Il teatro dei burattini

Pubblicata il 9 dicembre 2018

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Il teatro dei burattini
"Non intendo fare il burattinaio", con queste parole (ed altre) il sen. Renzi ha raggelato la rosa dei candidati alla segreteria di ciò che resta del PD. La prima ed immediata conseguenza si è avuta con il ritiro del candidato Minniti, a cui sono seguite altre iniziative di aggregazione o di particolare attenzione. Seguire le ben tristi vicende di tale competizione non è cosa facile e, con buona probabilità, del tutto inutile: con una sola immagine (da grande qual è!!) il vignettista Bucchi ci ha fornito una sintesi impagabile, sistemando il pensatore nudo di Rodin sopra la groppa di un toro meccanico (quelli usati negli States). A dire il vero, l'immagine dell'uomo nudo ricco della capacità di pensiero mal si addice ai partecipanti la tenzone, ma sorvoliamo.

La frase si presta comunque ad alcune osservazioni, in primis l'errore non trascurabile di aver sminuito la figura del burattinaio: è pur vero che quando assistiamo ad uno spettacolo di burattini (o marionette, quelle con i fili) restiamo affascinato dalle figurine che si agitano all'interno del piccolo teatro, ma la grande abilità, e il grande valore, risiede proprio nel personaggio (a volte più di uno) che, nascosto nell'ombra del sipario, fornisce loro movimento, voce, racconto.
Non trascurabile poi il fatto che, quasi sempre, è lo stesso burattinaio che ha confezionato i personaggi di legni e stoffa, donando loro colore e sembianza, poi, in seguito, la vita, anche se solo sotto la luce del teatro. Quindi, nulla di spregiativo, anzi: l'immagine della figura in esame va ben oltre quella del regista, assumendo in toto i ruoli di sceneggiatore, scrittore dei dialoghi, trova robe, scenografo, ecc. ecc.

Tuttavia, la frase del Renzi, da par suo, getta un'ombra di sprezzante discredito sui suoi (ex) compari di ventura di lotta politica, di credo: rappresentarli quali marionette unicamente mosse dai fili gestiti dal "padrone" o burattini, figurine caricaturali sostenute da un legnetto prive di vita propria rende appieno il carattere renziano: senza di me non siete nessuno, siete senza vita propria, incapaci di iniziative personali. Sembra di vederli, con i suoi occhi, mentre giacciono privi di vita nelle pause tra uno spettacolo e l'altro: mucchietti di legno e pezza inerti, immobili, senza vita. Se si aggiunge il buio della scatola ove sono riposti, il nulla.

Ma l'immagine principe della frase risiede nell'insieme del tutto: l'ambiente del teatro, specchio della realtà come nessun altro, il pubblico pagante, la favola che viene rappresentata, le marionette che si muovono in essenza di vita propria mentre vivono nella favola e, nell'ombra, il burattinaio che ci racconta quello che, ben confezionato, rappresenta, al momento, la verità, la sua verità, la verità della favola.
Poi il pubblico che ride, si diverte, se la gode. Hanno portato, è d'obbligo, anche i bambini: occorre che inizino a vedere e imparino a sorridere di quella che ora è una favola, ma una volta fuori e cresciuti, diverrà la realtà quotidiana, quella di sempre, la favola. Un po' triste a volte ...

Fermiamoci ad osservare il nudo pensatore di Rodin, accigliato mentre guarda lontano, con il mento appoggiato al pugno chiuso e il gomito che trova base sul ginocchio. Mentre lui pensa (?) i contatti del toro meccanico sono stati allacciati e l'interruttore di avvio sta per essere abbassato: alla prima sgroppata il povero pensatore finirà per terra, nella polvere e allora si che avrà materia del riflettere, del riflettere sulla sua insulsa stupidità e cecità. C'è chi dice che l'interruttore sia stato già abbassato e che la furia del toro sia particolarmente irruenta.

(Mauro Magnani)

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