Bologna. Il giudice del lavoro ha condannato per comportamento antisindacale i dirigenti scolastici degli Istituti comprensivi di Ozzano dell’Emilia, IC 6 di Imola e di Porretta Terme ed ha condannato il ministero dell’Istruzione a rifondere completamente le spese legali con un decreto emesso ai sensi dell’art. 28 dello Statuto dei Lavoratori importante e molto atteso in questo territorio, ma anche sul piano nazionale. Il ricorso della Flc Cgil e della Cisl scuola di Bologna ed Imola, assistite dagli avvocati Giorgio Sacco e Guido Reni dello studio legale associato, riguardava il seguente argomento: il contrasto tra la legge Brunetta (D.lgs n. 150/09) e il contratto nazionale scuola per quanto attiene alle materie della contrattazione decentrata, che determina il salario accessorio, e in particolare all’organizzazione del lavoro. “Può stupire che, con i problemi serissimi che la scuola pubblica sta oggi attraversando – si legge nel comunicato sindacale -, le ricadute imponenti sulla qualità formativa ma anche sul lavoro di operatori ridotti nel numero ai minimi termini, la necessità di preservare come un bene prezioso l’armonia all’interno della comunità educativa, si sia dibattuto per mesi in ogni scuola d’Italia e con particolare veemenza in questo territorio se il dirigente scolastico, in forza del decreto Brunetta, avesse poteri assoluti e potesse assumere decisioni unilaterali in questa delicata materia, o se prevalesse invece il contratto nazionale di lavoro della scuola e ciò che ragionevolmente questo prevede. Un ulteriore segnale, purtroppo, dello stato confusionale prodotto sulla pelle della scuola dai tagli indifferenziati, dalla mancanza di attenzione e di rispetto per il lavoro che vi si conduce, dalle riforme ideologiche e dai suoi improvvisati corifei, come l’Associazione nazionale presidi”.
Nessuna intenzione, da parte di Cgil e Cisl, di “attaccare qualcuno in particolare – continua il comunicato -: certamente, piuttosto, la difesa di principi contenuti nel contratto nazionale di lavoro, necessari ai lavoratori e alla scuola, e l’esigenza di far prevalere la ragionevolezza propria di una scuola e di un Paese ‘normale’, ovvero la trasparenza delle scelte e la cooperazione tra parti non contrapposte, difficilmente compatibili con dirigenti ‘soli al comando’, sempre più diffusi oggi nella pubblica amministrazione. Certamente, l’essere costretti ad andare dal giudice del lavoro non rappresenta un buon segnale circa lo stato di salute della scuola, e in particolare della scuola bolognese: il 95% delle contrattazioni decentrate in Italia si sono infatti concluse senza problemi. Salutiamo, tuttavia, con soddisfazione questo importante provvedimento del giudice perché parla in generale a tutta la pubblica amministrazione, perché aiuta a ripristinare più chiare e positive relazioni sindacali, perché riafferma la necessità della Rsu e della contrattazione decentrata, e dunque fa bene al lavoro nella scuola e per la scuola”.