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25 novembre: giornata contro la violenza maschile sulle donne

Pubblicata il 17 novembre 2013

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25 novembre, giornata contro la violenza maschile sulle donne
Sciopero delle donne? Un’idea che può apparire forse bizzarra. E in effetti le donne non sono una categoria di lavoratrici a cui si applicano le regole della sindacalizzazione, sono “l’altra metà del cielo”, vale a dire una metà del genere umano. Un’enorme “categoria” per cui il termine stesso è inadatto e fuori luogo. Tanto più enorme se si considera cosa si portano sulle spalle e il valore che generano nella società di ogni Paese del mondo. Mettono al mondo il mondo le donne, perché generano la vita, la accudiscono e la riproducono con il loro lavoro, non quello produttivo che alimenta le statistiche di monitoraggio del tasso di occupazione, ma quello svolto ogni giorno silenziosamente nel privato domestico e sempre poco riconosciuto. Un lavoro che non si merita ancora la dignità dei parametri ufficiali dell’economia, perché manca un pensiero inclusivo e di valorizzazione su cui fondare un sistema diverso.

Le donne svolgono almeno due lavori per tutta la vita uno dei quali è sempre scontato, dovuto, il vero Welfare. La cura dei bambini, delle persone anziane o in difficoltà per malattia o abilità ridotte e tutte quelle attività vitali indicate come lavoro domestico. Quando si parla di tagli ai servizi, alla sanità, alle scuole per l’infanzia, si parla in realtà di un ri-trasferimento di funzioni sulle donne. E’ un dato di fatto che ognuna di noi sperimenta nel proprio quotidiano ma da tempo testimoniato anche da dati ufficiali.

Dunque proviamo ad immaginare la giornata se le donne si fermassero per 24 ore. Questo, vale la reazione di moltissime donne singole o aderenti ad Associazioni, alla violenza di genere. Perché di violenza sulle donne non se ne può più. Un femminicidio ogni due giorni da anni, senza contare la violenza subita da molte donne , troppe (sono milioni) , che trovano la loro vita sconvolta o insidiata da molestie, stalking, percosse, minacce, ricatti, mutilazioni, lesioni permanenti. Violenze perpetrate in nome di ideologie, valori religiosi o , peggio, dell’amore: uno strano ossimoro che cela una gigantesca mistificazione e che si verifica prevalentemente in famiglia, dove in genere ci si dovrebbe sentire più protette. Un agguato letale che neutralizza, spesso per anni, l’istinto vitale della difesa e della tutela verso se stesse. La violenza sulle donne ha ormai i connotati di una guerra in tempo di “pace” dove il compagno di strada è sovente, in realtà, un potenziale nemico.

La parola femmicidio è comparsa nel XIX secolo per indicare gli omicidi di donne e ricompare negli anni ’70 e poi nel 1992 utilizzata da Diana Russel nei suoi libri per indicare la forma estrema di violenza da parte dell’uomo contro la donna. Nel 2006 la parlamentare femminista messicana Marcela Lagarde conia il termine femminicidio per definire “la forma estrema di violenza di genere contro le donne, prodotta dalla violazione dei loro diritti umani in ambito pubblico e privato , attraverso varie condotte misogene”. Come sempre nel linguaggio definire un termine per nominare un fenomeno significa asserire la sua esistenza e riconoscerne la natura, creando la condizione primaria per affrontarlo. Femminicidio, un termine proprio che ha suscitato critiche ma che connota una realtà precisa e differente dagli altri fenomeni violenti.

Le Istituzioni finora hanno fatto ben poco e nonostante le proteste e le denuncie degli ultimi anni ancora il femminicidio è la prima causa di morte delle donne. Il 25 novembre giornata internazionale contro la violenza sulle donne, le donne hanno proclamato sciopero. Ancora molto simbolico ma ci saranno situazioni in cui le donne si fermeranno davvero, per poco, ma si fermeranno. Una iniziativa estrema che in tutto il Paese ha riscosso migliaia di adesioni di donne e uomini che non tollerano più e che chiamano le Istituzioni ad intervenire con azioni concrete di supporto e prevenzione, in primis a livello culturale. Per aderire: www.scioperodelledonne.it.

(Virna Gioiellieri)

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