Imola. Alla fine, dopo l’opposizione di associazioni di categoria, associazioni ambientaliste, gruppi di cittadini, la Fucina, il mega centro a destinazione mista che dovrebbe sorgere nei pressi del casello autostradale, trova un ostacolo anche nelle forze politiche, in particolare Rifondazione Verdi che, particolare di non poco conto, fanno parte della maggioranza al governo della città. Ma cos’è che ha convinto queste forse ad alzare la voce? “Non ci è piaciuto l’emendamento del consigliere provinciale Gabriele Zaniboni. Esso va ad incidere significativamente sulle scelte di un Comune”. Altresì grave che “il partito di maggioranza relativa, a nessun livello, senta la necessità di confrontarsi con gli alleati con cui governa la città. Questo gesto ci appare come una ‘stecca’ nell’interpretazione del tema coalizione e collegialità di governo”.  
La Fucina, che prevedeva alle sue origini spazi commerciali non alimentarie una decina di sale cinematografiche, era stata presentata nei mesi passati come un’iniziativa che avrebbe potuto portare ad Imola nuovi visitatori ed occupazione. Ma ben presto si è capito che senza il punto di attrazione rappresentato da un alimentare il suo appeal sarebbe stato ridotto, ecco allora che un consigliere provinciale del Pd ha presentato un emendamento al progetto in discussione in Provincia per porre rimedio a questa “mancanza”. Cosa che oltre a non andare giù ad una fetta di maggioranza ora vede entrare nella discussione anche “Sinistra Ecologia Libertà”: “Ha senso ha la realizzazione di un  nuovo centro commerciale – si chiedono molti cittadini – quando nel raggio di pochi chilometri esistono o stanno sorgendo altri centri, in un momento in cui i consumi delle famiglie sono in calo?”. Una domanda fretorica perché subito dopo Sel specifica: “Si continua a cementificare solo per incassare gli oneri di urbanizzazione, quando nel centro di Imola vi sono tanti negozi ed appartamenti vuoti. Dov’è il recupero e la valorizzazione del cuore della città, annunciato più volte dall’amministrazione comunale? E ora l’introduzione della possibilità di una vendita di alimentari rappresenta una scorrettezza del partito di maggioranza relativa, che non ha ritenuto opportuno sentire il parere delle altre forze di maggioranza e con loro confrontarsi”.
Sel chiede “nuovi metodi di coinvolgimento e di partecipazione nelle scelte che li coinvolgono direttamente. Le scelte non possono essere fatte solo nelle sedi istituzionali”
Sul versante istituzionale ecco la risposta dell’assessore al Commercio e Attività produttive del Comune di Imola, Monica Campagnoli. “Noi rispondiamo alle polemiche con i fatti – afferma -. All’emendamento presentato in Provincia dal consigliere Zaniboni non sono così sicura che seguirà la posa del primo mattone. Non sono a conoscenza di nessuna autorizzazione sebbene il progetto del complesso ‘La Fucina’ esista da tempo – spiega l’assessore Campagnoli -. Quindi in attesa di sapere cosa e quando si farà, proprio in questi giorni ho lavorato con le associazioni di categoria, tutte le associazioni, per presentare un progetto in Regione che spero porterà a Imola 100 mila euro e al quale il Comune deve aggiungerne altri 30 mila (già disponibili nel budget dell’assessorato). A questi 130 mila euro si accompagnano i 200 mila che Area blu spende ogni anno per la riqualificazione degli arredi e la manutenzione. Parliamo quindi di una cifra pari a 330 mila euro che nel 2012 investiremo a favore del centro storico”.
Ma tornando alla Fucina, l’assessore Campagnoli afferma: “La Fucina? Vedremo. Se arriveremo alla Conferenza di Servizi dirò quello che penso dopo avere valutato con le associazioni l’andamento dei consumi e la tenuta del commercio. Non dimentichiamoci che nelle frazioni il commercio di vicinato è profondamente in crisi. Ogni commerciante rappresenta una impresa del territorio alla pari delle altre a carattere cooperativo e non”. Non a caso, l’assessore Campagnoli aggiunge “imprese commercio o cooperative: a prescindere dal carattere delle imprese le difficoltà ci sono per tutti”.

La partita della Fucina è in ballo da anni, “troppi in verità perché una scelta imprenditoriale sia ancora attuale – continuano Verdi e Rifondazione-. La destinazione di quell’area viene dal Prg approvato nel 2000, la sua realizzazione non ci ha mai affascinato e non abbiamo mai mancato di farlo presente nelle sedi istituzionali e politiche, chiedendo garanzie rispetto al centro storico”.
Ma quali sono i dubbi? “Creare un polo di richiamo lontano dalla città fa parte di un modello culturale che non ci convince, così come non ci convince il turismo degli outlet (preferiamo quello verso mostre e musei). Rispetto alla grande distribuzione, l’Europa sta già facendo marcia indietro: non si fanno più grandi centri commerciali, mentre si sta riaffermando un commercio di piccola-media taglia, creando ‘poli commerciali di quartiere’ ed adeguando gli orari di apertura alle esigenze dei consumatori (pausa pranzo, qualche sera e qualche festivo). La presenza di centri commerciali e outlet nel raggio di 15/20 km da Imola è più che abbondante, con un’offerta variegata e ricca: per questo fatichiamo a capire la scelta imprenditoriale della Fucina. Inoltre esistono già due multisale nel raggio di 30 km: sarebbe preferibile incrementare proposte cinematografiche e multimediali che portino il pubblico verso il Centro piuttosto che in periferia: qualcosa di positivo in questo senso si sta già muovendo (Osservanza, ex Centrale), se si aggiungesse un cinema con 2/3 piccole sale in Centro (ex Circoli?) sarebbe la dimensione ideale per la nostra città”.
 Opposizione sì, ma poi voto favorevole al progetto, una contraddizione che Prc e Verdi spiegano così: “Abbiamo sempre votato negli anni i diversi passaggi sulla Fucina, rimarcando in ogni occasione le nostre differenze culturali e che l’opera non era certo una nostra priorità, solo a fronte delle garanzie perequative in termini di investimenti in favore del Centro storico e della Vallata, delle opere di urbanizzazione a carico di terzi, dell’assenza di costi in capo al Comune, ma anche per un ragionamento di coerenza rispetto alla nostra partecipazione alla coalizione di governo. Quella stessa coerenza, in passato, non ci ha portato a condividere e votare, invece, né la Bretella né la compartecipazione ai costi di rifacimento dei box. Proprio per questa ragione oggi non condividiamo il passaggio avvenuto in Provincia, non tanto per il contenuto che non cambia in meglio o in peggio la nostra opinione sul progetto Fucina, quanto per le modalità, pur restando convinti che difficilmente il progetto Fucina avrà seguito. E pensiamo che grazie ad una oculata politica di bilancio e di rispetto del patto di stabilità, il bilancio del nostro Comune potrà riuscire, certo pur con fatica, a reggere le mancate entrate di quegli oneri di urbanizzazione”.
Infine Prc e Verdi lanciano una stoccata, neppur tanto velata, a uomini politici ed ex amministratori comunali che negli ultimi tempi hanno preso posizione sulla Fucina. “C’è modo e modo di fare politica, c’è modo e modo per uscirne, c’è modo e modo per dare un contributo alla politica anche da fuori.  Sarebbe coerente che chi alla politica ha dato ed ha ampiamente ricevuto in cambio (in termini di competenze, formazione, riconoscimento economico, posizione sociale, ruoli di prestigio) sentisse il dovere/piacere di ‘restituire’ il suo bagaglio alla propria comunità, aiutando le giovani generazioni a crescere nella politica, piuttosto che tentare goffamente di rimetterci le mani, mettendo sempre e solo se stessi in primo piano. Per parlare di Fucina o di Lem Carni sarebbe bene ricordare gli anni in cui nacque il Centro Leonardo (e il come), quelli in cui non si stesero tappeti rossi al Famila, quelli in cui sull’area della Cnh si sono opposti veti non proprio lungimiranti. Se si vuole dare davvero una mano a questa comunità, si faccia spazio alle nuove leve, le si aiuti a crescere, si favoriscano i cambiamenti culturali e l’innovazione delle pratiche e, oltre a predicare, si cerchi di razzolare anche bene”.