Cambiavento

A proposito di Sallusti...

Pubblicata il 28 settembre 2012

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Spett. redazione,
come giornalisti iscritti all'Ordine ci dissociamo, a titolo personale, dalla squallida campagna vittimistica portata avanti dal direttore del Giornale Alessandro Sallusti e appoggiata acriticamente da gran parte del gotha della stampa italiana, ed esprimiamo tutta la nostra solidarietà al Giudice Cocilovo carognescamente infamato su "Libero" dal duo Sallusti/Farina.
Analoga solidarietà va alla giovane vittima di quella triste vicenda e alla sua famiglia, usati all'epoca da questi squallidi individui per portare avanti la loro bieca e strumentale campagna antiabortista.
Ciò posto: non è certo la carcerazione, in sè, lo strumento adatto a risolvere i casi di diffamazione, neanche quelli gravi come questo. Anzi, la campagna vittimistica di Sallusti - a tre giorni dalla sentenza definitiva - e la "confessione" di Farina a giochi fatti sfruttano proprio l'impatto evocativo e lugubre del carcere per portare avanti il proprio sporco gioco: garantirsi l'impunità da usare per la prossima porcata.
Sallusti in un paese civile (quale il nostro non è) non andrebbe mai in carcere.
Perchè Sallusti in un paese civile avrebbe smesso da tempo di dirigere un giornale e per un bel pezzo non avrebbe più fatto nemmeno il giornalista, perchè sarebbe stato radiato dall'Ordine avendo fatto pubblicare cose false - sotto pseudonimo - a un personaggio (Farina) già radiato per essersi rivelato al soldo dei servizi segreti per i quali scriveva sotto dettatura.
Perchè Sallusti in un paese civile avrebbe come minimo dovuto porgere le scuse pubbliche per i falsi che ha pubblicato, mettendo le scuse (con la replica dell'interessato) nella stessa evidenza che ha usato per le sue accuse infamanti.
Perchè in un paese civile si sarebbe proposta una cifra di risarcimento così elevata che Sallusti e il suo editore sarebbero rimasti in mutande (altro che 30.000 euro...)
In un paese civile, infine, tutti sanno perfettamente che il carcere non insegna nulla e quindi - ben prima di una sentenza definitiva - per tutelare le persone e i lettori serve il rispetto dell'etica professionale da parte dei giornalisti e degli editori, cosa che Sallusti, Farina e i loro padroni non hanno, ma che viste le reazioni acritiche e pietisticamente assolutorie della casta giornalistica sembra scarsa anche tra tanti altri suoi colleghi (amici e avversari).
(Paolo Soglia - Michele Zacchi)

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