Spett. redazione,
sono molto dispiaciuto che non si colgano pienamente le motivazioni che hanno portato tutta la Cgil unita, nell'avvicinarsi la discussione parlamentare sulla manovra d'agosto, a proclamare uno sciopero generale per il 6 settembre. In quanto allo spirito e al valore dell'unità sindacale, non siamo stati certo noi della Cgil a fare dietro front sull'intesa unitaria per la riforma del fisco a sostegno del mondo del lavoro e del welfare dal momento che cadde l'ultimo governo Prodi e si insediò il governo Berlusconi. Ed ancora non è stata la Cgil a sostenere gli accordi separati per dividere e depotenziare i lavoratori italiani sfruttando la crisi, al contrario di quello che hanno fatto gli altri Paesi europei. Dopo questo excursus storico, sono a ricordare che l'accordo del 28 giugno tra Cgil, Cisl,Uil e Confindustria, già conteneva delle forti criticità sul terreno della democrazia partecipativa o diretta dei lavoratori. Ciò nonostante non è stata la Cgil a delegittimarlo ma lo ha fatto questo governo per mano e voce del ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, inserendo nella manovra d'agosto “per decreto” delle deroghe al contratto nazionale e alle leggi vigenti, sostenendo anche la libertà di licenziamento e attaccando l'art. 18.
Inoltre è fazioso e strumentale l'indirizzo per offuscare, attraverso le festività del 25 aprile, 1° maggio e 2 giugno, la storia democratica del nostro Paese. Si dice che serve ad aumentare la produttività, mentre si sa che le quote di mercato si conquistano con la qualità dei prodotti e la storia Fiat in questo caso è proprio l'esempio in negativo.
Si pensa e si continua a far pagare ai lavoratori italiani le disfunzioni del sistema paese, lavoratori che hanno degli stipendi molto inferiori alla media europea. Gli argomenti non mancano e sono tal volta drammatici e per questo la Cgil ha invitato pubblicamente Cisl e Uil a un fronte unito e ad una lotta comune, ma ha ricevuto risposte negative, tra l'altro in linea con le dichiarazioni di autorevoli rappresentanti di questo governo. Ricordo a chi è preoccupato per la quota di solidarietà del 5% chiesta per i redditi sopra i 90.000 euro che a fine anni 70 ai lavoratori veniva redistribuito nelle buste paghe il 74% del Pil, mentre nel 2011 ai lavoratori resta solo il 45% del Pil. Agli evasori, grandi e piccoli, corruttori, riciclatori, appaltatori in nero e caporali, faccio presente che quasi il 90% del gettito fiscale italiano è sostenuto dai lavoratori dipendenti e pensionati e che se si vuol trovare un fondo pensione in rosso si arriva a quello dei manager e dirigenti perchè i fondi dei lavoratori sono tutti in regola con i conti e i bilanci.
Caro Pd non è sufficiente definirsi di sinistra per conquistare le simpatie dei lavoratori e pensionati. So benissimo che il cambiamento si costruisce con l'unità e la coesione ma deve essere legata a dei valori in etica e morale socio economica, che sono ampiamente sostenuti dalla nostra Costituzione, scritta nel 1948 ma mai applicata interamente a favore delle parti più deboli e numerose della società. Si devono abbandonare le alchimie e le strategie politiche trasversali, per attuare, giorno dopo giorno, delle azioni dirette, chiare e precise che ridiano dignità e rispetto alla politica. Dare un colpo al manico e uno al cesto non paga, anche perchè è nel cesto che ci stanno i tanti, i lavoratori, i giovani e i pensionati, mentre nel manico ci stanno i pochi già ampiamente pagati, tutelati e privilegiati. Se si vuole riformare veramente il nostro Bel Paese in modo strutturale e duraturo occorre convincere, tutelare e rappresentare i tanti che stanno nel cesto e non essere subalterni ai pochi che stanno nel manico e che la sanno raccontare, detenendo potentissimi strumenti informativi. Proprio per questo e tanto altro non se ne può più e il 6 settembre saremo in tante piazze italiane a lottare a difesa del nostro futuro e per un futuro sostenibile dei nostri figli e nipoti… Che guarda caso stanno tutti nel cesto che nel corso degli anni e della storia è diventato un cestino. (Angelo Gentilini)