Bologna. La commissione “statuto e regolamento” ha approvato all’unanimità il progetto di legge che istituisce la “commissione regionale per la promozione di condizioni di piena parità tra donne e uomini”, a suo tempo sottoscritto da tutti i gruppi consiliari e da tutte le donne elette nell’assemblea legislativa. La commissione ha così approvato alcuni emendamenti migliorativi del testo, come li ha definiti Roberta Mori (Pd), relatrice del progetto; oltre a quelli presentati da Mori (pd), sono stati approvati emendamenti presentati da Giovanni Favia (5 stelle) e Manes Bernardini (Lega). La nuova legge, che sarà iscritta in una delle prossime sedute dell’assemblea legislativa entro la pausa estiva, si sviluppa in cinque articoli. Il testo si richiama alla Costituzione, alla normativa dell’Unione Europea e all’articolo 41 dello Statuto regionale. In particolare, si fa riferimento al principio di “Gender Mainstreaming”, ossia di integrazione delle pari opportunità in tutti gli aspetti della vita economica, civile e sociale, per il cui perseguimento l’Unione Europea sollecita gli Stati membri ad adottare strategie di miglioramento della governante sulla parità tra i generi. Alla commissione spetta anche il compito di valutare lo stato di attuazione delle normative regionali, nazionali ed europee in materia di pari opportunità e contrasto a ogni forma di discriminazione (con particolare riguardo alle leggi in materia di lavoro, formazione professionale, assistenza, servizi sociali e attività culturali). È poi prevista la possibilità di elaborare proposte di adeguamento delle norme, promuovere iniziative sulla condizione femminile, il sostegno alla presenza delle donne nelle nomine di competenza regionale e alle iniziative per favorire la partecipazione attiva delle stesse alla vita politica, sociale, economica e culturale. L’intento è creare un dialogo permanente tra le donne elette nelle istituzioni e le realtà e le esperienze femminili presenti in Regione. Fra gli emendamenti approvati nella seduta, i più rilevanti riguardano l’articolo 2: si sono inseriti riferimenti alle attività libero professionali delle donne, alla possibilità della nuova commissione di svolgere indagini conoscitive e ricerche sulle condizioni di vita materiali e simboliche delle donne, alla possibilità di instaurare rapporti con le istituzioni e gli organismi nazionali ed europei impegnati su queste materie.