Ozzano Emilia. “L’intenzione, come famiglia proprietaria di questa azienda, è di mantenere lo stabilimento qui a Ozzano Emilia. Non esiste nessuna ipotesi di delocalizzazione”. Dichiarazione netta e chiara quella di Marco Checchi, managing director Pelliconi, in questa intervista per il nostro giornale, richiesta per fare il punto della situazione dopo le voci che parlavano di delocalizzazione, alimentate anche da un ritardato trasferimento dell’impianto produttivo.
La Pelliconi è una storica azienda di tappi a corona, nata a Ozzano Emilia diversi decenni fa, grazie ad Angelo Pelliconi, ed è attualmente un’azienda leader mondiale nel settore. La Pelliconi ha stabilimenti anche all’estero, tra i quali anche un impianto in Egitto. Qui, ad Ozzano, lo stabilimento conta 181 tra lavoratrici e lavoratori. L’area sulla quale sorge l’azienda è di proprietà, e da circa dieci anni l’Amministrazione comunale preme affinché anche la Pelliconi rientri nei progetti di trasferimento, come già negli anni scorsi è stato per Oeb, Sinudyne, Calderini. La richiesta di un intervista è nata anche dalla preoccupazione nata dal fatto che tutte le aziende che si sono trasferite hanno chiuso la produzione, hanno delocalizzato e hanno licenziato i lavoratori.
Dottor Checchi, da tempo a Ozzano circola la voce di un trasferimento dell’azienda. Conferma?
“Confermo questa volontà della famiglia di trovare una sistemazione ottimale, fuori dal centro abitato. E a questo riguardo molto tempo addietro abbiamo incontrato l’Amministrazione comunale, con la quale abbiamo un ottimo rapporto, proprio per discutere il trasferimento. Poi è sceso il silenzio e credo che presto chiederemo un nuovo incontro con il sindaco per capire cosa è successo”.
In questa operazione di trasferimento, anche per la Pelliconi può esserci un rischio occupazione? Oppure, può spiegare cosa prevede questo accordo al quale fa riferimento?
“Come le dicevo, anni fa, in un incontro sull’ipotesi di trasferimento, abbiamo spiegato che le condizioni nostre erano chiare e dovevano essere trasparenti a tutti. I conti di un operazione del genere devono quadrare e per fare questo chiedevamo di trasformare questa area in residenziale e di acquistare un terreno non a prezzo di mercato ma a prezzo speciale. A quel punto viene trovata un area agricola nei pressi di Ponte Rizzoli, di proprietà del Collegio di Spagna. Ma nel successivo incontro, al quale parteciparono rappresentanti del Collegio di Spagna, ci viene proposto un prezzo del terreno di mercato e non agricolo. Per noi non è possibile questa operazione e allora la soluzione che emerge è questa: a noi viene concesso il terreno per la nuova area a prezzo agricolo e il Collegio di Spagna potrà godere della trasformazione di un altro terreno da agricolo ad abitativo. In questo modo l’Amministrazione comunale garantisce a tutti la possibilità dell’operazione. A quel punto, tutto sembrava pronto. Ma da allora non abbiamo più saputo niente. E le sto parlando di sette anni fa”.
Cosa è successo in questi sette anni?
“Cosa sia successo io non lo posso sapere. So però che sono usciti già i Piani regolatori o Psc e dell’accordo sottoscritto non c’è traccia”.
Veniamo al problema occupazionale. In tutta questa operazione, i lavoratori cosa rischiano?
“A  questo proposito vorrei dirle alcune cose. Per esempio, in tutta questa storia sembra che la Pelliconi abbia avuto un trattamento speciale, rispetto alle altre aziende. Poi non capisco come mai in un paese così piccolo non si sappia cosa stia avvenendo nella realtà. Detto questo, per l’occupazione non c’è nessun rischio. La famiglia ha un legame particolare con Ozzano Emilia, qui è nata e qui vuole restare. Questa operazione di trasferimento non è una cosa obbligata. E se ci dovessimo trasferire a Ponte Rizzoli, noi manterremo tutta l’occupazione. Non faremo come altri che hanno licenziato”.
Conferma?
“Certo, lo ripeto. Per noi e per la famiglia, questo territorio rappresenta anche un aspetto affettivo. Guardi, vorrei che a Ozzano gli ozzanesi lo sapessero, abbiamo costruito all’interno dell’azienda anche dei corsi scolastici, corsi volontari in orario di lavoro. Abbiamo cercato di fornire tutte le maestranze di un computer a costo ridottissimo e abbiamo fatto corsi di utilizzo per chi non era a conoscenza di come si utilizza un Pc, perché riteniamo che un’azienda debba anche fornire gli strumenti per l’evoluzione di tutti. Anche per chi non ha le possibilità”. (Giuliano Bugani)