Caro direttore,
oltre 50 anni fa, i treni andavano piano, i servizi di collegamento per i piccoli paesi erano spesso carenti, non c’era l’informatica ma la posta funzionava e costava poco! Ero in corrispondenza con zone sperdute d’Italia e, anche in inverno, in tre giorni la posta arrivava. Non ricordo che una sola lettera sia andata perduta. Ora le Poste fanno di tutto: banca, telefonia ed altro ancora ma la posta non arriva! Mentre sto scrivendo – è lunedì 4 aprile – il settimanale “sabato sera” che aspettavo venerdì non è ancora arrivato… la lettera della mia assicurazione auto, con dentro il contratto che ho pagato lunedì scorso e il contrassegno da esporre, non è arrivata.
Sono andato sul sito dell’assicurazione, ho trovato la pagina attinente il mio contratto dove è scritto che ho pagato e che sono in regola dall’1 aprile 2011 fino all’1 aprile 2012: l’ho stampata ed esposta in macchina sperando che la
Polizia sia comprensiva. Se trovo qualcuno che non vuole sentir ragioni e che vuole, ad ogni costo il contrassegno, io non l’ho! E chi non è in grado di usare internet come fa?
Lunedì mattina, ore 11,30: incontro due vigilesse ferme proprio sotto all’orologio del centro storico di Imola: espongo il mio caso e mi suggeriscono di andare all’ufficio postale di Via Orsini. Eseguo prontamente! Prendo il biglietto “elimina code” attinente ai servizi postali… dopo 37 minuti di coda, sono stato ricevuto allo sportello 2 da una signora sugli “anta” molto gentile e il dialogo si è svolto esattamente così:
– “Sono venuto solo per segnalare un disservizio… a Imola, in via Volta, da una settimana la posta non arriva più, non ricevo i giornali e nemmeno le lettere dell’assicurazione auto…”
– “Guardi che la cosa non è di nostra competenza, questo è un ufficio finanziario (non era vero! Io avevo preso un numero attinente servizi postali!). Per queste cose lei deve rivolgersi ai responsabili del servizio recapito e
adesso le do i numeri”.
Mi scrive un bigliettino che trascrivo fedelmente: Recapito: direzione 0542.64… –  0542.64… – caposquadra  0542.64…
Conosco abbastanza le leggi sulla privacy: questi numeri sono stati rilasciati al “Mario Rossi qualsiasi” senza identificazione del soggetto – il quale, fra l’altro, non li ha nemmeno richiesti – e senza richiedere impegno alcuno, scritto o verbale, alla non divulgazione!
Dopo una serie di infiniti tentativi, il caposquadra non ha mai risposto ma sono riuscito a parlare col primo numero della direzione.
– “Abbiamo cambiato postino oggi, la posta dovrebbe essere arrivata!”
– “No, oggi non è arrivato nulla a nessuno!”
– “Mi lasci un numero… adesso verifico e domani le so dire!”
Mi chiedo a cosa serva un “servizio” che non serve agli utenti. Di certo serve a se stesso ma siamo sicuri che il servire se stessi sia una ragione sufficiente a giustificare l’esistenza dei servizi? Se questa ipotesi fosse giusta, si potrebbe cambiare nome a tutte le società
di servizi…
“A servizio di noi medesimi 001” … ”A servizio di noi medesimi 002” etc. etc e, di seguito, i nominativi degli associati: tutto trasparente, almeno lo sappiamo e non protestiamo nemmeno! (Gian Franco Bonanni)