie ricadranno su poveri e meno poveri.
Daranno la colpa alla Spagna.

Abbassare le tasse a chi ha di più non solo è incostituzionale e rappresenta, come si diceva un tempo, uno schiaffo alla miseria, ma non aiuta nemmeno l'economia perché più di tanto, anche se si sforzano, i ricchi non possono consumare e tendono piuttosto ad accumulare, accantonare, a volte occultare, sottraendo risorse al circuito dello sviluppo.
Dopo gli sgravi fiscali del 1981 voluti da Reagan la disoccupazione aumentò.
La replica alle critiche fu che tutto dipendeva dalle politiche del passato.
Niente di nuovo, e di rivoluzionario sotto il sole.
Solamente una ininterrotta campagna elettorale.
Se volete dire bugie mostrateci almeno un po' di rispetto.

È falso che pagando meno paghiamo tutti, come dimostrano i casi opposti della Grecia, con un'aliquota piatta al 20% e il record dell'evasione, e della Svizzera, con un prelievo differenziato ed efficace.
È vero, invece, che facendo pagare tutti si creano le condizioni per far pagare meno a chi paga troppo.
Invertendo l'ordine dei fattori, in questo caso, il risultato cambia.
Alla grande.
Quella del fisco amico è una fola per i gonzi.
Nasconde un fisco disarmato e una politica complice.
Non si può essere amici, contemporaneamente, degli onesti e dei disonesti.
Non puoi essere avvocato difensore del popolo, come declama Conte, e dei contribuenti infedeli.

Una mano tesa verso chi è in difficoltà deve essere anche una mano ferma nell'esigere da ciascuno secondo le sue possibilità.
Oggi è tecnicamente possibile compiere accertamenti veritieri, separate il loglio dal grano, rendere giustizia agli onesti.
Non è questa la strada imboccata dal decreto ingannevolmente ribattezzato pace fiscale.
Nella foresta vivente dei condonati, dietro brave persone che non hanno potuto, si nascondono fior di evasori che non hanno voluto.
Nei Paesi civili li chiamano ladri, non usano coccolarli né apprezzano i loro amici politici.

“Mi fa venire il voltastomaco - ha dichiarato il ministro Costa che quando serviva l'Arma, ha contrastato l'abusivismo a Ischia - speriamo nel Parlamento”.
Anche noi abbiamo il voltastomaco, ma qui non si tratta di correggere un testo blindato da un patto scellerato, ma delle teste, malate di demagogia.
I ministri tecnici di questo Governo prima o poi lo capiranno.
Non c'è stato nessun errore,la manina ha vagato solo nei meandri della mente di DiMaio.
Salvini, in questo caso, non è stato scemo né bugiardo, quel provvedimento lo voleva proprio così, con gli evasori, i riciclatori, tutte le porcherie che il suo socio ha ben elencato.
Una maxi porcata, cui la Lega ci ha abituato, ridimensionata, ora, a porcata ordinaria.
Che la setta degli onesti ha mandato giù come acqua fresca.

Mai condoni, avevano giurato.
È bastato cambiargli nome.
Digeriranno onestamente anche il decreto sicurezza, vedrete.
Il tutto in cambio di un dogma assistenziale.
Che non basta per accreditare l'interpretazione di un'anima grillina di sinistra.

Se scorriamo le tesi della destra sociale, io ho in casa un libro di Alemanno, si capisce che questa connessione, che molti vecchi amici tendono ad accreditare, è imprudente.
Altre sono le strade di emancipazione sociale e culturale che storicamente la sinistra ha indicato.
Dietro la foglia di Fico - che non va più in autobus, non si avverte alcuna inquietudine.
La base grillina ha accolto Farage e Salvini.
Se non reagisce a scelte reazionarie e perché non ha cultura di sinistra.
Né istituzionale.
La sua cifra identitaria, direbbe Croce, é “una feroce gioia contro le istituzioni”.

Le parole indirizzate a un Presidente della Repubblica “fastidioso” non sono quelle di “una DC arrabbiata”.
Ditelo a Bersani.
Il passaggio di elettori un tempo di sinistra nelle loro fila non ne ridefinisce la natura.
In Emilia-Romagna la diaspora ha premiato la Lega, e così in Trentino.
Ed è più di destra di prima.

Due cose sono chiare.
Che i partiti della sinistra non sono all'altezza del momento.
E che però una parte della “nostra gente” ha lasciato per strada, lungo i tornanti della crisi, non solo la fiducia ma brandelli delle sue convinzioni e dei suoi valori.
A costo di sembrare elitario: non si diventa xenofobi per l'arrivo dei profughi, sovranisti dopo essere stati internazionalisti, intolleranti dopo aver predicato il dialogo, Salviniani quando un tempo eravate umani.

C'è di che riflettere per tutti.

(Guido Tampieri)

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