La filariosi è una malattia sostenuta da un verme della famiglia dei Nematodi chiamato filaria (Dirofilaria immitis), questo verme ha una forma sottile ed allungata (può raggiungere la lunghezza di 30 cm). Il parassita viene trasmesso da diverse specie di zanzare (compresa la zanzara tigre) ed è molto diffuso in diverse zone d’Italia, in Emilia Romagna questa malattia è considerata endemica, cioè costantemente presente sul territorio.
La filaria adulta, macrofilaria, vive nel cuore destro, nell’arteria polmonare e nella vena cava caudale degli animali colpiti, ed immette le larve microscopiche, dette microfilarie, in circolo. Queste larve possono quindi essere ingerite dalla zanzara femmina durante il pasto di sangue sull’animale. Nella zanzara avviene poi l’accrescimento del parassita (dallo stadio L1 allo stadio L3), è quindi fondamentale per la trasmissione della malattia la presenza del vettore zanzara. Le larve si localizzano nell’apparato buccale dell’ospite intermedio e vengono trasmesse ad un ospite definitivo (cane o gatto) durante il successivo pasto di sangue. Nell’ospite definitivo le larve L3 migrano nel tessuto sottocutaneo e dopo due successive mute raggiungono la localizzazione definitiva. Nel cane i parassiti possono sopravvivere producendo microfilarie per 5-7 anni, nel gatto per circa 3 anni. I cani, o altre specie animali, infestati dalla filaria, non costituiscono un significativo problema per le persone, infatti l’uomo non è adatto allo sviluppo delle larve fino allo stadio adulto. Nell’uomo Dirofilaria Immitis raramente si localizza a livello cardiaco, per cui la maggior parte dei pazienti umani rimane asintomatica.

LA FILARIA NEL CANE
Quali sono i sintomi?
Nel cane le filarie possono causare gravi danni al cuore e ai vasi polmonari, portando all’insufficienza cardiaca ed infine alla morte. Questa parassitosi si manifesta in maniera subdola: all’inizio dell’infezione, anche se nel cuore sono presenti le filarie , è difficile vederne i segni clinici. Progressivamente, all’aumentare delle dimensioni del parassita, si manifestano dimagramento, facile affaticabilità, scarsa resistenza allo sforzo e tosse. Questi sintomi indicano che si sono già instaurate le lesioni cardiache e polmonari.

Come fare diagnosi?
Il metodo più rapido e sicuro per diagnosticare la filariosi cardiopolmonare consiste nell’eseguire un test, cioè un esame sierologico effettuato sul sangue. Il test è in grado di svelare la presenza dei vermi adulti nel cuore, ma non quelli giovani ancora in fase di sviluppo. Devono infatti passare almeno sei mesi dalla puntura di una zanzara infestata affinché questo test sia significativo, pertanto di norma lo si esegue in primavera, entro i primi di maggio, prima di iniziare la prevenzione. L’osservazione diretta al microscopio di una goccia di sangue può mostrare la presenza in circolo delle microfilarie, cioè le larve prodotte dagli adulti; tuttavia in una grande percentuale di cani parassitati questo tipo di esame risulta poco sensibile, dando molti falsi negativi, quindi non può essere considerato attendibile come il test sierologico. Visto che la malattia presenta una sintomatologia tardiva, che si evidenzia cioè solo quando le alterazioni cardiache e polmonari sono già ad uno stadio avanzato, si consiglia di eseguire un test sierologico di screening all’inizio di ogni stagione primaverile, in modo da poter eventualmente, intraprendere una terapia efficace e precoce.

Come si può prevenire?
La filariosi cardiopolmonare si può fortunatamente prevenire in modo sicuro ed efficace. Il controllo delle zanzare è molto difficile perciò la profilassi è concentrata sul trattamento dell’ospite definitivo. Ci sono varie composizioni per la prevenzione.
Compresse o tavolette appetibili: vanno somministrate una volta al mese per tutto il periodo in cui sono presenti le zanzare, generalmente da marzo a novembre compresi. Questi prodotti hanno un’azione retroattiva, cioè proteggono il cane per tutto il mese precedente l’inizio del trattamento, il farmaco infatti uccide le larve di filaria eventualmente inoculate nel cane nei 30 giorni precedenti.
Iniezione: è possibile utilizzare un nuovo prodotto che, somministrato per iniezione, è in grado di fornire una protezione completa che dura tutto l’anno.
Alla profilassi vera e propria sopra ricordata si possono affiancare, ma non sostituire, anche misure di profilassi indiretta, cioè accorgimenti atti a diminuire l’incidenza della puntura di zanzare. Tra questi ricordiamo il tenere il cane al chiuso al crepuscolo o di notte (che non riduce però le punture di zanzare tigre), trattare gli animali con un repellente per le zanzare con i classici spot-on, evitare le aree endemiche nei periodi dell’anno in cui le zanzare sono attive.
Nei cani non sottoposti a prevenzione il numero di parassiti può aumentare di anno in anno, in seguito alla continua puntura delle zanzare.

Come si cura un cane infetto?
Stabilita la diagnosi, prima di iniziare la terapia si eseguono degli esami per stabilire le condizioni di salute generale del cane e le eventuali lesioni che la malattia ha già provocato a cuore e vasi polmonari. Questo permette di quantificare i rischi correlati alla terapia e di impostare la cura nel modo migliore. Di norma si esegue una radiografia del torace, ecocardiografia ed esami completi del sangue. Esistono due tipi di terapia: la scelta viene fatta in base alle condizioni del cane. Se le condizioni sono buone si utilizza la melarsomina, un farmaco a base di arsenico che uccide le filarie adulte presenti nel cuore. Si eseguono due iniezioni intramuscolari a distanza di 24 ore una dall’altra. Questo permette di eliminare i parassiti in modo più graduale, consentendo all’organismo di recuperare meglio. Nelle settimane successive il cane deve essere sottoposto ad un trattamento con anticoagulanti (eparina) e stare in assoluto riposo, questo per permettere all’organismo di eliminare i parassiti morti senza che si creino complicazioni, che non sono tra l’altro infrequenti: i frammenti di vermi morti infatti sono molto pericolosi perchè possono ostruire i vasi e causare emboli.
Un secondo tipo di terapia, sviluppato di recente, consiste nell’utilizzare un antibiotico e un antiparassitario in combinazione. Questo tipo di terapia si prolunga per più tempo, è meno efficace, ma anche meno rischioso per la salute del cane, e si impiega solamente nei soggetti a rischio elevato.
In corso di una sindrome della vena cava è consigliata la rimozione chirurgica della macrofilarie dall’atrio destro attraverso la vena giugulare che consente la rapida evoluzione clinica della sindrome.
Nonostante esista una cura per questa malattia, considerati i rischi (e i costi dei farmaci) è molto importante ricordarsi la prevenzione annuale. Completata con successo la cura, è opportuno sottoporre il cane ad una regolare profilassi per evitare che si infesti nuovamente.