Imola. “Parlare in “genere”: un laboratorio di riflessione/gioco sul linguaggio, la lingua, il gergo” è il tema di una serie di incontri di confronto e formazione per sostenere, qualificare e promuovere lo sviluppo di tutte le risorse femminili, per un'effettiva realizzazione delle pari opportunità e dell'uguaglianza sostanziale fra uomini e donne, per il riconoscimento e il contrasto di ogni forma di discriminazione. Il primo appuntamento è giovedì 24 marzo, dalle ore 14,30 alle 17, nella sala del Capitolo (musei di San Domenico) e sarà tenuto dalla dott.ssa Daniela Ciani.
Questa offerta di incontri viene proposta dall’assessorato Pari opportunità e dalla commissione Pari opportunità del Comune di Imola alle dipendenti e ai dipendenti comunali. Al corso si sono iscritti 22 dipendenti comunali, 20 donne e 2 uomini.
“Si tratta di un’offerta formativa voluta e pensata per le / i dipendenti ma che vorrebbe approfondire tematiche che abbracciano la vita privata e la crescita culturale, oltre che quella lavorativa, rivolta a donne e uomini che hanno ancora voglia di imparare, di crescere, di riflettere e di mettersi in gioco – spiega l’assessore alle Pari opportunità, Donatella Mungo -. A ciò si può aggiungere che chi, per mandato professionale, incontra persone, dunque un dipendente comunale, proprio perché operatore “di prima linea” deve essere sostenuto nella attività e rafforzato nella capacità di riconoscere atteggiamenti propri o altrui che possano configurare discriminazioni dirette o indirette, superando l’isolamento e l’autoreferenzialità dei singoli servizi e, dentro i servizi, degli operatori, mettendo in rete competenze e risorse professionali, in una integrazione che risponde all’esigenza di fare sintesi delle possibili risposte al bisogno delle persone”.
L’offerta formativa è stata strutturata in un catalogo al quale le/i dipendenti potranno accedere e quindi iscriversi, attraverso Alice e sarà svolta in orario di lavoro, il giovedì pomeriggio.

Parlare in “genere” – La lingua non solo riflette la società che la parla, ma ne condiziona e ne limita il pensiero, l’immaginazione e lo sviluppo sociale e culturale. La lingua infatti non è un semplice strumento di comunicazione e di trasmissione di informazioni ed idee, ma è soprattutto strumento di percezione e di classificazione della realtà, cioè noi percepiamo e valutiamo il mondo interno ed esterno attraverso la lingua; tendiamo infatti a “vedere” soltanto ciò che ha già “nome” e lo vediamo come quel “nome” stesso ci suggerisce, molto spesso malgrado o indipendentemente dalle nostre convinzioni dichiarate.
Con l’uso poi delle nuove tecnologie spesso si è codificato uno stereotipo talmente diffuso e – con l’imprimatur della tecnologia – generalmente accettato da diventare strumento anche di discriminazione indiretta, senza che si riesca ad elaborarne la consapevolezza.
Il ruolo che gioca la lingua nell’elaborazione del pensiero e nel modellarsi del comportamento e molto determinante quando si tratta dell’infanzia, ma anche nell’età adulta le immagini e le parole intrise di modelli stereotipati possono essere un vero e proprio ostacolo al cambiamento dei rapporti fra le persone.
Attraverso una serie di esperienze coinvolgenti ai partecipanti verrà proposta una riflessione sull’uso stereotipato della lingua, con particolare attenzione al tema della relazione uomo-donna.