Molti nemici poco onore

Pubblicata il 3 novembre 2018

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Le parole sono azioni: nessuno deve proferire parole di cui domani potrebbe vergognarsi.
Il controllo sul linguaggio è un obbligo morale e insieme politico. (Lettera di Freud a Thomas Mann)

Lì per lì non ci volevo credere.
Vabbé l'età, mi sono detto, in fondo anch'io comincio a perdere dei colpi, per via di quelle celluline grigie, tanto care a Poirot, che muoiono a frotte ogni minuto.
É pur sempre un uomo delle istituzioni, ho pensato, tutta la vita passata nei palazzi del potere, i grillini direbbero che appartiene alla casta, se non fosse per quella conversione purificatrice.
Ha persino la pensione d'oro, anzi di platino.
Uno di noi, insomma: élite.
Poi sa di economia, collabora col leghista Borghi, il nuovo Keynes.

Nei confronti di Paolo Savona, per dirla tutta, nutrivo un pregiudizio.
Positivo, però, altro che opposizione preconcetta.
Se arriverà un tifone, mi dicevo, il vecchio capitano, come nel romanzo di Conrad, ci porterà in salvo.
È stato al governo con Ciampi, indimenticato statista, vero europeista.

Savona, in verità, per via che una rivoluzione deve sempre cambiare il linguaggio ( chi non ricorda la pseudo lingua del romanzo di Orwell, 1984?) non ama definirsi europeista ma europeo, che a me sembra significhi solamente che vive in queste contrade anziché in Asia, ragion per cui continuerò a definirmi europeista, anche per distinguermi da chi il vecchio continente non lo vuole vedere unito.
Per me, comunque, i suoi trascorsi erano una garanzia.
Anche se non capivo come si potessero servire degnamente strategie politico-economiche opposte.

Ciampi, lo ricordo bene, aveva un'attenzione assoluta al debito, che riportò sotto quota 100 nel rapporto col PIL.
Senza azzuffarsi con tutti, senza attaccare le Istituzioni europee, senza pregiudizio dello sviluppo e dell'occupazione.
Solo la produttività del sistema Paese è rimasta sempre uguale, bassa.

Ciampi con Salvini e Grillo ( non la Ministra, quello degli spettacoli sull'autismo, tra i lazzi e gli sghignazzi dell'inclito pubblico degli arditi del popolo) avrebbe a fatica preso un caffè ( era un uomo cortese).
E non avrebbe certo fatto condoni.
Savona, che é persona informata dei fatti, farebbe bene a dirlo, perché gli “onesti” sostengono che li hanno fatti tutti.
Men che meno Ciampi avrebbe proferito al riguardo le parole attribuite, con mia grande sorpresa, al suo antico ministro.
Così, non senza sensi di colpa per aver dato ospitalità ad un dubbio che avrei preferito respingere, come San Tommaso ho voluto toccare con mano.

Sono andato su Sky e ho guardato l'intervista rilasciata alla direttrice Ravetto.
Una, due, tre volte.
Le parole di Savona, al quale va dato atto di chiamare il condono col nome proprio con-dono e non con le definizioni di fantasia dei suoi soci, sono state: “è una forma di redistribuzione del reddito dai ricchi ai poveri”.
Così.
Non gli è nemmeno scappato da ridere, dai Ravetto, ho scherzato.

E in effetti se mio cugino Federico, operaio specializzato, diventa quello ricco, mentre il suo dentista, che dichiara la metà di lui, é quello povero ( se lo vedete su una BMV 5000 blù é perché si vergogna della sua condizione) finisce che far pagare tutte le tasse a Federico e condonare il dentista è un'opera di giustizia.

È il mondo capovolto: il regalo dello Stato a chi tradisce il patto di comunità, foss'anche per multe non pagate, visto che gli altri cittadini, per dovere, l'hanno fatto, viene non solo giustificato, che se ne sono visti altri, ma addirittura nobilitato.
“L'abbiamo adottato per motivi etici” ha voluto strafare Savona, alzando la posta fino al cielo.
Milioni di motivi etici.
Che una volta chiamavamo clientelari.

In quale scritto di Dahrendorf, visto che ama citarlo, il professor Savona trova conforto alle sue tesi morali?
E che considerazione della verità può avere gente che ieri attestava la sua onestà col rifiuto della pratica dei condoni e oggi accampa una superiorità perché li adotta?

Gente che vende una crescita del PIL 2 punti sopra quella reale, un aumento massiccio dell'export di fronte a una previsione di invarianza degli scambi mondiali, un intervento dello Stato a sostegno delle banche in difficoltà ma, dice Silvan DiMaio “senza mettere le mani nelle tasche dei contribuenti”, e “l'assunzione dei nostri giovani migliori, quelli che vanno all'estero” come conseguenza diretta della revisione della Fornero.
Come se non conoscessimo la difficoltà della piccola e media impresa italiana ad assorbire le figure professionali di più alta qualificazione e a retribuirle adeguatamente.
Non avevo compreso le ragioni della contrarietà di Mattarella ad affidare al prof. Savona il dicastero dell'economia.
Ora lo so.

Speravo che l'Europa facesse investimenti, ha detto, aggiungendo che è la BCE che deve difendere l'Italia dalla crescita dello spread, ma non può perché non è nelle sue competenze.
Concludendo che se le cose non andranno secondo le previsioni il Governo non riesaminerà la manovra ( che è la sola cosa nella sua disponibilità ) ma il contesto in cui si inserisce ( su cui non ha la possibilità di incidere).
Giusta o sbagliata ( più verosimilmente) che sia, hanno fatto una manovra nella galleria del vento.
Senza tener conto di ciò che accade nel mondo.

Come se la BCE potesse fare ciò che vuole, le agenzie di rating non esistessero, gli interessi sullo spread li pagasse Putin, le banche italiane non fossero piene di titoli di Stato, l'Italia non avesse quel pò po' di debito.
Come se, tolti di mezzo i burocrati di Bruxelles, il cancelliere austriaco e tutte le altre nazioni europee fossero dalla nostra parte.
Una totale estraniazione dalla realtà.
Pericolosa come un fucile carico.

Come rapportarsi con il resto d'Europa lo suggerisce Berlin, che sta a Savona e DiMaio come la luce al buio: “ i conflitti, anche se non si può evitarli, possono essere attenuati, si può arrivare a un compromesso: nelle situazioni concrete non tutte le richieste hanno la stessa forza, si devono fissare delle priorità, mai definitive, mai assolute. La situazione concreta è determinante, é quasi tutto. A volte il rischio morale non può essere evitato. Possiamo assumerci il rischio di azioni drastiche ma non dobbiamo mai dimenticare che possiamo sbagliare. Le soluzioni utilitaristiche sono talvolta sbagliate ma più spesso sono benefiche. La cosa migliore, come regola generale, è mantenere un equilibrio precario che impedisca il sorgere di situazioni disperate. Questo è il il primo requisito per una società decente.”
E questo è anche il senso del richiamo fatto da quell'uomo prezioso che risponde al nome di Mario Draghi.
Un invito a stare entro i confini della decenza. Nel nostro interesse.
Parole quasi ovvie, nella loro veridicità.
Parole patriottiche, di una persona che vuole bene al suo Paese.
Parole vane perché, come canta Fossati, avete nella testa un maledetto muro.

(Guido Tampieri)

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