“Checco” Costa: occhi cordiali e indagatori, baffetti irsuti, un viso solcato da righe cresciute nel corso di una vita vissuta intensamente, un fisico asciutto e longilineo in perenne attività. Anche se da diverse prospettive, coloro che lo hanno frequentato nell’epoca d’oro del motociclismo, conservano vivo il ricordo di un grande regista dalle movenze battagliere, con l’inseparabile bandiera a scacchi in mano, pronta ad essere sventolata per dare il via alla sfida in pista e nella vita. Laureato in agraria, intenditore di grano e sementi, competente di terra e tornature, fin da giovane partecipò con fervore agli eventi motoristici romagnoli, quando la carenza di strade asfaltate portava le moltitudini di baldi motociclisti ad avventurarsi in gare di tipo “audax” con tratti accidentati. Il gene del suo talento organizzativo nacque da questo fertile contesto. Checco Costa è stato segretario del “Moto Club Imola” dal 1934. A partire dal 1954, fino al giorno della sua scomparsa, Checco Costa ha assunto e mantenuto la carica di Presidente del Moto Club, che in quell’anno aggiunse la parola Santerno alla sua ragione sociale trasformandola in “Moto Club Santerno Imola”.

Il periodo anteguerra
Assieme a validissimi collaboratori, Checco Costa e il Moto club Imola diedero vita negli anni trenta a importanti gare di velocità sul Circuito dei “Tre Monti” e su circuiti urbani nella periferia di Imola. Annualmente organizzò il famoso “Giro di Romagna”, una delle più importanti competizioni di regolarità italiane, le gimkane e le prime gare “fuori strada” sulle pendici del monte Castellaccio. Fu da queste ultime esperienze, infatti, che Checco Costa iniziò a coltivare quella passione per il motocross che lo portò, nel dopoguerra, a dar vita a una serie di gloriose competizioni internazionali al Parco delle Acque minerali.  

Il dopoguerra
Dopo la pausa della guerra, tra il 1946 e il 1950, il Moto club Imola “riscaldò di nuovo i motori” organizzando le prime gare di velocità. Tra il 1946 e il 1950, su due diversi anelli urbani, furono disputate  sei gare motociclistiche dedicate alle diverse categorie a partire dai micromotori, e dalle motoleggere per arrivare alle classi 250, 350 e 500 cc. Furono competizioni di carattere cittadino, provinciale e regionale nelle quali si cimentarono piloti storici imolesi come Luigi Falconi, Gualtiero Vighi, Terio e Nerio Suzzi, Guerrino Guerra, Libero Soldini, Pietro Noferini, Teano Franzoni e altri ancora. Queste manifestazioni ebbero il merito di avvicinare agli sport motoristici migliaia di cittadini e di promuovere al contempo la produzione e il commercio delle motociclette.

Il motocross
L’attività a pieno regime del Club iniziò nel 1948. Checco Costa e i soci più impegnati e competenti come Gualtiero Vighi, Graziano Golinelli, Pietro Costa, Ettore Mazzotti, Giulio e Francesco Baroncini, Dante Suzzi, Alieto Martelli, Antonio Noè, Ferruccio Tura, Giovanni Forni, Ezio Pirazzini, Armando Bertozzi, Antonio Borghi, Riccardo Bizzi e altri ancora, sono gli uomini che con la loro passione e il loro impegno fecero grande la storia del motorismo imolese. Ben consapevoli del successo degli eventi motocrossistici in Europa, intuirono per primi la possibilità di portare questa specialità anche in Italia. E fu così che dal 1948 al 1965, il Parco delle Acque Minerali divenne il teatro di straordinarie competizioni internazionali, europee e mondiali. Checco Costa e il motocross portarono la città di Imola alla ribalta delle cronache internazionali. In diciotto anni il Moto club organizzò 2 gare nazionali, 5 internazionali, 5 prove valevoli per il Campionato europeo e 9 valevoli per il Campionato mondiale. Le generazioni imolesi degli ultra sessantenni ricordano tutt’oggi con entusiasmo campioni come Marcel Meunier, August Mingels, Brian Stonebridge, Jeff Smith, Bill Nilsson, Sten Lundin, Rolf Tibblin e altri ancora, e le loro possenti moto BSA Gold Star, FN, Sarolea, Triumph, Gilera, Monark, Husqvarna, Lito e Matchless. Attratte dalle spettacolari imprese di questi campioni, nel parco delle Acque Minerali confluirono fino a 30.000 persone per assistere a uno spettacolo appassionante, inimmaginabile. Checco Costa oggi è ricordato esclusivamente come il padre delle grandi gare di velocità, ma il suo contributo nello sviluppo del motocross mondiale è stato in proporzione altrettanto importante.

L’autodromo e le gare di velocità
In una notte stellata di fine anni ’40, Checco Costa, assieme a Gualtiero Vighi e a Ermenegildo Golinelli, girovagando sulle colline imolesi, avvertì la necessità di creare un impianto stradale permanente a Imola, quello che oggi è diventato l’Autodromo Enzo e Dino Ferrari. Quella notte Checco e i suoi amici delinearono idealmente quel tracciato che sarebbe poi diventato uno dei circuiti più belli del mondo, il “piccolo Nürburgring” di Imola, così come veniva e viene chiamato. Il 6 marzo 1950, con una cerimonia ufficiale, furono inaugurati i lavori di costruzione della pista. Prima di diventare impianto autonomo e permanente, l’autodromo seguì una storia lunga e tortuosa durata più di vent’anni. Per difendere la sua idea, Checco Costa sarebbe stato disposto anche a occuparlo, ad affittarlo a se stesso per difenderne la sopravvivenza e, in diverse occasioni, è diventato anche impresario ponendo a rischio la sua incolumità finanziaria. Fu così che, in alcuni frangenti, Checco si vide pignorare i mobili, ci rimise cospicue somme di denaro, e fu accusato del crollo di una passerella affollata finendo anche in carcere seppure per pochi giorni. Furono momenti tremendi con creditori e tribunali che bussavano alla sua porta, ma seppure in un mare di difficoltà, non perse mai la calma e la sua fiducia nel mondo e nel futuro. Nel ’77, terminata la rete stradale interna, l’impianto di Imola venne dichiarato permanente. Fatto l’impianto, per metterlo a frutto occorreva un organizzatore geniale, abile, e armato di passione. Francesco Costa, il Moto Club Santerno, e negli anni anche i figli Carlo e Claudio Costa, dettero vita a una serie di manifestazioni che diventarono celebri nel mondo, co-me la Coppa d'Oro Shell, la 200 Miglia di Imola e i Motomondiali, oltre a un contorno di gare nazionali e internazionali.
Fino agli anni ’80 le gare motociclistiche organizzate a Imola ebbero, in larga misura, un successo strepitoso. Solo alcune edizioni furono sfortunatamente martoriate dal maltempo e della mancanza di piloti famosi. Ma nonostante il disfattismo sempre pronto dietro l’angolo, Checco Costa strinse i denti e riportò più di una volta i conti fuori dalla zona rossa. La sua ragion di vita era la passione e non l’arricchimento, e  sosteneva con convinzione che “un ente morale non deve avere né attivo né passivo”.
Dal 1954 al 1973, il Moto Club Santerno di Imola dette vita alla Coppa d'Oro Shell, un nuovo tipo di competizione, frutto del genio di Checco Costa, destinato alle classi 250, 350 e 500 c.c. Negli anni la Coppa d'Oro divenne famosa ed ebbe un crescente successo di pubblico. L’edizione del 1957 raggiunse un successo memorabile. Per vent’anni l’Automotodromo di Imola fu il teatro di straordinarie sfide tra grandi campioni come Enrico Lorenzetti, Ken Kavanagh, Umberto Masetti, Carlo Spaggiari, Ray Amm, (primo pilota deceduto in una caduta alla curva della Rivazza nel 1955), Agostini, Hailwood, John Surtees, Tarquinio Provini, Carlo Ubbiali, Bill Lomas, Libero Liberati, Bob Mcintyre, Geoffrey Duke, Dik Dale, Gary Hocking, Phil Read, Luigi Taveri, Renzo Pasolini, Remo Venturi, Benedico Calandrella, Jim Red-man, i fratelli Villa e molto altri ancora. Gli appassionanti confronti tra le case costruttrici italiane, prima la Gilera, la Guzzi l’MV Agusta e la Mondial, e poi la Bianchi, la Morini, la Benelli e infine le giapponesi Honda, Suzuki e Yamaha, mandarono in visibilio il pubblico. Con la  Coppa d’Oro del 1957, che fece 80.000 spettatori paganti, Checco Costa fu promosso generale di un nuovo corso del motociclismo, e il suo impegno fu premiato da un incasso record. Con alle spalle gli allori della Coppa d’Oro Shell, Checco Costa divenne famoso per la sua fanta-sia organizzativa con la quale creò formule di gara nuove e originali. Sua fu l’invenzione della Daytona d'Europa, la 200 Miglia di Imola dedicata alle moto di 750 c.c.
La formula fu presa a prestito dalla analoga corsa americana. “Ho incontrato Bill France – disse Checco – l'organizzatore di Daytona, il quale mi ha detto che una corsa come la sua andava bene anche a Imola. Non mi sono fatto aspettare e mi sono buttato nella bella avventura… Bisogna tenere in serbo sempre qualcosa di nuovo. Non si può vivere alla giornata in un mondo dove 1'industria sta cedendo nel settore agonistico, occorre trovare formule nuove o sistemi nuovi per interessare il pubblico…”.
Nei primi anni Settanta, il mito e il fascino che circondavano la Daytona della Florida superavano di gran lunga quelli del campionato del mondo. Con la 200 Miglia giunsero per la prima volta in Europa leggendari assi americani come Kenny Roberts nel ‘74 e Randy Mamola nel ’77. A Checco si deve anche la prima corsa di Superbike in Italia, nell’81: una specialità d’oltreoceano divenuta poi campionato del mondo. Nel ’78, prendendo spunto dal motocross, Checco creò la Coppa delle Nazioni, gara di moto a squadre nazionali di piloti. Nell’82 il triumvirato formato da Checco Costa (presidente del Moto Club Santerno Imola), Goffredo Tempesta (presidente del Moto Club Tonino Benelli di Pesaro) e Amedeo Ronci (presidente del Moto Club Celeste Bernardi di Riccione), pensò alla grande unendo a una 24 Ore motociclistica la formula dello spettacolo con concerti, iniziative collaterali, e nomi di artisti di grande richiamo. La manifestazione, della durata di due giorni, si ispirava alla famosa Bol d'Or francese, e fu una manifestazione-spettacolo che accostò allo sport una grande fiera fatta di espositori, gruppi folcloristici, padiglioni gastronomici, piste da ballo, cantanti, orchestre, e di altre manifestazioni di trial, gimcana e motocross. Di fatto il tutto divenne un grande Motorshow internazionale all'aperto. La manifestazione non ebbe il successo sperato, ma il triumvirato che ha fatto la storia del motociclismo, dagli anni ruggenti a quelli della Mototemporada, fino ai più difficili anni ’80, seppe operare anche in circostanze molto critiche come questa, usando genialità e creatività. Al nome di Costa, alla sua 200 Miglia e alle leggendarie imprese di Smart, Saarinen, Agostini, Roberts, Cecotto, Baker, Lucchinelli, Crosby, Lawson e di molti altri campioni, sono anche legati i massimi successi di pubblico come in nessun'altra competizione successiva.

“Ricordo di un amico”
Il grande Ezio Pirazzini così ricordava Checco Costa: “Un uomo dal carattere burbero benefico, ma dal cuore grande come una casa. Un uomo d’altri tempi, ma con idee avveniristiche, agitatore di forze come ce ne sono stati pochi. Lo stesso Enzo Ferrari mi chiedeva spesso di lui; un rispetto contraccambiato fino all'incredibile da Checco, che aveva fatto dello sport un ideale come certi cavalieri antichi. Con la sua morte e con quella di Enzo Ferrari, altra nemesi del destino, avvenuta diciotto giorni dopo, si può dire veramente che è finita un’epoca del motorismo…
…l’indimenticabile organizzatore Checco Costa che sapeva fondere ogni avvenimento con lo spettacolo…
…le sue conferenze stampa negli anni “Cinquanta” facevano parlare tutto il mondo…
…fece sempre le cose da gran signore (mai da ricco), elevando il potenziale spettacolo al massimo…
… c'è sempre un lievito idealistico di grandezza e di bellezza nel suo agire…
…è merito suo se l’autodromo imolese ha guadagnato tanto spazio e simpatia…
…fu il motociclismo a tenere in piedi l’impalcatura, quando sembrava che il sogno dovesse crollare, e l’uomo che ebbe l’idea e perseverò sempre in questo senso, non dimentichiamolo mai, fu un organizzatore convinto, inossidabile a qualsiasi avversità, il dottor Francesco Costa…
…non dimentichiamo neppure che in quel periodo il Moto Club Imola, organizzatore della manifestazione, aveva raggiunto la più alta quota di soci mai registrata in Italia: ben 4.047 tesserati. Da allora è stata una passerella inarrivabile con migliaia di corse e centinaia di primi attori su tutti i tipi di mezzi motorizzati e no…
…piloti che per Checco erano disposti a correre anche gratis. Come Giacomo Agostini, incredibile, che in una occasione in cui l'incasso era andato male a Imola, aveva rinunciato alla ricca prebenda…
…Proprio il mezzo meccanico che più aveva amato, la moto, lo ha sottratto ai vivi in un caldo giorno di fine luglio. II dottor Francesco Costa, Checco per gli amici, era state urtato da un motociclista che stava cercando di superarlo, quando in bicicletta si accingeva a svoltare a sinistra da Villa Clelia a via Lolli, vicino a casa sua. Sbalzato di sella, Costa e caduto pesantemente a terra, battendo il capo. Subito soccorso è stato trasferito al Bellaria, assistito dal figlio Claudio, medico responsabile della clinica mobile del motociclismo. Dopo una delicata operazione al capo, Costa è rimasto in coma fino al 30 luglio. Le probabilità di salvezza erano apparse subito limitate. II cervello aveva subito danni gravissimi. É morto senza aver ripreso conoscenza. Una nemesi veramente crudele. Si vede che la moto rientrava nel suo destino”.

Così lo ricorda il giornalista Luigi Rivola:
“…era un uomo pubblico anche se, da romagnolo qual era, non amava per nulla esporsi, era schivo e proteggeva con cura la sua vita privata. A un certo punto, però, l’uomo unico Francesco Costa, l’ideatore di eventi, l’amico stimato di tanti piloti di fama internazionale, il creatore del circuito di Imola, non fu più unico. Al suo fianco, emersi da un’infanzia in cui avevano respirato olio di ricino, velocità e sport, comparvero con sempre maggior frequenza i due figli Carlo e Claudio Marcello, entusiasti di dare una mano al padre in un mondo che già conoscevano bene e avevano imparato ad amare”.

Il riconoscimento
Checco Costa, nel 1986, fu insignito al Quirinale dal Presidente Francesco Cossiga e a Ginevra dalla Federazione motociclistica internazionale del più alto riconoscimento riservato alle personalità che hanno fatto grande lo sport in campo mondiale. Il suo nome rimarrà per sempre nel cuore della città di Imola e di tutti gli sportivi.