Imola. Alcuni giorni fa abbiamo pubblicato una lettera in cui una lettrice (Laila Cavalcanti) invitava il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a fare una visita in Val di Susa ed, eventualmente, a fermarsi all’ospedale di Torino per fare visita a Fabiano, “un ragazzo garbato, attento agli altri, la mitezza nei modi e nello sguardo” che è stato brutalmente ferito dalla polizia in Val di Susa. Oggi Laila ha ricevuto una sua comunicazione: “ Ciao Laila, ti do del tu, posso vero? Volevo solo dirti un sincero Grazie per le parole che hai scritto nella lettera, mi sono servite… ne avevo bisogno. Grazie, grazie e grazie ancora. E mi viene ancora da chiedervi scusa a tutti e a tutte per il disagio ed il ritardo che si era creato. Ma tutto è bene quel che finisce bene… o quasi (ah, ah, ah)”.
“Che sollievo – racconta Laila -, il nostro amico – il pericoloso 'terrorista' – sta meglio e, grazie al cielo, non ha perduto l'ironia. Gli ho risposto, commossa dalle sue parole: ‘Caro Fabiano, che piacere sentirti. Spero significhi che stai un po' meglio e, magari, che sei a casa. Siamo noi che dobbiamo ringraziare te per la cura che ti sei preso di noi e del viaggio. E dobbiamo scusarci noi, per non esserti state/i abbastanza vicine/i: chissà, se fossimo state/i lì con te, forse avremmo potuto evitarti il supplizio che ti hanno inflitto. Ho seguito su YouTube le tue dichiarazioni – interviste: ti sono stata vicina e lo sono ancora. Spero che le ferite 'anatomiche' possano essere curate in breve tempo. Quelle psicologiche resteranno a lungo, ahimé. Ero una ragazzina, nel 1960, in piazza contro Tambroni e la sua celere: ci chiamarono 'i ragazzi con le magliette a strisce “. Ammazzarono cinque giovani a Reggio Emilia ed altri sei in altre città. Ero a Genova nel 2001, i cosiddetti black blocs (lì c'erano davvero e ben organizzati!) mi erano alle spalle, si mascheravano e si cambiavano indumenti dietro a cespugli, del tutto indisturbati da parte dei poliziotti lì vicini che vedevano e sapevano”.