Cambiavento

UN PARCO STORICO E... "L'autodromo vintage: vivere di gloria"

Pubblicata il 14 dicembre 2013

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La statua ricordo di Ayrton Senna morto il 1° maggio 1994
Parla Wikipedia: “Vintage” […] è un attributo che definisce le qualità ed il valore di un oggetto indossato e/o prodotto almeno vent'anni prima del momento attuale […]. Gli oggetti definiti “vintage” sono considerati oggetti di “culto” per differenti ragioni tra le quali le qualità superiori con cui sono stati prodotti, se confrontati ad altre produzioni precedenti o successive dello stesso manufatto, o per ragioni legate a motivi di cultura o costume.

Se così è, la pista dell’ “Enzo e Dino Ferrari”, vale a dire il circuito di Imola, rientra piuttosto bene nella categoria. Sono passati infatti quasi vent’anni da quando il primitivo tracciato venne ridisegnato dopo lo sventurato incidente in cui Ayrton Senna si schiantò alla semicurva del tamburello. Il destino scelse il 1° maggio, giornata densa di storiche battaglie nella città di Imola, per fare morire il giovane pilota e per infliggere un’amputazione dolorosa al parco delle Acque Minerali. Il giorno prima, poco lontano di lì, si era ucciso in prova l’austriaco Roland Ratzenberger. Era il 1994. Zona Tamburello

Alcuni mesi dopo, il vasto, storico campo del tamburello, contornato di alberi e da una bella scarpata erbosa, veniva ingoiato dall’asfalto del circuito. Davvero un buon risarcimento per la morte di due campioni... Ora, all’approssimarsi del ventennale, sono annunciate iniziative con la partecipazione di piloti della Formula uno: quelli dell’epoca.
Ma il prossimo anno il circuito celebrerà anche altre ricorrenze. Il 25 aprile del ’54 vi si tenne la prima edizione della Coppa d’oro del motociclismo mondiale che (dicono le cronache) si disputò alla presenza di un’enorme folla, valutata in oltre 40.000 persone. Come leggiamo nel sito ufficiale dell’autodromo, in giugno arrivò anche l’automobilismo con il Gran Premio “Conchiglia d’Oro Shell”, promosso dall’Automobil [sic] Club di Bologna e riservato alle vetture Sport. La Ferrari di Umberto Maglioli giunse prima al traguardo e si classificarono anche due futuri protagonisti della storia dell’automobilismo mondiale: l’inglese Colin Chapman e l’australiano Jack Brabham.

Momenti di gloria! E come ce li possiamo dimenticare? Eravamo appena all’inizio di una stagione La collina della Tosache sarebbe durata mezzo secolo. Vorremmo metterli in una teca, quei momenti, fissarli in una foto seppiata, imbalsamarli, costruirci attorno un mausoleo - e in effetti un museo sta nascendo... – perché (e qui torniamo alla definizione di Wikipedia) il nostro “manufatto”, che costeggia la riva destra del Santerno e si arrampica sulle belle colline, è un vero e proprio oggetto di culto.

E così, visti anche gli indirizzi dell’attuale Amministrazione, rimarremo ancora a lungo fermi nel tentativo di rianimare un corpo morente, continueremo a muoverci in questa realtà mummificata, in una nostalgia senza prospettive. Tentare di rivitalizzare l’Autodromo come auto-dromo, infatti, riteniamo equivalga a incamminare lo sforzo della città su di un costosissimo binario morto. Il futuro, pensiamo, ci chiede un “salto” che superi il passato prossimo, e magari tragga ispirazione da un passato anche più lontano.

ReticolatiIn questi ultimi anni l’autodromo vintage è statoCemento alla Tosa cintato di reti e di muragliette di cemento talora coperte da rampicanti. Ogni tanto qualcuno tenta anche di ingentilirle con dei graffiti, o con veri e propri dipinti; come dice quel proverbio veneto sul buco e Barrieresulla toppa? Niente diviene più evidente di ciò che si vuole nascondere: le rughe, il grigiore, il brutto... Continueremo così?

Se mai è vero che “la bellezza salverà il mondo”, qua ci stiamo infliggendo un colpo mortale. Tuttavia non è necessario tirare fuori slogan, se pure illustri, per sostenere che va difesa la salubrità dell’aria, vanno difesi prati, parchi, il greto e l’acqua chiara di un fiume, gli spazi, ormai sempre più rari, in cui a noi umani è dato di Acque Mineraliosservare e vivere la natura nell’avvicendarsi dei suoi cicli vitali. Una natura che magari può anche essere “ricostruita”, e in meglio, ove si riesca. E allora parrà meno utopistica e aperta a un futuro non fantascientifico la proposta che uno di noi lanciò circa un anno fa sotto forma di petizione: Chiediamo alle Autorità imolesi di prendere in considerazione la possibilità di trasformare l'Autodromo in un ambiente paesaggistico di attrazione e di ri-creare e potenziare le possibilità offerte dal recupero delle vecchie acque sulfuree e ferruginose.

Così veniva motivato l’appello: Quando nel dopoguerra si decise di far divenire Imola la Città del Motore non erano forse ben chiare le implicazioni ed il bilancio dei pro e dei contro che sarebbero intervenuti. Le opere che nei decenni si sono susseguite per rendere il manufatto sempre più consono alle esigenze dello "sport" hanno distrutto le sorgenti di acque minerali curative da sempre esistenti, hanno distrutto parte del meraviglioso Parco delle Acque Minerali, ne hanno precluso l'utilizzo da parte della cittadinanza, hanno degradato in maniera spesso insopportabile la qualità della vita imolese. E questo senza i vantaggi economici che tale degrado avrebbero dovuto almeno in parte compensare. Col risultato però che, nonostante gli sforzi, la Formula Uno ce l'hanno tolta e gare di reale importanza e capaci di attrarre pubblico non se ne fanno più! Se a quei tempi si fossero utilizzate le risorse "sprecate" nel circùito per potenziare e sfruttare al meglio le acque minerali esistenti (Imola giace su una lunga e feconda linea geologica di grandi stazioni termali, da Castrocaro a Salsomaggiore) oggi la Città potrebbe godere della bella tranquillità e dei vantaggi di paesi vicinissimi come Castel San Pietro Terme (BO) e Riolo Terme (RA).

Ma, ripartendo oggi, sarebbe ancora possibile e profittevole intervenire? Forse sì. Unendo le Nel cuore del Parcoforze e gli sforzi dei molti che potrebbero trarne reali - non millantati - benefici economici, cercando, e perché no, i contributi della UE, si potrebbe far studiare e realizzare un progetto di prestigio europeo capace di attrarre quel flusso di turismo di qualità che oggi, da parecchi anni, stiamo inutilmente aspettando. Pensiamo a cosa sarebbe, e quale richiamo turistico, un parco di vaste dimensioni, che unisse quel che resta del Parco delle Acque Minerali, i due bei lungofiume che possediamo, qualche parte dei terreni interni all’anello, tutti gli spazi ora dedicati a vie di fuga e alle tribune, oltre al nastro d’asfalto stesso trasformato in una spettacolare strada panoramica, dotata di importanti alberature, di aree di sosta, di punti di ristoro, di zone didattiche riguardanti la storia di Imola, la nostra agricoltura, la geologia, la flora romagnola... Lungo questa strada panoramica e nei punti strategici del Parco, quanti produttori locali potrebbero esporre e vendere i loro prodotti!

E ci chiedevamo: sarebbe sbagliato inserire nell’attraente menù anche le gioie di qualche piccola “stazione” in cui potere fermarsi a bere acque curative e fare qualche rilassante esercizio fisico?

La petizione >>>>
La vita del Ginkgo e quella delle Acque Minerali >>>>
Belle époque al Parco >>>>

(Mario Cacciari e Giuliana Zanelli. Foto di Mario Cacciari e Mauro Magnani)

Prossimamente: AAA-Autodromo, Ambiente, Acque Minerali. Conclusione provvisoria.

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