La parola “rinnovabile” è oramai diventata una delle parole più di tendenza ed alla moda degli ultimi anni, superata solo da “sostenibile” e “green”. Vai dal benzinaio e chiedi la benzina verde e magari, se quel giorno ti senti internazionale, puoi anche chiedere un pieno di green. O ancora accendi un telegiornale qualunque o un programma di informazione politica e prima o poi sentirai parlare di economia sostenibile, di crescita sostenibile, di sviluppo sostenibile, di programma per la sostenibilità di questa o quella azienda. Rinnovabile poi è la più maltrattata di tutte. Si può sentire annoverare ad esempio, tra le varie energie rinnovabili, il carbone pulito e il nucleare. Manca solo il petrolio rinnovabile! Continuando così a breve lo scopriranno.

Nel mondo accademico o più semplicemente nelle chiacchiere di tutti i giorni, se non utilizzi almeno una volta una di queste parole rischi di passare per uno che non si interessa dei problemi dell’attualità, di un figlio di papà che pensa solo in quale discoteca andare la sera dopo.
Dietro le parole alla moda e abusate tuttavia, si celano spesso pericolosi tranelli, imprevedibili rischi. Forse è sempre meglio riflettere due o tre volte prima di utilizzarle. Prendiamo ad esempio la parola “rinnovabili”. Sono rinnovabili dieci pannelli fotovoltaici sul tetto di casa mia così come lo sono ventimila pannelli in un campo su cui veniva coltivato il grano e ora non più. È rinnovabile l’impianto a biomasse che utilizza scarti locali per produrre energia e calore così come lo è l’impianto enorme che necessita di biomasse proveniente da paesi tropicali e contribuisce a far mancare il cibo alla gente di quelle terre. Certo questi sono casi estremi, eccessivi forse, ma che fanno capire bene i rischi che si celano dietro la parola “rinnovabili”.

Credo sia allora necessario introdurre nel vocabolario di coloro che si interessano di energia un nuovo termine di cui troppo poco si sente parlare: Decentramento della produzione elettrica. Mai rinnovabile dovrebbe essere disgiunta da questa parola. Perché questo? Credo si debba partire da una domanda fondamentale. Perché lo Stato deve investire milioni di euro per le rinnovabili? Per sviluppare un nuovo settore economico e dare posti di lavoro? Se così fosse ci sarebbero numerose alternative. L’elettronica, l’informatica, il mercato automobilistico ecc.
Spesso è proprio la leva economica a muovere tutto ma pur essendo un aspetto fondamentale non ci si può basare solo su questa. Il senso profondo delle rinnovabili è il loro fondamentale contributo nel ridurre gli effetti dei cambiamenti climatici in atto, minimizzando così le ripercussioni che questo potrà avere sulla vita di tutti noi. Cosa c’entra questo con il decentramento?

Decentrare vuol dire costruire delle realtà territoriali in grado di generare autonomamente quell’energia di cui necessitano. Vuol dire quindi ridurre le perdite lungo i cavi elettrici che trasportano l’energia. Meno chilometri vi sono tra punto di generazione elettrica e luogo di consumo, minori sono le perdite e quindi maggiore è l’efficienza del sistema stesso. Decentrare vuol dire rendere più democratico un settore come quello energetico da sempre in mano a pochissimi soggetti. Decentrare vuol dire evitare di costruire centrali rinnovabili troppo grandi che possano provocare più danni che vantaggi; vuol dire quindi imporre ai progettisti di partire dalle caratteristiche del territorio per dimensionare un impianto. Decentrare vuol dire case, quartieri, Comuni, autosufficienti dal punto di vista elettrico e magari anche termico. Decentrare infine vuol dire maggiore sicurezza, un minor costo dell’energia, una maggiore consapevolezza sul tema dell’energia della popolazione locale.
Vista la centralità dei concetti che la parola decentramento porta con sé quando si parla di rinnovabili, forse è giunta l’ora di ricorrere ad essa più spesso, soprattutto quando si vuole far vedere di essere preparati e impegnati in prima persona a contrastare i cambiamenti climatici. Perché è sì vero che ognuno di noi può contribuire a questa sfida consumando meno energia e installando pannelli fotovoltaici sul tetto, ma forse come prima cosa è importante essere cittadini attenti e preparati in grado di smascherare le insidie che si celano dietro le proposte rinnovabili, sostenibili e green di alcuni politici e gruppi industriali. (Grasso Denis)