Imola. L’art. 2 del Decreto legge del 27 maggio 2008 n. 93 ha introdotto una tassazione sostitutiva più favorevole di quella ordinaria, fissando un’aliquota unica del 10%, applicabile ai lavoratori dipendenti del settore privato. Con la risoluzione 83 del 10/08/2010 l’Agenzia delle Entrate approfondendo l’applicazione dell’imposta sostitutiva sul lavoro notturno, afferma che le prestazioni di lavoro straordinario, supplementare e notturno, sono detassabili a condizione che sussista un vincolo di correlazione con i parametri di produttività, innovazione ed efficienza organizzativa o a elementi di competitività e redditività, un'agevolazione che compete fin dall’origine, quindi pure per le annualità che si sono già chiuse. Le cooperative sociali del territorio imolese, “infischiandosene bellamente di questa risoluzione considerano il lavoro notturno svolto nelle strutture socio-sanitarie, alla stregua di normale orario di lavoro, evitando in tal modo di certificare il suo collegamento alla produttività e privando, pertanto, i loro lavoratori, i cui stipendi medi si aggirano sui mille euro mensili, di una somma quantificabile tra i 300 e i 600 euro pro capite – afferma Davide Baroncini della Funzione pubblica  della Cgil -. Soldi che le cooperative non devono pagare essendo tale spesa a totale carico dello stato. In totale le coop. sociali stanno rendendo inesigibile per i loro lavoratori una somma complessiva vicina ai 100.000 euro. Inoltre, per il 2011 è già stato firmato un patto tra le parti che indica per gli anni a venire il lavoro ordinario notturno come voce di incremento alla produttività e, dunque, si stenta a comprendere come mai lo stesso notturno considerato incremento alla produttività nel 2011 non sia valutato in identico modo per gli anni precedenti. Le coop. sociali stanno danneggiando pesantemente i loro lavoratori, ben sapendo che nel turno di notte gli stessi lavorano oltre le loro competenze che, contrattualmente, sarebbero di mera vigilanza. Invece, in tutte le strutture in appalto gli operatori lavorano eccome. Basti portare ad esempio l'organizzazione del lavoro delle case di riposo in cui le prime alzate degli ospiti vengono effettuate già dalle 5 della mattina”.
La Fp Cgil di Imola chiede alle coop sociali, a nome dei lavoratori interessati, “di rivedere la loro assurda posizione e chiede di ripensare a tale decisione”. In caso contrario “chiederà ai lavoratori riuniti in assemblea di proclamare lo stato di agitazione e, dunque, di bloccare ogni attività svolta nell'orario compreso tra le 22 e le 6 di mattina, oltre a valutare giuridicamente la possibilità di chiedere i danni alle cooperative stesse per il mancato introito a favore dei lavoratori”.