26 aprile 1986, ore 1.23: un esperimento eseguito dopo aver disattivato i dispostiti di sicurezza provoca l’esplosione del reattore n°4 della centrale nucleare di Chernobyl. Sono trascorsi 25 anni da quella tragica primavera e ancora oggi quei paesi (Ucraina, Bielorussia e, in parte, la Russia, fanno i conti con i danni della contaminazione. La popolazione sta pagando prezzi terribili in termini di salute. Secondo Legambiente, che con il Progetto Chernobyl da anni sta lavorando con quelle popolazioni in termini di iniziative di solidarietà “circa 7 milioni di persone sono ancora oggi esposte al rischio contaminazione da isotopi a lungo decadimento e gli effetti ambientali rimangono pressochè immutati da allora”. Lo scrive il suo presidente, Vittorio Cogliati Dezza, che sottolinea l'inadeguatezza delle precauzioni adottate per ridurre l'esposizione ambientale e sanitaria e i gravissimi ritardi del progetto di messa in sicurezza dell'impianto atomico di Cernobyl.
L'associazione ambientalista si rivolge al governo italiano affinchè si impegni in “una forte azione di pressione per avviare un serrato programma di monitoraggio ambientale al fine di valutare l'esposizione delle popolazioni che negli anni sono tornate nei luoghi colpiti dalle radiazioni. Per intensificare le maglie dei controlli rispetto alla movimentazione nazionale e all'esportazione di prodotti, alimentari e non, che provengono dalle zone contaminate. Per avviare un programma straordinario di reperimento di risorse per aiutare localmente le popolazioni coinvolte dalla tragedia del 1986 e per completare la messa in sicurezza del reattore esploso e del resto della centrale di Cernobyl”.
Legambiente ricorda Chernobyl e si mobilita per informare i cittadini sui rischi del nucleare e sulla necessità di votare Sì al referendum del 12 e 13 giugno. “Un sì per dire no alla costruzione di nuove centrali in Italia perchè non esiste nucleare sicuro, come l'incidente alla centrale di Fukushima in Giappone ci conferma, purtroppo, drammaticamente – afferma Cogliati Dezza -. Ora più che mai é chiaro che la scelta nucleare é sbagliata e pericolosa. La maggior parte degli italiani non la vuole e, come avverrebbe in uno Stato democratico normale, gli va garantita la possibilità di esprimersi nel referendum del 12 e 13 giugno prossimo. L'incubo nucleare che sta vivendo il Giappone e tenendo con il fiato sospeso il resto del mondo rievoca, a 25 anni di distanza, le immagini terribili dell'incidente di Cernobyl, per altro mai dimenticate. Cosa deve succedere ancora perchè i governi si convincano che la strada del nucleare va abbandonata? Chiediamo investimenti e un impegno politico chiaro per un futuro energetico pulito e sicuro”.