Bologna. Com’è lo stato dei depositi bancari e degli impieghi di denaro in provincia di Bologna? Uno studio dell’Osservatorio di Confartigianato Assimprese, realizzato dal Centro studi Sintesi, ha preso in esame i dati della Banca d’Italia sulla raccolta diretta del risparmio e sugli impieghi (per investimenti, ad esempio immobili o macchinari, o per liquidità). Particolarmente interessante il risultato del Circondario imolese (formato da 10 Comuni in provincia di Bologna, circa 132 mila abitanti) alla luce anche del riaccendersi del dibattito sulla costituzione dell’area metropolitana bolognese, vista con perplessità a est del Sillaro. I dati indicano che la raccolta diretta (che non comprende titoli e investimenti) da famiglie e imprese nell’imolese è mediamente inferiore rispetto alla provincia di Bologna (circa 992 mila abitanti in totale) e anche rispetto al dato nazionale, assestandosi però sopra a province come Ravenna (circa 392 mila abitanti) e Ferrara (circa 360 mila abitanti) e a ridosso di quella di Piacenza (circa 290 mila abitanti). Di contro il territorio imolese mostra un’ottima performance nel rapporto percentuale impieghi su depositi, convenzionalmente preso come riferimento per misurare il dinamismo dell’economia.

Il raggruppamento circondariale che fa capo a Imola mostra nel complesso (con un rapporto percentuale impieghi su depositi al 197,5%) di aver reagito alle difficoltà della crisi con una vitalità superiore, non solo alla media nazionale (184,9%), ma anche rispetto alle province come Piacenza, Parma, Ferrara e Rimini, e la stessa provincia di Bologna attestandosi ai livelli delle province di Reggio Emilia, Forlì-Cesena e Ravenna.

“Il circondario imolese ben figura nella classifica degli impieghi – commenta Amilcare Renzi, segretario di Confartigianato Assimprese – dove notiamo in particolare il primato della città di Imola, ai vertici delle classifiche provinciali per famiglie e imprese, insieme all’area bolognese. Questa performance ci conferma come il territorio imolese abbia reagito alla crisi, investendo o impiegando risorse per mantenere i livelli occupazionali. Questa è una dinamicità importante che non può e non deve venire sminuita da percorsi istituzionali che riducano la nostra autonomia territoriale, che resta un punto imprescindibile. Detto questo dobbiamo però evitare tentazioni di isolamento e, anzi, consapevoli della nostra forza territoriale ed economica, dobbiamo dare il nostro contributo sostenendo percorsi più rispettosi del nostro ruolo, esprimendo le istanze delle nostre imprese su temi quali l’aeroporto, la fiera, l’università, la viabilità e la logistica più in generale”.