Cosa succede al fotovoltaico?

Pubblicata il 26 maggio 2011

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Pannelli fotovoltaici
Dopo una lunga gestazione e numerosi contrasti, il quarto “Conto Energia” è stato firmato il 5 maggio 2011 dai ministri competenti. Questo nuovo Conto Energia, sostituirà dal 1° giugno 2011 quel terzo Conto Energia entrato in vigore a gennaio 2011 e che avrebbe dovuto guidare il mercato fotovoltaico  italiano fino al 2013. Cosa è successo al terzo Conto Energia? Perché gli incentivi sono stati ulteriormente ridotti? Si proverà di seguito a trovare una risposta.

Storia dei quattro conti energia
Il settore del fotovoltaico è disciplinato con un meccanismo di incentivazione a sé stante chiamato Conto Energia. Il primo Conto Energia venne attivato nel 2005 su indicazione dell’Unione Europea e venne in seguito rivisto dando nascita al cosiddetto nuovo Conto Energia (2007-2010).
Questo secondo Conto Energia era molto generoso, ha permesso grandi guadagni a tutti coloro che sono riusciti ad accedere a queste tariffe incentivanti, ai grandi installatori come ai piccoli proprietari che hanno installato moduli sui tetti di casa . Non è un caso quindi che investitori da tutto il Mondo siano venuti in Italia per costruire i propri impianti, portando da un lato alla nascita di un ricco tessuto industriale specializzato nella costruzione e installazione di moduli, dall’altro alla trasformazione del nostro paese in una vera e propria terra di conquista. Investire in Italia, con gli incentivi del secondo Conto energia, era più conveniente di qualsiasi altro investimento finanziario a basso rischio, con tassi di  ritorno certi e superiori al 10%.  Grazie a questo meccanismo incentivante è stato così possibile installare circa 2 GW di impianti.
Tuttavia, come avvenuto in tutti i paesi con analoghi meccanismi di incentivazione al fotovoltaico, si è proceduto in seguito ad una riduzione delle tariffe incentivanti, in quanto i costi di produzione dei moduli fotovoltaici diminuiscono con il progredire della ricerca industriale ed è pertanto opportuno che gli incentivi subiscano una riduzione che segua il più possibile l’abbassarsi di questi costi. Da qui la possibilità di accedere agli incentivi del secondo Conto Energia per tutti quegli impianti allacciati alla rete elettrica nazionale entro il 31 dicembre 2010, mentre tutti gli altri avrebbero goduto degli incentivi ridotti del terzo Conto Energia in vigore dal 1 gennaio 2011. Qui è avvenuto il primo grande, irrimediabile shock.

Il primo shock del fotovoltaico italiano
Il 13 agosto 2010 viene emanato il cosiddetto decreto “Salva Alcoa”. Questo decreto prevedeva la possibilità di accedere alle tariffe incentivanti del secondo Conto Energia a tutti quegli impianti che avessero concluso i lavori di installazione elettrici e strutturali entro il 31 dicembre 2010, anche se privi di regolare allacciamento alla rete elettrica purché ottenuta entro il 30 giugno 2011. I grandi installatori, che ben conoscono le lunghe tempistiche degli allacciamenti alla rete elettrica in Italia, hanno visto in questa finestra di tre mesi aperta dal Governo un’ultima grande opportunità per accedere agli incentivi più alti del Conto Energia che stava andandosi a concludere. Si è così scatenata una vera e propria corsa a completare gli impianti entro il 31 dicembre 2010 e anzi sono state presentate domande anche per impianti non ancora realizzati. Giusto per capire le dimensioni di questa corsa riporto alcuni dati.
Prima del decreto “Salva Alcoa” in media arrivavano al Gse (l’ente proposto all’erogazione degli incentivi) 300 domande al giorno per nuovi allacciamenti. Dopo il decreto, il Gse è stato letteralmente ricoperto da più di 5000 richieste al giorno, per un totale di più di 55000 domande nei tre mesi di finestra previsti dal Decreto. Ora non si sa ancora se tutte le domane siano regolari (sembra addirittura che il 40% delle domande possano essere irregolari) ma dalle prime stime pare che siano stati realizzati più di 4 GW di potenza elettrica, pari a quasi 21 miliardi di euro d’investimento. Giusto per comprendere le dimensioni del fenomeno, basta sapere che dal 2005 al “Salva Alcoa” (agosto 2010) erano stati installati in Italia circa 3 GW di fotovoltaico. In tre mesi quindi sono stati realizzati quasi il doppio degli impianti realizzati in cinque anni di precedente incentivazione. Improvvisamente l’Italia, nella classifica della potenza fotovoltaica installata, è salita dal quinto al secondo posto, dietro solo alla Germania.
Questa patologica esplosione del fotovoltaico legata al decreto “Salva Alcoa”, ha chiaramente tutti i connotati di una vera e propria speculazione, una speculazione che ha avuto un effetto devastante sulla possibilità del sistema incentivante italiano di supportare economicamente tale crescita. Dalle prime valutazioni condotte dall’Energy Strategy Group del Politecnico di Milano, pare infatti che tutto questo peserà sulle bollette degli italiani per più di 4 miliardi di euro se tutte le domande arrivate al Gse dovessero risultare regolari. Poiché i soldi del Conto Energia provengono prevalentemente dalla componete A3 della bolletta elettrica che tutti noi paghiamo, questo si tradurrebbe in un aumento di circa 3 euro al mese per i prossimi 20 anni. Facile fare i conti di quanto ci costerà questa incauta mossa del “Salva Alcoa”.

Il secondo shock del fotovoltaico italiano
A questo primo shock ne è seguito un altro altrettanto forte e dirompente: il Decreto Romani del Marzo 2011, un decreto che in un qualche modo cercava di mettere una pezza all’errore fatto con il “Salva Alcoa”. Una pezza che tuttavia è stata una vera doccia fredda per il settore. Blocco al 31 Maggio 2011 di quel terzo Conto Energia che era entrato in vigore solo pochi mesi prima e che sarebbe dovuto durare fino al 2013 e avvio dei lavori per la stesura di un quarto Conto Energia approvato con qualche settimana di ritardo il 5 Maggio 2011.
Nei mesi di attesa del quarto Conto Energia, il mercato del fotovoltaico è stato caratterizzato da una grande incertezza che ha bloccato investimenti da parte di soggetti privati e banche. Un vero e proprio danno per numerose aziende del settore, alcune delle quali hanno fatto ricorso alla magistratura per chiedere risarcimenti. Inoltre questa significativa riduzione degli incentivi potrebbe anche portare seri problemi alle imprese più piccole non in grado di sopravvivere ad una riduzione così rapida ed improvvisa degli incentivi.

Conclusioni
Per quanto a livello europeo non si sia ancora trovata la giusta “ricetta” per incentivare il fotovoltaico, una riduzione rapida e repentina degli incentivi è quanto di più traumatico ci si possa aspettare. Come in tutti i settori economici infatti, servono prospettive di lungo periodo per definire linee di business in grado di autosostenersi ed in grado di portare alla tanto agognata Grid Paritiy (ossia la possibilità delle fonti rinnovabili di competere con le altri fonti energetiche senza la necessità di incentivi). Un caso evidente ne è la Spagna dove nel 2008 è avvenuto esattamente quello che è accaduto in Italia con il “Salva Alcoa”. Lo Stato è in seguito intervenuto con drastiche riduzioni degli incentivi ed il settore è praticamente scomparso, i grandi player si sono spostati in altri paesi mentre i piccoli sono spariti.
Credo pertanto che il settore del fotovoltaico oggi abbia bisogno di certezze di lungo periodo e di leggi chiare che impediscano la speculazione. Come già ricordato all’inizio di questo articolo, i costi di produzione dei pannelli fotovoltaici sono in riduzione, una riduzione lenta ma costante, legata anche alla comparsa sui mercati europei dei produttori asiatici. Gli incentivi, per essere equi e finanziariamente sostenibili, dovrebbero seguire questa riduzione dei costi, un po’ come avviene nel sistema incentivante tedesco.
Con il nuovo quarto Conto Energia si gioca pertanto il futuro del settore fotovoltaico in Italia, un settore nel quale al momento attuale lavorano più di 8500 addetti, con un indotto di circa 50000 persone. Un futuro al momento molto incerto, un’incertezza che tuttavia non va imputata solo ad uno Stato che ha evidenziato una chiara mancanza di visione strategica ma anche di quegli investitori privati che hanno dato avvio ad una pericolosa spirale speculativa che graverà pesantemente sulle tasche di tutti noi per i prossimi vent’anni. (Grasso Denis)

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