Oltre gli psicofarmaci

Pubblicata il 2 novembre 2015

Vai alla sezione Salute »

Oltre gli psicofarmaci
Imola. “Limiti e rischi degli psicofarmaci: le evidenze scientifiche” è il titolo di un incontro che avrà luogo martedì 3 novembre, dalle 8.30 alle 13, nella sala Bcc Città & Cultura (via Emilia 212) con la presenza di due personaggi di grande levatura: Il dott. Marcello Macario e lo statunitense Will Hall.

Marcello Macario,uno psichiatra che lavora da 28 anni a tempo pieno per il Servizio sanitario nazionale, responsabile del Csm di Carcare (Sv) e presidente dell'associazione “Rete italiana Noi e le Voci” rifletterà, come sta facendo da alcuni anni, sui rischi di un uso abnorme degli psicofarmaci che può portare alla cronicizzazione e non alla riabilitazione del paziente .
Secondo Macario l'ipertrofia della funzione del farmaco, rispetto alle altre dimensioni essenziali della relazione interpersonale e terapeutica, è sotto gli occhi di tutti. Fare in modo che il farmaco perda il suo alone (pseudoscientifico) di onnipotenza e sia semplicemente utile, per un periodo di tempo circoscritto, deve tornare ad essere un obiettivo qualificante per la psichiatria di comunità.

Particolarmente preziosa l'occasione di incontrare un personaggio come Will Hall che gli organizzatori sono riusciti ad inserire tra altre due importanti iniziative a Roma e Torino. Will Hall (nato nel 1966) consulente, scrittore e formatore dopo aver attraversato l'esperienza della malattia (diagnosticato come schizofrenico) è diventato un leader nel campo del sostegno tra pari e dell' auto mutuo aiuto ed è attualmente considerato a livello internazionale un innovatore nel trattamento e nella risposta sociale alla psicosi .

Will ha insegnato in più di 12 paesi e ottenuto diversi riconoscimenti internazionali per il suo lavoro con la diversità mentale; ha contributo a creare l'Icarus Project, una rete di gruppi locali per le persone che lottano con quelle che sono comunemente definite “malattie mentali”e il Freedom Center una comunità che lavora per creare una nuova cultura e un nuovo linguaggio in grado di entrare in risonanza con le nostre reali esperienze di follia, invece di adattare le nostre vite ad una struttura convenzionale.
Grande risonanza ha avuto la pubblicazione on line e gratuita tradotta in 15 lingue di “Interrompere l'uso degli psicofarmaci: guida alla riduzione del danno”. Essa non ha l'intenzione di convincere nessuno a smettere di prendere gli psicofarmaci, ma vuole invece informare le persone sulle loro opzioni, nel caso decidano di esplorare la possibilità di uscirne. In una cultura polarizzata tra la propaganda delle case farmaceutiche a favore delle medicine e le dure critiche loro rivolte negli ultimi anni (alcuni scandali hanno aumentato perplessità e diffidenza) si sceglie un approccio basato sulla riduzione del danno, per aiutare le persone a fare le proprie scelte: continuare a prendere i farmaci, ridurne l'uso o interromperlo.

L'incontro è rivolto in particolare a operatori (di qualsiasi professionalità), pazienti e familiari, nella convinzione che tutti i punti di vista siano ugualmente importanti e che sia necessario creare occasioni di dialogo e di confronto, ma poiché si tratta di argomenti di grande attualità possono interessare non solo gli addetti ai lavori ma tutti i cittadini attenti e curiosi. Non a caso anche la scuola partecipa ai due incontri con quattro classi che hanno già affrontato nel loro percorso formativo il tema della salute mentale (due dell 'Istituto “Alessandro da Imola” - liceo Scienze umane - e due dell'Istituto tecnico “Luca Ghini").

L'incontro si svolge nell'ambito della rassegna “Oltre La Siepe”, un mosaico di iniziative che ruotano attorno ai temi della salute mentale e dell'inclusione sociale e vuole affermare fortemente che la salute mentale è un bene di tutti, che va tutelato non solo dagli addetti ai lavori ma dalla comunità nel suo complesso. E' molto significativo che questa edizione dedichi un momento di riflessione al tema particolarmente attuale e importante di un uso corretto e consapevole degli psicofarmaci, tema che, oltre a costituire oggetto di esperienze, studi e ricerche sempre più stringenti, sta suscitando preoccupazioni e ponendo interrogativi sempre più pressanti relativamente all'impatto che essi hanno sulla qualità e sulle aspettative di vita dei cittadini che li assumono.

Quando si tratta di psicofarmaci è facile assumere posizioni assolute e preconcette. I difensori delle terapie farmacologiche ne sottolineano l'inevitabilità evidenziando i rischi delle psicosi e degli stati emotivi estremi, mentre gli oppositori si concentrano sui danni derivanti dall'assumere farmaci per lunghi periodi e sui rischi di una cronicizzazione poco orientata ad un processo di recovery (ovvero di guarigione o perlomeno di miglioramento della propria vita affettiva e sociale).

Ricordiamo che il primo incontro dal titolo “Per una nuova cultura dell'uso degli psicofarmaci nei percorsi della salute mentale” si è svolto lo scorso 16 ottobre, a pochi giorni di distanza da quel 10 ottobre, giornata internazionale della salute mentale, che ha un fortissimo valore simbolico ed ha visto la partecipazione di un vasto pubblico composto da operatori della salute mentale, familiari utenti e cittadini.

Relatore principale è stato il dott. Giuseppe Tibaldi, psichiatra, responsabile del Centro di Salute mentale “Barriera di Milano” di Torino (ASLTO2) coordinatore scientifico del Centro studi e ricerche in Psichiatria. ideatore e direttore scientifico del concorso letterario “Storie di Guarigione”.
La relazione di Tibaldi è stata preceduta dalla toccante testimonianza di una signora olandese, Lia Govers, che, dopo la malattia e una vita segnata dalla sofferenza e dalla costante paura del rifiuto e dell'abbandono, è arrivata alla guarigione eliminando prima l'uso di psicofarmaci poi la psicoterapia. La Govers ha trovato il coraggio e le parole per raccontare e condividere la propria storia in un libro “Un legame materno non si recupera più? Autobiografia di una schizofrenica guarita” e partecipare ai numerosi incontri che, come ad Imola, la vedono impegnata ovunque sia necessario ricordare ad utenti, familiari ed operatori che la guarigione è possibile e che per i pazienti "recovery"significa innanzitutto essere trattati con dignità e rispetto, e sperare in un futuro migliore.

Giueppe Tibaldi invece ha sottolineato come negli ultimi anni varie ricerche hanno evidenziato come un uso prolungato e preponderante degli psicofarmaci comporti rischi rilevanti per la salute degli utenti soprattutto laddove non si sia in presenza di percorsi riabilitativi individuali che affianchino ad un uso consapevole e attento dei farmaci altri strumenti (un adeguato supporto psicoterapeutico e psicologico , iniziative di inclusione sociale e relazionale,forme di inclusione lavorativa quando possibile, esperienze associative di auto mutuo aiuto che coinvolgano anche familiari , volontari e il tessuto sociale nel suo complesso).
Naturalmente, come ha ricordato il dott. Tibaldi, i farmaci non vanno demonizzati; usati bene, infatti , sono uno strumento potente nelle mani degli psichiatri e di grande aiuto per le persone che ne beneficiano, tuttavia è sempre più evidente anche dal punto di vista scientifico che bisogna riflettere su un uso eccessivo degli stessi. I farmaci sono uno strumento, ma non l'unico, e il loro uso richiede un processo decisionale condiviso e flessibilità ( quindi la possibilità di ridurre e di sospendere).

Condividi questa notizia

facebook twitter linkedin google email
Tutte le sezioni
Notizie per località
Credits
Editore Xaiel srl
Via Rio Palazzi, 37
40026 Imola (BO)
direttore@leggilanotizia.it

P.Iva 02226881205
Codice Destinatario: M5UXCR1


© Copyright 2011 Xaiel srl.
Tutti i diritti riservati. Riproduzione vietata.

Testata registrata presso il Tribunale di Bologna n.8167 del 16 marzo 2011. Iscrizione al Registro degli Operatori di Comunicazione n. 15545

Questo sito è interamente gestito con il CMS i-Plug
Realizzazione sito:
Punto Triplo Srl

Cookie Policy
Informativa Privacy