Imola. Dopo i lavori di messa in sicurezza del tratto di lungofiume tra il poste della Tosa e il ponte Vecchio, sulla via Emilia, effettuati qualche anno fa e che hanno riqualificato quel tratto di fiume che oggi è piuttosto frequentato, ora il Comune di Imola è impegnato a mettere in sicurezza il tratto tra il ponte della ferrovia e il ponte dell’autostrada A14. Con una differenza. Mentre per i primi lavori vi è stato un investimento importante, ora sembra che non ci siano risorse, i lavori vengono effettuati in economia, praticamente senza spese se non per  quelle vive (noleggio scavatori, ecc.), da parte della protezione civile municipale. Un’opera che almeno ha il merito di cercare di pulire il tratto di fiume interessante, togliendo dall’alveo tronchi, che trascinati da eventuali piene potrebbero diventare pericolosi, sterpaglie e sporcizia varia. C’è però qualcosa che non torna, al di là delle rassicurazioni degli uffici competenti. Intanto sembra che manchi una regia complessiva sui lavori da svolgere e sul metodo da applicare a tali lavori. La seconda impressione è che in quel tratto di fiume si notano numerosi tagli di piante (vi sono ancora le basi dei tronchi che sporgono dal terreno) e non sembra che tali piante fossero pericolanti o malate, anzi essendo a una certa distanza dall’alveo si ha l’impressione che togliendole si siano indebolite le sponde, lasciandole in balia di eventuali piene.
Che sul fiume fosse necessario intervenire è fuori di dubbio, ma non è vergognoso ammettere che le risorse sono scarse o nulle e che gli interventi, di conseguenza, debbono essere fatti in economia. Ma ciò non toglie che un senso logico agli interventi e un controllo sugli stessi siano più che necessari.
Un’ultima osservazione. Perché accanto ai lavori di messa in sicurezza non si lancia anche un progetto per la valorizzazione delle sponde del Santerno. Così come si fanno in economia i lavori odierni è solo un sogno pensare di ripristinare il sentiero che scorre lungo l’argine di sinistra? Dal ponte della Tosa a San Prospero vi sono già tratti percorribili a piedi o in mountain bike, si tratta solo di fare manutenzione e aggiungere i collegamenti mancanti tra i vari tratti. Costa? Perché non lanciare una proposta al volontariato imolese per un impegno in questo senso. Al Comune resterebbero i costi di progettazione (e non crediamo che siano molti) e di rimborso per il noleggio di eventuali macchinari necessari. Pensare ad una ciclabile che da San Prospero (o perché no, da Mordano) possa arrivare fino si bacini di Rineggio a Fontanelice è destinata a restare solo un’utopia? (Valerio Zanotti)