Roma. “I valori rilevati non hanno alcuna rilevanza dal punto di vista radiologico e sono tali da non costituire alcun rischio di tipo sanitario”, subito la premessa per tranquillizzare, ma l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la riceca ambientale) comunica di avere rilevato tracce di Iodio 131 sui vegetali a foglia larga e latte in Italia, pur con valori nettamente inferiori al livello massimo ammissibile di radioattività stabilito dai regolamenti Euratom. Al di là dell’aspetto di relativa tranquillità ciò significa che il disastro giapponese, pur avvenuto a una distanza geografica importante, sta facendo sentire i suoi effetti anche nel vecchio continente. L’Ispra, che con il sistema delle Agenzie regionali e delle Province autonome per la protezione dell'ambiente, ha il compito di effettuare il monitoraggio della radioattività ambientale e dal 12 marzo scorso ha chiesto di intensificare le misure di particolato atmosferico allo scopo di monitorare l'andamento di una eventuale presenza di radioattività in aria riconducibile all'incidente nella centrale di Fukushima in Giappone. I dati sono aggiornati alle 20 del 6 aprile. I risultati delle prime misure effettuate sui vegetali a foglia larga a partire dal 30 marzo, si legge sul sito dell'Istituto, hanno evidenziato piccole tracce di Iodio131, compresi tra 0,06 e 0,79 Bq/kg.
L'Ispra evidenzia che il livello massimo ammissibile di radioattività stabilito dai regolamenti Euratom è pari a 2000 Bq/kg. Per quanto riguarda il Cesio 137, i valori sono tra 0,07 Bq/kg e 0,66 Bq/kg e l'Istituto evidenzia che 'al momento non è possibile correlare direttamente, sulla base di queste misure, tale presenza di Cesio 137 ai rilasci in atmosfera generati all'incidente in Giappone'. Per quanto riguarda il latte, invece, i risultati delle prime misure effettuate dal 30 marzo, hanno evidenziato un valore molto piccolo di concentrazione di Iodio 131 variabili tra 0,40 e 1,20 Bq/l.
'Si consideri – sottolinea l'Ispra – che il livello massimo ammissibile di radioattività stabilito dai regolamenti Euratom per lo Iodio 131 nel latte è pari a 150 Bq/l per gli alimenti per lattanti. Le concentrazioni sono in generale accordo con quelle rilevate in altri paesi Europei'.