Mi chiedo, talvolta, se non ci siano alcuni importanti insegnamenti da trarre dalla Germania, dall'esperienza della unificazione tedesca, da quel processo, cioè, che seguì il 9 novembre 1989, la caduta del muro di Berlino fino ad oggi. Non si pose subito l'obiettivo di unificare le due Germanie. Molti, infatti, desideravano che rimanessero due stati tedeschi: la signora Thatcher, Mitterrand, Jaruzelski, Andreotti, ecc. Charles S. Majer nella ponderosa opera “Il crollo – La crisi del comunismo e la fine della Germania Est” (Il Mulino, 1999) sostiene che nemmeno gli americani e Willy Brandt desideravano la scomparsa della Rdt (Repubblica democratica tedesca). Se fosse rimasta autonoma e sovrana, probabilmente sarebbe oggi uno degli stati aderenti alla Unione Europea come quasi tutti i paesi che avevano fatto parte del blocco sovietico. Avrebbe anche aderito all'Euro, come ad esempio la Repubblica Ceca, la Slovacchia o no, come la Polonia? Ma non è questo il punto.
L'unificazione dei due Stati, o meglio, l’integrazione della Rdt nella Rft (Repubblica federale tedesca) è stata realizzata e ha dato origine ad un paese che è, oggi, economicamente egemone in Europa. La difficile impresa di unificare due entità statali a differente livello di sviluppo e, nel caso specifico, anche a differente sistema economico, non solo si è realizzata ma funziona. Perché funziona? E perché, se esiste una certa analogia, un possibile parallelismo, tra l'unificazione tedesca e il processo di formazione dell'Eurogruppo all'interno della Unione Europea, la Germania funziona e la UE, invece, vive continuamente una crisi dopo l'altra, mettendo in discussione l'Euro se non, addirittura, la propria esistenza?
La situazione finanziaria della Rdt, all'indomani della caduta del muro, era preoccupante. Doveva a creditori stranieri 26.5 miliardi di dollari; il disavanzo per il 1989 sulle partite correnti avrebbe superato i dodici miliardi di dollari. “Gli interessi passivi sul debito da soli ammontavano a 4,5 miliardi di dollari, pari al 62% dei ricavi annui delle esportazioni”. (Maier, Il muro, Mulino). Non ne ricorda, questa situazione, altre, simili, all'interno della Unione Europea? Tra i membri dell'Unione Europea e dell'Eurogruppo sussistono forti differenze di reddito delle famiglie, di Pil pro-capite, di sviluppo economico, di produttività e di indebitamento.
Uno studio di uno dei principali istituti economici del governo della Germania Est, in un rapporto di fine febbraio 1990, faceva notare che: “… il reddito reale delle famiglie della Rft era il doppio” di quello della Rdt e che questa disparità “rifletteva una produttività del lavoro quasi doppia in Occidente”. Per mantenere in vita la Rdt si ponevano nuovi obiettivi quali la compressione dei consumi domestici, la riforma dell'economia, la ristrutturazione delle imprese per lo più obsolete che, abituate a soddisfare la domanda non particolarmente esigente dal punto di vista qualitativo dei paesi Comecon, non erano in grado di affrontare i mercati mondiali, il soddisfacimento dei consumi stimolati dai modelli occidentali divenuti potenzialmente a portata di mano, ma ostacolati dal divario tra consumi e reddito Questo divario venne avvertito come uno dei più urgenti da risolvere. Come è noto, dopo lunghe discussioni a livello internazionale e interno, grazie ad una coraggiosa decisione di politica economica, venne conferita al Marco della Germania Est la parità con il Marco della Germania occidentale, non solo salvaguardando il potere d'acquisto dei salari e il valore dei risparmi dei cittadini della ex-Rdt ma rendendo possibile acquisti più qualificati anche di prodotti della Rft, Germania Ovest. Se fossero rimasti due stati distinti, probabilmente, dato che anche allora imperavano dottrine economiche neoliberiste, sarebbero state applicate alla Germania Orientale quelle severe politiche di solo rigore estremo, tagli, ecc. che abbiamo spesso visto applicare in situazione analoghe per trovarcela, forse, oggi, tra i Pigs. Rigore e sacrifici ci sono stati anche, e non pochi, nella parte orientale della Germania ma sempre nel quadro di una politica di sviluppo e di crescita oltre che di aiuto. (Potremo esaminare la politica economica che, dopo l'unificazione, ha teso a riequilibrare le due economie prima indipendenti, in altra occasione).
Sotto certi aspetti, il rapporto Rft – Rdt potrebbe ricordare, in piccolo, i rapporti interni all'Eurogruppo di cui fan parte paesi a diverso livello di sviluppo, di ricchezza e di produttività, ma tutti con una moneta forte che conferisce un alto potere d'acquisto anche alla parte arretrata, potere più elevato rispetto a quello che potrebbe permettersi se non facesse parte dell'area Euro. Entro determinati limiti, la moneta comune può comportare vantaggi per i paesi più ricchi grazie alla accresciuta domanda dei paesi meno ricchi. (La maggior parte dell'export tedesco attuale è indirizzato nell'area Euro). Può capitare, per fare un esempio, che un paese meno ricco dell'area suddetta possa comprare più Mercedes, Bmw e sottomarini, ecc. di quanti ne comprerebbe dal paese più ricco se la propria moneta non fosse l'Euro ma quella corrispondente al livello di produttività della propria economia e di equilibrio della propria bilancia commerciale e di pagamento con l'estero. Però, si indebita e nascono problemi finanziari. Che cosa può fare? In altri tempi qualora il paese in questione si fosse trovato in una difficile situazione poteva svalutare la propria moneta (ad esempio Lira, Dracma, Peseta) riguadagnando competitività sui mercati internazionali. Ovviamente il potere d'acquisto sarebbe diminuito e si sarebbero potute comprare meno Mercedes e meno sottomarini. Ma facendo parte dell'Eurogruppo non può svalutare, non ha sovranità sull'Euro. L'indebitamento che deriva dal comportamento economico seguito al di sopra delle proprie obiettive possibilità crea, come abbiamo detto, una situazione critica che, aggravandosi, porta al “default”. Il paese è a sovranità limitata e l'Euro si trasforma in una gabbia. Ecco perché la UE non funziona. E, forse, non avrebbe funzionato neanche il rapporto tra Rft e Rdt se, alla decisione di istituire il Marco comune, Deutschemark (1° luglio 1990, entrata in vigore della Unione economica valutaria), non fosse seguita la fusione tra i due stati in un unico stato (3 ottobre 1990), con un governo dotato di potere su tutta la propria area in campo economico e fiscale. (l'Unione economica e valutaria venne accettata dalla Bundesbank dietro la garanzia della propria autonomia politica rispetto sia alla Germania Est sia alla Germania Ovest. Oggi, su tutta la propria area di competenza, agisce anche la Bce, Banca centrale europea ma con compiti statutari limitati).
Quello che all'Unione Europea manca è proprio un governo con potere in campo economico e fiscale su tutta la propria area.
“L'Euro – scrive Giorgio La Malfa su ‘Il Sole 24 Ore’ del 15 settembre scorso sotto il titolo ‘Il peccato originale dell'Euro’ – era fondato sulla scommessa che non si presentassero mai delle situazioni difficili. Era una moneta che presupponeva una eterna buona sorte. Essa va in crisi perché si tratta di affrontare insieme la cattiva sorte”.
Un vascello dove ogni marinaio può alzare o abbassare le vele a piacimento, dove i rematori remano nella direzione che preferiscono al momento, facilmente affonda anche a causa di piccole burrasche. Un competente e autorevole comandante aiutato da un nostromo che sappia tenere solidamente il timone può, invece, affrontare anche forti tempeste. (Giorgio Marabini)