Imola. La Regione Emilia Romagna ha emanato 3 provvedimenti in data 21 dicembre 2009, 8 febbraio 2010, 13 settembre 2010 che riguardano l’approvazione del sistema omogeneo di tariffa per i servizi socio/sanitari per anziani e disabili, valevole per l’accreditamento transitorio. Tutti i cittadini per accedere ai servizi in Regione, da Piacenza a Rimini, in due anni pagheranno la stessa retta (case protette, centri diurni, ecc). Per le case protette la retta è stabilita in  50 euro giornalieri, il restante è a carico del Servizio sanitario regionale e del Fondo nazionale per la non autosufficienza. Ma cosa significa questo passaggio importante nel welfare regionale? Ne parliamo con Mario Peppi del Comitato Asp di vigilanza Imola – Mordano, nonché responsabile dell’Auser territoriale di Imola, un’associazione da tempo impegnata a promuovere finalità di solidarietà sociale tramite attività di volontariato, di solidarietà, di educazione degli adulti, di socializzazione.
Cosa sta succedendo nel welfare nella nostra regione e, quindi, anche in quello imolese?
“Dopo l’emanazione dei tre provvedimenti regionali il circondario imolese si sta adeguando. Le tariffe individuate sono propedeutiche all’accreditamento che prevede come termine ultimo d’applicazione giugno 2011”.
Cosa comporterà l’accreditamento?
“Nel circondario imolese molte strutture sono già gestite da cooperative sociali (casa di riposo di via Venturini, Fontanelice, Borgo, Castel San Pietro Terme, Dozza ). La legge prevede di assegnare ai gestori attuali l'accreditamento transitorio che ha una durata di tre anni, per poi passare al definitivo. La stessa norma viene applicata anche sull’assistenza domiciliare ed ai centri diurni. Alle cooperative spetta la gestione completa: riscossione rette, vitto, personale, lavanderia, manutenzione, ecc. Questo non significa che le Cooperative non siano in grado di affrontare quanto richiesto, sono una gran realtà nel nostro paese, ma si sa con quali difficoltà sono costrette ad operare. La legge affida loro questa gran responsabilità costringendole a cimentarsi in una nuova sfida, pena perdere l’appalto, con l’aggravante che la legge determina i parametri assistenziali e le quote di rimborso giornaliero. Sono costrette ad assumere personale sanitario e non, con forte rischio d’impresa. I parametri d’assistenza saranno rivisti da una commissione paritetica ogni sei mesi, la quale determinerà i minuti d’assistenza, aumenti o diminuzione del personale in base alla gravità degli ospiti ricoverati in struttura in quel momento”.
Ma dal punto di vista della qualità del servizio cosa significa?
“Se, non si conoscono le valutazioni esatte, è impossibile dare dei giudizi sui reali rapporti d’assistenza, ma leggendo la delibera s’intuisce che qualche ricaduta ci sarà, in particolare nel personale infermieristico e d’animazione. Credo che sia un percorso obbligato per la mancanza di risorse economiche, guardando in positivo potrebbe essere uno stimolo ad utilizzare al meglio le risorse, ma occorre un maggior coinvolgimento di tutti i soggetti, compreso le famiglie dei pazienti. In questa fase nessuno sa, e si sta partendo”.
Guardando ad esperienze passate, ad esempio ricordiamo ciò che successe con la chiusura dell’ospedale psichiatrico, se non vi è un forte controllo del pubblico la qualità del servizio rischia di abbassarsi. Chi garantisce che questo non succeda?
“Questo è uno dei problemi. Io penso che il pubblico debba almeno mantenere un forte controllo con momenti di verifica perché il rischio è che alla fine ci sia un assestamento della qualità dei servizi verso il basso. Ad esempio cambiare lo status di Rsa (Residenza sanitaria assistenziale) in struttura protetta comporta parametri diversi di gestione, ossia meno infermieri e meno assistenza”.

Fin qui le preoccupazioni di Mario Peppi, ma sul tappeto vi sono una serie di quesiti più di fondo. In una realtà come Imola, dove la gestione dei servizi sociali è sempre stato un aspetto qualificante, questi passaggi cosa comportano dal punto di vista della qualità dei servizi? Dopo aver impiegato tempo e risorse per la creazione dell’Asp (Azienda servizi alla persona) (Asp) e dopo aver discusso per tanto tempo per darle una valenza circondariale quale sarà l’evoluzione di questa struttura?
Tutte domande che nascono da una preoccupazione di fondo: con una crisi economica che, lungi dall’essere superata, rischia di accentuarsi nei prossimi anni, favorita da un debito pubblico che necessita di manovre correttive difficilmente sostenibili, si rischia di assistere ad una ritirata del Pubblico su settori quali la sanità, i servizi sociali, la scuola, il welfare in generale. Tutto questo a favore di un privato profit che difficilmente avrà nelle sue corde la motivazione tipica di un servizio pubblico.
Diventa quindi necessario riformulare il rapporto tra pubblico e privato no profit per determinare un nuovo livello di welfare dove ognuno possa svolgere una parte del compito finalizzato a non dequalificare i servizi esistenti. E tutto questo non può prescindere da un coinvolgimento dei cittadini. Avviare una discussione città per capire verso quale welfare si vuole andare, partendo dai bisogni, crescenti per tante fasce di popolazione e non solo per gli anziani, e dalle minori risorse. (Valerio Zanotti)