Quale Europa?

Pubblicata il 31 ottobre 2018

Vai alla sezione Dal mondo »

Quale Europa?
Europa si? Europa no! Il dibattito quotidiano tende ad inasprirsi e ad assumere toni non sempre corretti sia dal punto di vista formale sia da quello economico/politico/sociale. Probabilmente ci veniamo a trovare davanti ad un peana decisamente famigliare: nell'impossibilità, dovuta a fattori diversi e preponderanti, di mettere bene in risalto le proprie problematiche risulta molto più facile individuare un nemico.

In questo caso (la disputa sull'Europa) il male va equamente diviso a metà: da un lato la non corretta impostazione del Def che riesce sia a non identificare correttamente i reali bisogni ed indirizzi di liquidità nella struttura del mercato Italiano e nel non riuscire a determinare con forza e decisione quelle che possono essere le contropartite (che sono tante) e dall'altro un'Europa decisamente a senso unico, assolutamente incapace di guardare prima in casa propria, poi in quella degli altri stati membri.

L'equilibrio sociale ed economico di uno stato, qualunque esso sia, risulta essere esattamente identico a quello di una famiglia: occorre rinvenire sempre maggiore disponibilità economica in grado di affrontare il crescere dei bisogni e, dall'altro, risulta indispensabile determinare un corretto equilibrio tra valore finanziario e ricorso al finanziamento esterno.
Non troppi anni fa, è bene ricordare, la scintilla della crisi che tuttora ci sta attanagliando, viene individuata nella troppo facile concessione di prestiti di varia natura: all'inizio furono finanziamenti finalizzati alla costruzione di solide contropartite (mutui prima casa e comunque immobiliari o produttivi), poi si passò a concedere prestiti su beni di consumo senza valutare correttamente se la durata ed il valore del bene corrispondevano con la durata del prestito, poi si finì con il concedere prestito a copertura di altro prestito avvalendosi della stessa garanzia. Ora, il debito dello Stato Italiano è di molto superiore alla capacità di produzione di reddito dello stesso e decidere di aumentarlo in assenza di indirizzo di sviluppo certo equivale esattamente a concedere credito su credito.

In contropartita, chi ci critica, cerca di imporci freni oltre che a nuovi indirizzi, minacciando seri e gravi provvedimenti, ha ben poco da stare sereno: sarebbe opportuno prima lavare i panni non proprio puliti che abbiano in casa prima di criticare quelli degli altri. Un calcolo prudenziale stima in un ammontare di 1000 MM di € (miliardi di euro) annui la quantità di elusione ed evasione all'interno dell'Unione Europea, molti se non proprio tutti sanno perfettamente dove nasca e ristagni, alcuni si sono fatti promotori di iniziative atte ad arginare le vistose falle con risultati pressoché nulli e, immancabile, non è difficile individuare frotte di insabbiatori e "benpensanti".

La gigantesca falla sta nella facile vita di molte multinazionali (oltre 300 sigle Pepsi Cola, Abbott, Amazon e Deutsche Bank per citarne alcune) che riescono a pagare tasse inferiori all'1% del reddito, che poi viene puntualmente indirizzato verso paradisi fiscali extra-Europei e non solo: particolarmente gradito l'indirizzo Lussemburghese.

Nel novembre del 2014 l'International Consortium of Investigative Journalist venne in possesso di quasi trentamila documenti segretissimi che individuavano con certezza tutte le crepe e le scappatoie di un sistema che anteponeva l'interesse di pochissimi a quello di tutti gli altri: i due impiegati infedeli che avevano trafugato i documenti furono processati e condannati mentre gli accusati continuarono a vivere all'ombra di un assenso silenzioso.
La storia prosegue con documenti che nessuno può consultare, altri a disposizione dei parlamentari europei ma solo in certi orari, in stanze sigillate, in assenza di fotocopiatrici e strumenti di registrazione; poi ci sono le carte che sono scomparse e per finire, una legislazione Europea che sembra coniata appositamente in difesa dei soliti interessi: in materia fiscale è prevista l'unanimità nella votazione quindi anche il no di un solo stato blocca tutto (sigh!).

Osservando il Presidente del Consiglio europeo (l'italiano e forzista Tajani) scagliarsi con veemenza contro la linea economica presentata dal consiglio Italiano viene da sorridere: tutti gli errori da una sola parte! Tra gli Stati membri, è bene ricordarlo, si annovera, fondatore, il Granducato del Lussemburgo, che in più di un'occasione è stato oggetto di indagini, inchieste, interpellanze, interrogazioni. Forse non tutti ricordano e sanno (male, molto male ...) che la P2 Italiana era ben rappresentata nel piccolo ma ricchissimo Granducato: Il signor Gelli Licio e il signor Calvi Lucio erano ben rappresentati e presenti nelle liste finanziarie del piccolo stato (Chinon Holding Sa si chiamava il conto segreto del Gelli) e frequenti sono stati i movimenti di entrambi (anche tra loro stessi). Il povero e defunto Gelli poi, possedeva un "conticino" in una banca svizzera di oltre 150.000.000.000 di lire, tutti provenienti dal crac del Banco Ambrosiano che, se non vado errato, era gestito proprio dal Calvi.

Per finire, forse il risultato di quanto sopra a conferma, nel piccolo Granducato racchiuso nel cuore della vecchia Europa, paese di provenienza di Junker (Presidente del consiglio dal 1995 al 2013 e a un anno dalla fine del suo mandato in Europa) il circa mezzo milione di cittadini gode di un Pil pro capite di circa 120.000 $ pro-capite: il più alto del mondo. Sembra di capire che siano così ricchi grazie alle tasse risparmiate da pochi, mentre i molti europei stanno per toccare il fondo.
Attenzione quindi nell'individuare il nemico corretto, le possibili medicine e cure oltre che il medico professionale e deciso: la sensazione è che venga a mancare tutto questo.

(Mauro Magnani)

Condividi questa notizia

facebook twitter linkedin google email

Condividi

facebook twitter linkedin google email
Ultime notizie di
"Dal mondo" Vedi tutte »
Iscriviti alla newsletter
Meteo fra Bologna e il mare
Segui leggilanotizia
Tutte le sezioni
Notizie per località
Credits
Editore Xaiel srl
Via Rio Palazzi, 37
40026 Imola (BO)
direttore@leggilanotizia.it

P.IVA 02226881205
© Copyright 2011 Xaiel srl.
Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata.

Testata registrata presso il Tribunale di Bologna n.8167 del 16 marzo 2011. Iscrizione al Registro degli Operatori di Comunicazione n. 15545

Questo sito è interamente gestito con il CMS i-Plug
Realizzazione sito:
Punto Triplo Srl

Cookie Policy
Informativa Privacy