Un'Italia sempre più disgregata, impaurita, incattivita, impoverita, e... vecchia

Pubblicata il 9 dicembre 2018

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Il 52° Rapporto Censis, presentato nei giorni scorsi, delinea il ritratto di un Paese in declino, in cerca di sicurezze che non trova, sempre più diviso tra un Sud che si spopola e un Centro-Nord che fa sempre più fatica a mantenere le promesse in materia di lavoro, stabilità, crescita, soprattutto futuro. "Il processo strutturale chiave dell'attuale situazione è l'assenza di prospettive di crescita, individuali e collettive", sintetizza il Censis.

I nostri concittadini, spiega il capitolo chiave sulla società italiana nel 2018, sono in preda a “una sorta di sovranismo psichico prima ancora che politico, che talvolta assume i profili paranoici della caccia al capro espiatorio, quando la cattiveria - dopo e oltre il rancore - diventa la leva cinica di un presunto riscatto e si dispiega in una conflittualità latente, individualizzata, pulviscolare”.

Gli italiani sono profondamente delusi, spiega il Censis. “Una prima forte delusione è quella di aver visto sfiorire la ripresa che l'anno scorso e fino all'inizio di quest'anno era stato vigorosa, e che è invece svanita sotto i nostri occhi, con un Pil negativo nel terzo trimestre di quest'anno dopo 14 mesi di crescita consecutiva. L'altra è che l'atteso cambiamento miracoloso promesso dalla politica non c'è stato. Oltre la metà degli italiani afferma che non è vero che le cose siano cambiate sul serio. E adesso è scattata la caccia al capro espiatorio: dopo il rancore, è la cattiveria che diventa la leva cinica di un presunto riscatto”.

L'annuale “Rapporto sulla situazione sociale del Paese”, redatto dal Censis, Centro studi investimenti sociali, sin dal 1967, viene considerato il più qualificato e completo strumento di interpretazione della realtà italiana.

A commento di queste parole, che ci fanno vedere la situazione del nostro paese meglio di qualsiasi fotografia, mi viene da pensare a quello che un amico che lavora tuttora in un istituto di credito mi raccontava nei giorni scorsi. Oggi è diventato diffuso il fenomeno di chi ha debiti verso la banca di dimensioni medio-piccole (venti, trenta mila euro) che va e dice: “Vi do la metà e la chiudiamo qui”, fidandosi del fatto che la procedura di recupero coatto può essere lunga, piena di ostacoli e i costi della procedura possono diventare tali da sconsigliare l'avvio della pratica.

I nostri nonni si rivolteranno nella tomba pensando a come vivevano il senso dell'onore, al tener fede alla parola data, al rispondere degli impegni assunti verso la collettività.
Ecco, siamo più incattiviti, siamo tra le nazioni che investono meno in formazione giovanile e universitaria (in Europa peggio di noi solo Romania, Bulgaria e Irlanda) e la metà della popolazione italiana è convinta che oggi chiunque possa diventare una “celebrità”: un terzo ritiene che la popolarità sui social network (dove urlare forte e spararla grossa è un segno distintivo) sia un elemento indispensabile per arrivare alla notorietà.
Saremo sempre più incattiviti o ci potrà interessare anche pensare a un domani virtuoso per noi, le nostre città, il nostro paese?

(Tiziano Conti)

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