L'insegnamento dell'odio

Pubblicata il 22 dicembre 2018

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E' specifico compito della cronaca riportarci le notizie e questa volta, a pochi giorni dal Natale, le notizie che ci giungono non sono buone, anzi non potrebbero essercene di peggiori. Una maestra, impiegata in una scuola di bimbi molto piccoli, inveiva verso i “diversi” apostrofandoli con ingiurie, motteggi e chissà cos'altro ancora. Nella prima culla al di fuori dalla sicurezza della famiglia si insegnava l'odio e il disprezzo verso chi ha caratteri somatici diversi dai nostri.

Puntuale come la luce del mattino, il consigliere comunale Carapia si unisce al coro dello sdegno e del biasimo e auspica l'installazione di videocamere all'interno degli istituti scolastici, possibilmente di ogni ordine e grado. Chissà se il consigliere ha avuto modo e tempo di riflettere sulla sua proposta che segue passo passo il “Decreto Sicurezza” che lui dovrebbe conoscere molto bene e se riesce a intravvedere la drammaticità della sua proposta.

Il solo pensiero che nella scuola, ambiente dedicato alla formazione, ci si possa sentire tranquilli unicamente se controllati da congegni-spia mi fa inorridire. Quale ambiente siamo in grado di offrire al nostro domani (i figli) se neppure all'interno di una scuola siamo in grado di garantire sicurezza e sicuro profitto?
Quali giovani stiamo crescendo se fra di loro alcuni inveiscono e alzano le mani verso gli insegnanti?
Quale l'ambiente di crescita, di studio e di preparazione per maestre che poi, nel rendere la loro cultura e preparazione fruibile ai giovani, provvedono ad investirli con lezioni di odio?
Quale sarà il risultato del loro lavoro?

Quale baco distruttivo si installerà nelle menti dei ragazzi che, abili nell'indispensabile emulazione, riverseranno quanto appreso? Le telecamere? E perchè no una guardia armata? Lucio si interrogava di quale mondo si trattava se occorreva chiamare “superman” per salvarci. La miseria del gesto dell'insegnante rispecchia fedelmente il seme dell'odio che altri, ben più importanti di Lei, consigliere Carapia, vanno spargendo ad ogni vento: raccolga il frutto della traccia che Lei sta seguendo e rifletta. Possibile che non si renda conto della grave affermazione del suo collega (in consiglio comunale) Palazzolo, che ha sentito il bisogno di riaffermare che la scuola è uguale per tutti. Davvero occorre che il Consigliere Palazzolo ce lo ricordi? Siamo a questo punto?

La vita mi ha riservato molti regali e quello più importante si chiamava Rossi Deanna: una maestra, una maestra con la “M” maiuscola, scomparsa un po' di tempo fa. Ricordo con immenso piacere e profondo senso di gratitudine quella scolaresca di piccoli pulcini tra i quali la sorte ne aveva individuato uno disabile, un maschietto su sedia a rotelle ma con un'intelligenza viva e presente al pari, se non più, di tutti gli altri.
La Deanna li prese in gruppo e li fece crescere insieme e nulla veniva compiuto se anche il meno fortunato non l'aveva compiuto. Ogni compagno più fortunato aveva compiti ed impegni precisi verso il ragazzo andicappato e tale impegno risultava tanto automatico quanto dovuto. Nulla vi era di obbligato: il tutto finiva naturalmente, di istinto, di solidarietà. I genitori, chiamati in causa, facevano a gara per procurare attrezzi, giocattoli e ogni sorta di strumenti utili al “diverso”: ricordo che costruii una scacchiera con un foro in ogni casella e un perno di legno sotto ogni pezzo, in modo che anche “Lui” potesse giocare come gli altri, insieme agli altri. Lo scopo della scolaresca intera e solidale era quella di procurare al compagno diversamente abile un posto nella vita, come a tutti gli altri.

Non vi era bisogno di telecamere, di controlli e di controllori: all'interno di quel gruppo di bimbetti una grande maestra li stava portando a misurarsi con la vita. Tutti insieme. Tutti eguali. Nessuno escluso.
Se oggi una maestra ha fatto quello che si dice, tutta la colpa ricade su di noi e ci umilia. Ricordo come termina la commedia dell'odio del William drammaturgo, davanti a ciò che rimaneva di un amore, spento dal seme dell'odio: “Tutti puniti!”

(Mauro Magnani)

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