Egr. direttore,
Non mi ricordo il nome di quel vecchio operaio della Cogne… eravamo verso la fine degli anni ’60. Lui, figlio di un bracciante agricolo, famiglia monoreddito, aveva solo la licenza elementare ma era fiero di se: sapeva far bene il suo lavoro ed era rispettato sia dal capo reparto che dai colleghi. Era convinto di parlar bene l’italiano tant’è che soleva dire che “… l’itagliano bisogna saperlo parlarlo!”
Un recentissimo scritto del giornalista politico Elio Veltri recita testualmente così: “… Octavio Paz, poeta messicano e premio Nobel, si occupava anche della corruzione del linguaggio scrivendo che un Paese si corrompe quando si corrompe la sua sintassi!. La neolingua televisiva è l’espressione suprema della corruzione del linguaggio e chi la frequenta di più, se non ha solide basi culturali e non coniuga bene nemmeno i congiuntivi, fa danni enormi.
Soprattutto se si occupa di politica a tempo pieno”.
Coi criteri di valutazione in uso nel 1956, se mi fossi espresso come molti attuali politici italiani, non avrei ottenuto la licenza di terza media ma torniamo a noi: la televisione ci propina serie di telefilm in italo-siculo, italo-napoletano, italo-romanesco… nei telegiornali nazionali, le “licenze dialettali” sono in esponenziale aumento e vengono inserite interviste a massaie e passanti che molto spesso conoscono solo il dialetto locale.
Molti politici ad alto livello si inventano i congiuntivi in diretta e anche loro trovano il loro diseducativo spazio in TV sotto gli occhi e… l’orecchio del mondo intero!
I “reality”… isola dei famosi e grande fratello completano l’opera.
Il reality è quello che – secondo i canoni internazionali – esprime la realtà del Paese: sia per lo squallore dei contenuti e sia per il modo col quale vengono espressi, trovo giusto che la lingua italiana sia stata, di fatto, declassata a ruolo di “dialetto dominante” fra molteplici altri dialetti.
Ho amici in Germania e Inghilterra: Thomas Hager, un fratello per me, doveva iscrivere sua figlia Lara alle scuole superiori e, già due anni fa, mi aveva chiesto se ero disponibile ad ospitarla qualche mese in Italia per apprendere la lingua.
Ora mi ha detto che non serve più perché sua figlia studierà francese… in Germania, sono tutti concordi nel dire che la lingua italiana, di fatto, non esiste!
Alex Lawrie, scozzese, tecnico informatico a livello europeo, dice che c’è una forte contrazione, in ambito europeo, dello studio della nostra lingua.
Personalmente sto notando che, sempre più spesso, non ci sono le “istruzioni per l’uso” degli oggetti, scritte in italiano e questo vale anche per certe traduzioni su Internet… è giusto!
Se a noi italiani non interessa parlare italiano, perché dovrebbe interessare agli altri? (Gian Franco Bonanni)