Imola. “La Fucina ci sembra il luogo, invece, dove si ‘masticano’ vecchie idee, se tale si possono definire, per dare luogo ad un ennesimo centro commerciale, condito con ben 11 sale cinematografiche. Tutto ciò a discapito della città (quella racchiusa dalle mura) che si dovrebbe invece vivificare”. Toni duri quelli di Legambiente Imola – Medicina contro il progetto che dovrebbe portare alla nascita di una nuova “cittadella” dei consumi nei pressi del casello autostradale.
Troppi centri commerciali e un’idea delle multisale che ormai sono in crisi in molte realtà. Questi in sintesi i concetti che stanno alla base dei ragionamenti dell’associazione ambientalista. “L’idea prevalente è che il tempo libero gli imolesi, e non solo, lo devono trascorre lontano dal centro storico, nei corridoi del Centro Leonardo e, domani, in quelli della Fucina. Una logica dello ‘Sviluppo’ che considera il ‘Consumo’ di territorio e delle risorse come caposaldo dell’economia – continua il comunicato -. Un tipo di sviluppo che già oggi è entrato in crisi e che prima a poi ci costringerà a fare i conti con i tanti, troppi supermercati e con i conseguenti rischi di chiusura, lasciando grandi cattedrali nel deserto. Una logica che stride pesantemente con la crescita tra le persone della consapevolezza che vi può essere un modo diverso di consumare (e per consumare pensiamo non solo al cibo o all’abbigliamento, ma anche alla cultura) e che chiede di ‘ripensare’ al tipo di sviluppo nell’ottica della sostenibilità e di una visione lungimirante e non ancorata all’oggi”.
Legambiente auspica un allargamento del dibattito sull’iniziativa e chiede più chiarezza alle associazioni di categoria “che, forse, fanno i conti con la possibile ricaduta in termini di risorse economiche per il centro storico. Un visione tuttavia miope se si limita a un po’ di denaro senza avere dietro un  progetto di rilancio e riqualificazione del centro storico stesso e delle sue attività”.
Secondo gli ambientalisti “dovrebbe fare riflettere la quantità e la situazione dei grandi centri commerciali già esistenti attorno a noi, così come la crisi delle grandi multisale, immense cattedrali nel deserto, che non reggono i costi di gestione. E non ultima la crisi economica che ha ridotto drasticamente la possibilità di consumo delle famiglie e l’aggravarsi della situazione dei giovani, sempre più alle prese con un mercato del lavoro che tende ad escluderli. Dire che la Fucina sarà un elemento attrattivo verso Imola e arrivare a sostenere che chi esce dall’autostrada poi si farà un viaggetto anche per visitare il centro di Imola ci sembra un po’ arduo, se non avventuroso”.
Fin qui le critiche, ma vi è anche l’alternativa: “Il centro di Imola sarà appetibile se si creano le condizioni per un suo rilancio. E siamo d’accordo con chi sostiene che il vero centro commerciale naturale di una città sia il suo centro storico. Perché non iniziare a pensare ad una galleria che ha come scenografia non i capannoni industriali, ma i palazzi e le vie storiche della città. Perché non mettere assieme le competenze delle associazioni di categoria e dei singoli esercenti per pensare ad un progetto di valorizzazione della città. Perché non provare a capire se ci può essere una cordata di imprenditori, come quella che ha proposto la Fucina, interessata ad intervenire per fare del centro storico la vera Fucina imolese. Perchè non recuperare alcuni contenitori che oggi rischiano il degrado per fare lì le multisale cinematografiche (pensiamo all’ex Enal, ma potrebbero essere anche qualche reparto dell’Osservanza). Perché non pensare ad una politica abitativa che riporti i cittadini verso il centro storico, un po’ come succede in tante parti d’Europa dove si creano centri cittadini vivibili, pedonalizzati, ad uso e consumo dei cittadini tutti, non solo di giorno, ma anche di notte. Piazze e strade con attività commerciali aperte, palchi mobili per fare musica o teatro, insomma pensare ad modo diverso di vivere la città”.