Egregio direttore,
forse a lei non sarà mai accaduto di chiedere “Ma che giorno è oggi?”. Lei dirige un giornale che ha scadenze precise e, di sicuro, sa sempre che giorno é… ma quasi a tutti accade, ancora oggi, di non avere un calendario a portata di mano e di scordarsi la data. 500 anni fa poi, i calendari non erano ancora stati inventati ed era normale che la gente, tutta la gente, anche i nobili, magistrati, banchieri, potessero non sapere esattamente che giorno era quando scrivevano una lettera: per questo  si usava una formulazione della data che – faccio un esempio – recitava così: “Imola lì, 20 aprile 1511”.
L’Accademia della Crusca, che è il supremo Ente delegato allo studio e alla corretta interpretazione della lingua italiana, concorda sul considerare il “lì” come un articolo… gli! In che data ho scritto quella lettera? Li giorni 15… cioè intorno a gli giorni 15, ma se fosse stato il giorno 14 o il 16, sarebbe andato bene lo stesso!
Poi la lettera era spedita con un corriere, con la diligenza, con un piccione e arrivava quando poteva… esattamente come oggi! Questo accadeva cinque secoli fa e mi stupisce come burocrazia, magistratura, enti pubblici in genere e Poste Italiane non abbiano ancora recepito i segni di un cambiamento epocale: ancora oggi, vengono scritte lettere ufficiali usando il “lì” anacronistico, inutile, che nessuno sa a cosa serva… forse nell’arcaica presunzione che la “gente” rispetta di più le cose che non capisce!
Mezzo millennio, il tempo di venti generazioni è trascorso senza che nessuno abbia recepito il cambiamento: un significativo esempio del grado di attenzione di cui noi tutti siamo oggetto! (Gian Franco Bonanni)