Egr. direttore,
la vicenda dell’Omsa, storica azienda faentina, chiusa dal gruppo Golden Lady per delocalizzare l’attività in Serbia, mi ha stimolato ad evidenziare un paradosso italiano. Sull’operato della Sace, Cesare Damiano ex ministro del Lavoro, ex Cgil, deputato Pd, ha già scritto un articolo sull’Unità del 9 gennaio 2011. In Italia le imprese sono istituzionalmente assicurate dalla Sace, società controllata dal ministero dell’Economia, dai rischi politici, commerciali, vendite a credito, investimenti e commesse in operazioni all’estero. Per legge le imprese tutelate, oltre 200.000, devono garantire di mantenere in Italia le attività di ricerca, sviluppo, commerciali e una consistente fetta occupazionale. Il problema è che il controllo di tale presupposto è affidato ad una dichiarazione delle Imprese interessate. Nella realtà si verifica che la Sace tutela i rischi delle operazioni e si disinteressa delle eventuali cadute occupazionali. Lo Stato sostiene la Cassa integrazione e allo stesso tempo assicura alla stessa impresa la delocalizzazione. I casi più significativi sono la Fiat, quando ha delocalizzato in Serbia, India, Brasile, facendo ricorso alla Cassa integrazione a Pomigliano e a Mirafiori e ha chiuso Termini Imerese. Casi simili sono la Bialetti e la Brembo, ed altri numericamente meno significativi. Questa è un’altra anomalia tutta italiana e solo italiana. Negli altri Paesi europei e negli Stati Uniti, le agenzie che operano in questa direzione sono tenute a rendere conto ai Governi di riferimento, sui rischi occupazionali che si possono verificare grazie ad interventi di garanzia alle Imprese, sostenuti con l’utilizzo di risorse pubbliche, perciò anche dei lavoratori e cittadini. I parlamentari del Pd hanno avanzato un’interpellanza ai ministri dell’Economia e dello Sviluppo, perché, come dice Damiano, pur riconoscendo l’importanza del processo di internazionalizzazione del nostro sistema industriale, va assicurata l’attività manifatturiera, valorizzando la qualità e l’occupazione. In sintesi: è chiaro che in Italia vi è un sistema di controlli e tutele che non funziona, o è ad uso ed abuso delle lobby economiche-industriali. Non è possibile favorire le delocalizzazioni e la chiusura delle Aziende con i soldi e le risorse pubbliche…
Lo sviluppo mondiale di un’impresa deve essere garantito all’interno di un sistema di equilibri, pesi e contrappesi economici, ma anche etici, sociali, occupazionali.

Angelo Gentilini