La nostra è un'epoca stimolante, ma per stare al passo occorre formarsi

Pubblicata il 13 novembre 2018

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La nostra è un
Di recente si è svolto un incontro, organizzato da Confartigianato Bologna Metropolitana, sul tema del Cambiamento, con un'ottica particolare sui nuovi sistemi economici e comunicativi, dedicato alle imprese del territorio metropolitano. Si è parlato, durante il dibattito, della necessità di investire, nel senso di creare le condizioni affinché le imprese, le attività professionali, le capacità di ognuno siano sempre competitive in un quadro in continua evoluzione.

Dall'inizio di questo secolo la solida cornice all'interno della quale i nostri sistemi operavano si è via via polverizzata. La lunga crisi e i veloci balzi in avanti della tecnologia ci hanno portati in un quadro in continuo movimento, senza più cornici e senza più limiti. Una scena dominata dai “grandi dati” e da chi li sa interpretare. Tutto ciò ha evidenziato un ritardo culturale dei sistemi sociali, educativi, politici ed economici ai quali ci siamo affidati per decenni. Una tradizionale solidità, percepita come sicurezza, che si è sfaldata come argilla, lasciando non di rado senza sostegni chi fa impresa e vuole investire.

Viviamo un'epoca stimolante, poiché siamo chiamati a guardare avanti, a immaginare, a comprendere cosa sarà domani. Allo stesso tempo è un'epoca inquietante, poiché il futuro è sempre un'incognita e per chi ha costruito nei decenni scorsi significa rimettersi in discussione. Significa, lo scrivo ancora, investire nel cambiamento. Investire continuamente e senza sosta in tecnologie, in formazione, in conoscenza. Nessuno può sentirsi o dirsi esente da ciò.

Non lo siamo noi, donne e uomini entrati nel mondo del lavoro quando ancora si usavano le macchine per scrivere. Non lo sono i giovani che già hanno trovato la loro occupazione, perché con questi ritmi di evoluzione presto rischierete di essere tagliati fuori. Non lo sono le famiglie e gli insegnanti, che devono rappresentare ai ragazzi una realtà nuova, fluida, liquida.

Qui dobbiamo fare uno sforzo collettivo affinché si affermi una nuova idea di cultura generata dalla fusione delle scienze e dell'ingegneria con le discipline umanistiche. Abbiamo bisogno di ingegneri, matematici, biologi, economisti. Ma abbiamo anche bisogno che questi giovani tecnici siano anche
formati adeguatamente a conoscere il pensiero umano e la storia, affinché possano utilizzare in modo etico le regole del mercato e il pensiero umano. Non può esserci un futuro accettabile se lo basiamo esclusivamente sugli algoritmi.

Investire nel cambiamento significa anche dedicare risorse e formazione nella comunicazione. Circa venti anni fa un gruppo di scienziati formulò il Clue Train Manifesto con il quale scardinarono tutto ciò che si intendeva per marketing. La prima tesi di questo Manifesto dice: “I mercati sono conversazioni”. L'avvento delle tecnologie che tutti noi portiamo in tasca ha cambiato il modo di produrre informazioni, di comunicare e di raccontare al mercato senza più confini la nostra impresa, il nostro prodotto.

Il diaframma fra la vita privata e quella professionale si è assottigliato fino a sparire, l'imprenditore è un brand personale ancor prima di governare un brand aziendale. La reputazione e la capacità di creare legami verticali, l'abilità è il know-how nell'utilizzo dei contenuti possono fare una grande differenza.

Io credo che territori avanzati come i nostri abbiano tutte le abilità necessarie a orientare il loro futuro. Qui ci sono tecnologie, risorse, importanti centri di formazione, a cominciare dalle università. Qui lavorano imprenditori illuminati, amministrazioni pubbliche sensibili alle dinamiche occupazionali e associazioni che vogliono distinguersi restando sempre al fianco delle aziende che evolvono. L'errore che non dobbiamo compiere è dividerci. Non è tempo di giochetti politici e ostruzionismi ideologici. Davanti a noi c'è un futuro ricco di insidie ma anche di opportunità. Solo restando uniti potremo assicurare al nostro territorio un ruolo di primo piano anche per le prossime generazioni.

(Amilcare Renzi)

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