Spett. redazione,
la Croce Rossa nasce sui campi di battaglia intorno al 1860 per opera di uomini mossi esclusivamente dal loro consapevole senso di umanità. Le recenti questioni che hanno acceso anche i riflettori della Rai sulla discutibile gestione nazionale possono semmai screditare i capi che la dirigono, ma non riusciranno a scalfire i principi morali su cui essa si fonda, in modo particolare neutralità e volontariato! Se tali principi dovessero venir meno, l’intera organizzazione ne soffrirebbe fino a scomparire e, quando ciò dovesse accadere, il mondo intero perderebbe, oltre a due secoli di storia, la protezione universale del sacrosanto diritto all’assistenza, alla sopravvivenza e alla libertà. Dunque è bene intendersi su ciò che è più utile per tutti, voglio dire per noi della  fortunata Europa, ma soprattutto per noi bambini denutriti del Corno d’Africa o piccoli soldati della Sierra Leone, e noi pure, cittadini di questa piccola e benestante città di provincia (Imola, ndr). Per chi non l’avesse ancora capito, e lo dico per chiunque, non può essere il “presidente” che fa la Croce Rossa a sua immagine e somiglianza o a seconda delle intenzioni altrui, ma la perfetta coincidenza dei suoi intenti con quelli non relativizzabili della storica Ong.
La Cri è Cri sempre e dovunque e i pilastri morali su cui poggia sono quelli e basta, senza interpretazioni troppo personali e senza pericolose deviazioni. La neutralità non è un cardine di valore esclusivamente internazionale, ma è soprattutto un principio etico che deve albergare nell’animo di ogni uomo o donna della Cri e che significa prima di tutto indipendenza. Nessun potere al mondo può condizionare senza danni questa nobile ispirazione e se mai dovesse comparire questo rischio allora non resterebbe altro da fare che battersi rischiando di perdere magari inutilmente o rassegnare le dimissioni attendendo momenti migliori o, quel che è peggio, tacere.
Per quanto mi riguarda, sia da uomo di Croce Rossa che, mi sia concesso l’umorismo, da “medico guerriero” nella vita di tutti i giorni, credo che anche l’attuale presidente del comitato imolese, date le circostanze, non potesse scegliere diversamente. Riservo tuttavia le mie conclusioni per colui o colei che, chissà quando, ricoprirà la carica vacante e per il quale varranno come per tutti o solidi principi o arrendevoli ragioni, perché è su tale discernimento che si potrà rigenerare o demolire il futuro della Cri, anche di quella imolese! (Antonio Pezzi)