Bologna. A dispetto del termometro l’economia bolognese sta vivendo un estate calda e ancor più caldo si prospetta l’autunno. Dopo i due anni di profonda crisi plantetaria, l’economia provinciale continua a vivere una situazione piuttosto difficile. Partiamo da “La Perla”, storica azienda bolognese di intimo e abbigliamento. Apparentemente sembra tutto tranquillo. I sindacati tacciono. L’azienda aspetta, ma tra le lavoratrici serpeggia una certa preoccupazione. sospettano. Solo a settembre 2010, dopo le voci su un possibile trasferimento della direzione del marchio e dell’amministrazione a Milano, con conseguenti tagli occupazionali, si era giunti ad un accordo che evitava sia il trasferimento a Milano e si apriva una trattativa per scongiurare i 335 esuberi annunciati dalla proprietà. Obiettivo raggiunto a dicembre 2010 con la proroga della Cassa integrazione per tutto il 2011 per un numero massimo di 820 lavoratori: tra questi gli oltre 600 occupati nello stabilimento di Bologna di via Mattei.
La storica azienda bolognese solo otto anni fa contava 1.200 lavoratrici e oggi sono in seicento. La situazione lavorativa non sembra male, attualmente i carichi di lavoro sono aumentati, ma preoccupa il fatto che le lavoratrici a casa in Cassa integrazione a zero ore non sono state richiamate. Si teme che ritorni di attualità un ulteriore taglio di personale e il decentramento di parte degli uffici a Milano, come prospettato in passato.
La proprietà è oggi in capo ad una multinazionale statunitense, la quale negli anni scorsi ha rilevato la storica azienda della famiglia Masotti, e, successivamente al trasferimento in Asia di grande parte della produzione, ha tagliato centinaia di posti di lavoro. La paura è che questa fase di “alleggerimento” dello stabilimento bolognese non sia conclusa.
Nel settore metalmeccanico invece le cose vanno quasi peggio. La Bonfiglioli, dopo il trasferimento da Borgatella di San Lazzaro al Lippo di Calderara, sta paventando il trasferimento il Slovenia, mettendo a rischio centinaia di lavoratori. La Ceam di Calderara, produttrice di ascensori, ha in mobilità 50 lavoratori, e si sa, la mobilità è un prelicenziamento. La Minarelli, sempre a Calderara, già in marchio Yamaha, ha attualmente in  mobilità 30 lavoratori. La Datalogic, ancora di Calderara, ha chiuso lo stabilimento di Treviso. Gli stabilimenti di Teramo e Calderara non si dovrebbero toccare, anche se vi è preoccupazione tra i lavoratori.